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Il latte dei sogni
Nel Padiglione Lituania, un ceppo d’albero sradicato accoglie i visitatori come simbolo di perdita urbana. In questa intervista, il curatore Gintaras Balčytis racconta come architettura e natura dialogano per ridisegnare memoria, spazio e sostenibilità.
Nel cuore dello spazio espositivo lituano ospitato nella Chiesa del Complesso dell’Ospedaletto, un ceppo d’albero sradicato accoglie i visitatori come una ferita aperta nel paesaggio urbano. È l’inizio di un racconto che attraversa memoria, natura e trasformazione, invitando a riflettere su ciò che viene perso quando lo sviluppo ignora le radici dei luoghi. Attorno a quel vuoto si sviluppa un percorso fatto di modelli architettonici ispirati alle aree verdi locali, esempi concreti di una progettazione che cerca di armonizzarsi con il contesto naturale. L’esposizione si chiude con un cubo bianco, sulle cui pareti immagini e suoni si fondono in un’installazione audiovisiva che evoca le connessioni tra natura, città e creazione umana. Ne abbiamo parlato con il curatore Gintaras Balčytis, noto architetto lituano, insignito dei più prestigiosi premi per l’architettura e l’arte in Lituania, e professore presso l’Università di Tecnologia di Kaunas. Balčytis è fondatore dello studio di architettura e design Balčytis Studija con sede a Kaunas, in Lituania, e organizzatore del Kaunas Architecture Festival KAFe. Vive e lavora a Kaunas. La partecipazione della Lituania è promossa dalla Architects Association of Lithuania e sostenuta dal Lithuanian Council for Culture.

Una grande radice d’albero accoglie i visitatori del Padiglione lituano all’interno della Chiesa dell’Ospedaletto. Che significato ha questo elemento, nella narrazione del progetto presentato?
Come architetto, considero il luogo in cui progetto nuovi edifici di fondamentale importanza. Il contesto esistente e l’ambiente naturale fungono da base nel processo di progettazione: osservo criticamente ed esamino storicamente come il luogo si è sviluppato nel corso dei secoli, conservando ricordi duraturi e un valore distintivo e unico inerente al contesto. Negli ultimi anni, il rapido sviluppo e le ricostruzioni urbane nelle città lituane hanno portato all’abbattimento di molti alberi secolari, trasformando drasticamente il paesaggio urbano e l’ambiente locale – che i residenti conoscevano da secoli – nel giro di pochi giorni o settimane. Qualche anno fa, un investitore nel centro di Vilnius (la capitale) ha abbattuto una quercia centenaria per costruire diverse centinaia di metri quadrati di appartamenti aggiuntivi. Questo atto brutale ha scatenato un’ondata massiccia di proteste pubbliche nella città. La gente è consapevole che gli alberi nelle aree urbane non sono solo una questione estetica. Innanzitutto, gli alberi sono legati alla percezione storica e alla memoria del territorio, nonché all’autocoscienza dei residenti locali e delle comunità come partecipanti attivi di questo luogo. Pertanto, nel creare il concept della mostra, ho pensato che la storia di questa quercia e del suo ceppo potesse catturare l’attenzione degli spettatori e spingerli a riflettere sulla vera essenza dell’ambiente naturale, sull’impatto degli alberi sul cambiamento climatico e sul rapporto tra le persone, il benessere e la nuova architettura. In sostanza, la narrazione trasmessa è incentrata sulle relazioni umane e non umane, espresse attraverso l’architettura. I tre elementi della mostra nel Padiglione – radici degli alberi, modelli di edifici e sequenze video architettoniche ambientate in un cubo bianco – creano una narrazione architettonica coerente su come lo spirito del luogo (genius loci) influenzi lo sviluppo della nuova architettura. Le domande a cui abbiamo cercato di rispondere sono: l’architettura contemporanea può favorire l’empatia per aiutare i cittadini ad affrontare i cambiamenti ambientali causati dal ritmo frenetico della vita moderna e dalla perdita della memoria urbana? Il genius loci è ancora un valore e uno dei fattori più essenziali per comprendere e valutare i nuovi progetti architettonici? Cosa perdiamo quando tagliamo le radici che sostengono la nostra vita?
In che misura il tema Archi / Tree / tecture si inserisce nel dibattito sollevato da Carlo Ratti con Intelligens. Natural. Artificial. Collective? E quale contributo specifico e originale volete offrire?
