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Al Padiglione Finlandia della Biennale Arte 2026, firmato da Alvar Aalto, l’artista Jenna Sutela presenta Aeolian Suite: un’installazione sonora tra sculture piumate, venti nordici e Bore veneziane che trasforma il cambiamento climatico in un dialogo acustico fra natura e Laguna.
Lontano dai riflettori della cronaca e lasciate alle spalle le polemiche, è il tempo delle riflessioni, quando resta l’arte con il suo invito «ad ascoltare i segnali persistenti della terra e della vita, in connessione con le frequenze dell’anima». Un auspicio che aveva lasciato, quasi fosse una sorta di testamento spirituale, la compianta curatrice Koyo Kouoh; un suggerimento divenuto invocazione a «rallentare il passo e sintonizzarsi sulle frequenze delle tonalità minori».
Raccolto quasi fosse un filo ideale lo si percepisce nel viaggio tra i padiglioni che sembrano averlo condiviso, srotolandolo nelle loro diverse interpretazioni.
«Respira profondamente, Espira, Rilassa le spalle, Chiudi gli occhi», sussurra la curatrice nelle prime pagine del catalogo. Una sorta di sinestetico coinvolgimento multisensoriale che, in un viaggio dal nord polare ai Giardini, la Finlandia ha interpretato magicamente, e lo si percepisce appena si varca il padiglione in legno progettato da Alvar Aalto nel 1956. Come una piccola costruzione mobile che sembra uscire da un bosco nordico, oggi ospita Jenna Sutela, artista attiva nel contesto internazionale da New York a Rivoli, da Ginevra a Londra, da Monaco a Shanghai, esplorando linguaggi visivi e sonori, inscenando a Venezia una suggestiva Aeolian Suite.

Villose e piumate sculture grigio-argentate disposte in cerchio come fossero una rosa dei venti muovono i loro peli sottili al suono dei venti nordici che scendono da Helsinki e dialogano soffiando sulla laguna con due Bore, lo Scirocco e il Garbin, e diventano protagonisti di un dramma ambientale degli elementi, accompagnandosi ai rumori di sartie, fili del bucato, o foglie dei pioppi. Ne scaturisce un intreccio acustico di suoni della natura e voci della vita, mentre legni suonati da un’orchestra di bambini con strumenti a fiato, flauti dolci contralto, basso e contrabbasso, trasformano l’improbabile linguaggio dei personaggi scultorei inanimati, quasi fossero dei grammelot teatrali della Commedia dell’arte, in un dialogo eolico senza voci umane, all’ascolto del clima e delle sue mutazioni in un grido d’aiuto. Personificazioni delle forze atmosferiche che imperversano su Venezia simbolo della vulnerabilità del Pianeta e dell’intero sistema ecologico.
Microfoni aperti in balia del vento che ne catturano ogni imprevedibile mutazione, variabili meteorologiche che possono essere studiate, analizzate attraverso algoritmi, pur restando sempre un’entità imponderabile e incalcolabile.