Ali sul Lido

Venezia 83 tra consacrazioni, scoperte e grandi ritorni
di Marisa Santin

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La Mostra prende forma con una line-up tra maestri e nuove scommesse: da Nanni Moretti a Danny Boyle, da Werner Herzog a Kore-eda, fino a Wenders e Guadagnino, il Lido torna a interrogare il cinema come sguardo sul presente.

La Mostra del Cinema di Venezia si conferma territorio di consacrazioni e scoperte, spazio in cui maestri riconosciuti e nuovi nomi condividono lo stesso orizzonte. Presentando la line-up dell’83. edizione, Alberto Barbera ha insistito sul cinema come straordinario strumento di conoscenza del presente, l’unico contesto in cui il reale può sottrarsi alla mera cronaca per tradursi in storie, forme, narrazioni. Ne esce un cartellone ricchissimo, che richiama al Lido molti amici del festival e scommette su autori pronti a dispiegare le ali, come gli uccelli migratori del manifesto firmato anche quest’anno da Manuele Fior.

Il ritorno di Moretti e gli altri film in Concorso

Ad aprire la Mostra e il Concorso sarà Ink di Danny Boyle, scritto da James Graham e interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy: il racconto dell’ascesa del tabloid The Sun sotto la guida di Rupert Murdoch e Larry Lamb.

Tra i pronostici confermati spicca il ritorno di Nanni Moretti, che mancava da Venezia dai tempi di Palombella rossa e che approda ora in Concorso con Succederà questa notte, nuovo incontro con l’universo narrativo di Eshkol Nevo dopo Tre piani. Nel cast Louis Garrel, Jasmine Trinca, Angela Finocchiaro, Antonio De Matteo e lo stesso Moretti. Sono cinque, in tutto, i titoli italiani in corsa per il Leone d’Oro. Edoardo De Angelis presenta Il fuoco che ti porti dentro, tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini, con Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich: un ritratto feroce e comico di una madre ingombrante e di un legame familiare che brucia senza consumarsi. Andrea Pallaoro arriva con The Echo Chamber, interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, ultima traccia cinematografica di Bernardo Bertolucci, da un soggetto del maestro, sceneggiato con Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini. Paolo Strippoli firma L’estranea, con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, confermando dopo La valle dei sorrisi un percorso dentro il genere horror, qui spinto verso ambizioni più ampie. Marco Bechis torna invece alle ferite della dittatura argentina con Ritorno a Buenos Aires, storia di un ex detenuto chiamato anni dopo a testimoniare contro i torturatori del centro clandestino di Garage Olimpo, dove lo stesso Bechis fu imprigionato negli anni Settanta.

Tra i grandi ritorni internazionali ci sono Werner Herzog con Bucking Fastard, storia di simbiosi estrema interpretata dalle sorelle Kate e Rooney Mara, con Orlando Bloom e Domhnall Gleeson; Lee Chang-dong con Ga-neung-han sa-rang (Possible Love), prodotto da Netflix e ispirato a uno dei capitoli del Decalogo di Kieślowski; Hirokazu Kore-eda con Look Back, adattamento live action del manga di Tatsuki Fujimoto, girato in 35mm e centrato su due ragazze unite dal disegno.

Il Concorso accoglie anche Casey Affleck con Company, ambientato in una comunità remota degli Stati Uniti e interpretato, tra gli altri, da Nick Nolte e Ben Mendelsohn; Stéphane Brizé con Un bon petit soldat, nuovo affondo nel mondo del lavoro con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon; Martin McDonagh con Wild Horse Nine, avventura cilena alla vigilia del colpo di stato contro Pinochet, con John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi e Tom Waits; Lance Oppenheim con Primetime, con Robert Pattinson nei panni di un conduttore televisivo senza scrupoli; Florian Zeller con Bunker, thriller morale con Penélope Cruz, Javier Bardem e Paul Dano. Nicolas Pariser firma Un peu avant minuit, con Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Golshifteh Farahani e Anaïs Demoustier, mentre Shinya Tsukamoto porta al Lido Nelson san, anata ha hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?), storia di guerra, trauma e memoria.

Completano il quadro Ali Asgari con Kami nour (A Bit of Light), May el-Toukhy con Kvinde Ukendt (Woman Unknown), Cédric Kahn con 15/18 A Place To Heal e Ilya Khrzhanovsky con Dau. Un Concorso ampio, attraversato da ritorni importanti e scommesse laterali, che sembra ribadire la vocazione veneziana di riconoscere i maestri e, nello stesso tempo, di guardare dove il cinema sta cambiando pelle.

I più attesi di Fuori Concorso, Orizzonti e Spotlight

Fuori dal Concorso, Venezia 83 allarga il campo per tenere insieme cinema d’autore, documentario, riflessione sul cinema e nuove forme di racconto. Open – Fuori Concorso accoglie Gianni Amelio, Lav Diaz, Mario Martone e Paul Schrader, ma è nella non-fiction che il programma intercetta alcune traiettorie forti del presente: Alex Gibney affronta Elon Musk, Amos Gitai costruisce con The Road to Jericho un poema visivo contro la guerra, Sergei Loznitsa rilegge materiali d’archivio sovietici in Imperium, mentre Wim Wenders dedica From Inside Out all’architettura di Peter Zumthor. Accanto a loro, i documentari sugli Oasis (i fratelli Gallagher saranno al Lido), sul teatro Kabuki di Miike Takashi, sui boatbuilders del Maine, sui rider americani di Union Town e sui giornalisti russi in esilio compongono una mappa attraversata da lavoro, memoria, conflitti e resistenze.

Dentro Film on Films, Joie de vivre di Luca Guadagnino, sette ore dedicate a Bernardo Bertolucci, diventa il titolo-monstre di una sezione che guarda al cinema come materia viva, insieme ai ritratti di Nino Rota, e Suzuki Seijun. Nei corti spiccano Flesh Impact di Maggie Gyllenhaal, Halayon (Wild Asparagus) di Avi Mograbi e They’re Here di Laura Poitras e Rachel Mueller, con immagini inedite e impressionanti delle recenti contestazioni contro l’ICE negli Stati Uniti. Tra le serie arriva Peccato di Valerio Vestoso, costruita attorno alla vena tragicomica di Emanuela Fanelli, mentre Dai nostri inviati ricostruisce attraverso gli archivi Rai il rapporto tra Festival e informazione.

Venezia Spotlight propone otto film pensati per un dialogo più diretto con il pubblico, da Hombre al agua di Gael García Bernal a Serpenti di Roberto De Paolis Maino, da Földszint (Ground Floor) di Gábor Reisz a Sumo: Spirit Weighs Nothing di Erik Shirai. Orizzonti, infine, si apre con La ragazza con la Leica di Alina Marazzi e affianca ai nuovi lavori italiani di Anna Foglietta, Edoardo Gabbriellini e Tommaso Landucci un panorama internazionale che va dalla Thailandia di Phuttiphong Aroonpheng alla Cina di Michelle Zhou.

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