La nostra mostra mette in evidenza la continua distruzione degli alberi nelle città, l’impatto dell’architettura sui cambiamenti climatici sia a livello locale che globale e la lotta continua delle comunità contro gli interessi delle aziende e le questioni conflittuali. Crediamo che le risposte a queste sfide possano essere trovate nel processo architettonico, che coinvolge architetti, comunità locali, investitori e comuni. La mostra esplora un rapporto armonioso e creativo in cui l’albero vivente diventa un partner attivo nel pensiero architettonico. L’albero non è solo un motivo, né una semplice fonte di ispirazione, ma un co-creatore che sostiene l’ecosistema locale e preserva lo spirito del luogo, i suoi ricordi e i legami con la comunità. Radicata negli alberi specifici che crescono sul terreno e nelle lezioni che offrono agli architetti, questa idea lega insieme l’intera mostra: modelli architettonici, storie filmate e un’installazione dedicata a un albero perduto. Insieme, raccontano la storia One Place, One Solution (Un luogo, una soluzione). In breve, il concetto della mostra è quello di creare valore aggiunto preservando gli ecosistemi esistenti, evitando la distruzione e integrandoli invece nella nuova architettura. Crediamo che questi punti suggeriscano una direzione per il futuro, non solo nell’architettura ma anche nella mentalità pubblica. In questo modo, questa idea risponde al tema “Naturale. Artificiale. Collettivo”.

Quale ruolo pensa che abbiano gli architetti e l’architettura contemporanea? La pratica dell’architettura si riflette in questa Biennale e, se sì, in che misura questa edizione indica percorsi nuovi e alternativi?
Il ruolo degli architetti è fondamentale, non solo nella creazione dell’ambiente, ma anche nel rapporto tra comunità e architettura. Gli architetti prevedono il futuro attraverso il loro lavoro: il modo in cui concepiscono e progettano oggi determinerà il modo in cui le società vivranno in futuro. Ciò che sottolineo qui non è solo il pensiero sulle forme architettoniche, ma anche sui valori e le idee che plasmeranno la vita futura delle persone. Quindi, molto dipende da come gli architetti percepiscono l’ambiente: se vogliono preservarlo e costruirci sopra, o creare una nuova narrazione separata dall’ambiente esistente. A mio avviso, l’architettura contemporanea segue entrambi i percorsi, ma il risultato finale dipende dalla qualità artistica dell’idea architettonica, dalla professionalità e dalla responsabilità dell’architetto. La maggior parte delle opere esposte alla Biennale affrontano tematiche di attualità, quali il cambiamento climatico, la sostenibilità, i nuovi materiali, le soluzioni collaborative e l’esplorazione dell’intelligenza artificiale. Tutti questi sono aspetti essenziali e necessari. Tuttavia, nonostante queste numerose innovazioni, i criteri principali per valutare l’architettura rimangono gli stessi: il concetto alla base del progetto, lo spazio creato, la luce e la funzione rimangono gli elementi essenziali dell’architettura. A mio parere, l’originalità dell’idea alla base dell’opera, il rispetto per l’ambiente esistente e la comprensione delle tradizioni architettoniche stanno diventando sempre più importanti per gli architetti e l’architettura contemporanea che creano. Tuttavia, mancano nuove idee creative e le interpretazioni sono spesso limitate a quelle già viste in precedenza.
Tradizione come responsabilità ed evoluzione sostenibile. Quali elementi indigeni diventano linguaggi architettonici attuali e sostenibili?
Oggi la vita e i progressi tecnologici stanno cambiando molto rapidamente, e il ritmo è incredibile. Non si sa più cosa sia reale e cosa sia solo un inutile luccichio. Forse le cose tradizionali danno un certo senso di sicurezza? Ho già notato che stiamo rivolgendo sempre più la nostra attenzione all’ambiente costruito in modo naturale e agli elementi naturali nell’architettura. Nel nostro Padiglione presentiamo anche edifici in cui la conservazione degli alberi esistenti ha permesso agli architetti di creare un’architettura innovativa negli anni ’60, così come nei progetti attuali e futuri. Ciò conferma che la responsabilità dell’architetto e la conservazione dell’ambiente naturale contribuiscono alla creazione di progetti architettonici di alto valore artistico, garantendo che i valori autentici rimangano rilevanti nel tempo. Un principio semplice da seguire è: mantenere e reinterpretare le tradizioni è un modo affidabile per ottenere buoni risultati. Tuttavia, se l’architettura è arte, non è sufficiente limitarsi all’evoluzione e alle interpretazioni. Credo che l’aspetto principale e più cruciale dell’essere un architetto sia avere un forte senso e comprensione del luogo, insieme alla capacità di valutarlo accuratamente. In altre parole, se si conosce bene il genius loci del luogo, si può scegliere di continuare la tradizione esistente, reinterpretarla con l’aiuto di nuovi dati e strumenti disponibili, o creare una nuova narrazione architettonica.
Spazio naturale e spazio costruito, un’equazione che deve essere ripensata. Quali nuovi parametri vengono presi in considerazione?
Le realtà odierne – tra cui l’attività umana ‘aggressiva’, l’inquinamento ambientale, il riscaldamento globale, il cambiamento climatico e la distruzione dell’ambiente naturale – probabilmente non ci lasciano alternative. Può esistere una nuova architettura (spazio costruito) senza l’ambiente naturale circostante? Penso di sì. Ma gli esseri umani possono vivere senza l’ambiente naturale? Non credo. Pertanto, c’è solo una soluzione: lo spazio di nuova creazione non può ignorare o distruggere l’ambiente naturale esistente; l’architettura deve integrare, piuttosto che oscurare. Questo è ciò che intendiamo trasmettere con la nostra mostra alla Biennale di Architettura di Venezia.