Maurizio Pellegrin, veneziano trapiantato a New York, è un narratore visivo che usa “reperti di umanità” per creare ritratti costruiti sull’assenza. L’assenza di un soggetto che l’artista rende non necessario, sostituendolo con oggetti, una sorta di reliquiario ripreso dal passato e innervato di nuova energia. Ogni opera diventa così un’opportunità per sviluppare la conoscenza e mantenere un sottile equilibrio tra spirito e materia.