
82. Venice Film Festival

81. Venice Film Festival

80. Venice Film Festival

79. Venice Film Festival

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Architecture Guide
The Laboratory of the Future

The Biennale Arte Guide
Il latte dei sogni

21 giugno 2025

22 giugno 2024

17 giugno 2023

18 giugno 2022
A Palazzo Grassi la Pinault Collection presenta un’ampia esposizione dedicata all’artista britannico-keniota Michael Armitage (Kenya, 1984), riunendo più di centocinquanta opere tra lavori storici e nuove produzioni. Il lavoro di Armitage nasce da una continua frizione tra mondi. Al centro rimane l’Africa orientale, e il Kenya in particolare, indagato con uno sguardo insieme critico e ironico. Oscillando tra figurazione e astrazione, racconto documentario e visione onirica, Armitage intreccia memorie personali e riferimenti alla mitologia classica, alla letteratura africana e alla storia dell’arte occidentale.
Ne emergono composizioni vibranti e stratificate, spesso di grande formato, che affrontano le tensioni sociopolitiche del presente senza eludere i nodi più duri dell’attualità: repressione politica, corruzione, violenza, migrazioni, disuguaglianze e dinamiche di potere. L’arte, per Armitage, non è un rifugio ma uno spazio di confronto diretto con la realtà.
Curata da Jean-Marie Gallais, con la collaborazione di Hans-Ulrich Obrist per il catalogo, Caroline Bourgeois e Michelle Mlati, la mostra è costruita come un attraversamento di paesaggi instabili, in cui il racconto non è mai univoco. Scene storicamente riconoscibili – come le elezioni keniote del 2017 o i lockdown del 2020-2021 – convivono con visioni più elusive, sospese tra realtà e sogno, popolate da figure enigmatiche e paesaggi allucinati, lasciando allo spettatore il compito di orientarsi tra piani temporali e narrativi sovrapposti.
Elemento centrale della pratica di Armitage è l’uso del lubugo, una corteccia d’albero lavorata secondo tradizioni ugandesi e indonesiane, che sostituisce la tela occidentale. Fori, pieghe e asperità guidano il gesto pittorico, dando origine a superfici dense e stratificate. Ne emerge una pittura sensibile e inquieta, capace di trasformare memoria, storia e mito in immagini sospese, aperte, profondamente contemporanee.