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The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Architecture Guide
The Laboratory of the Future

The Biennale Arte Guide
Il latte dei sogni
In una Biennale che chiede all’architettura di mobilitare tutte le forme di intelligenza per rispondere alla crisi climatica, il Canada rende operativo l’invito del curatore Carlo Ratti ad apprendere dai sistemi naturali e trasforma il proprio Padiglione in un organismo in crescita.
Picoplanktonics è un esperimento di architettura vivente che usa batteri come materiale costruttivo e che integra innovazione tecnologica e biologia. Al centro, strutture in grande scala stampate con la robotica ospitano Synechococcus PCC 7002: microrganismi simili ai picoplancton (cianobatteri marini che 2,4 miliardi di anni fa permisero, per primi, la formazione di un’atmosfera ricca di ossigeno), che assorbono anidride carbonica e, sfruttando processi di fotosintesi, contribuiscono a irrigidire il materiale attraverso processi di bio-mineralizzazione. Le strutture – tra le più imponenti mai realizzate con materiale vivente – sono state coltivate in laboratorio e poi trasferite ai Giardini della Biennale in un ambiente in cui luce, umidità, temperatura e salinità dell’acqua sono attentamente calibrate per sostenerne la crescita durante tutta la durata della mostra. Nato da una ricerca all’ETH di Zurigo su piattaforme di bio-fabbricazione in scala architettonica, il progetto è opera del Living Room Collective, un gruppo guidato dall’architetta e bio-designer canadese Andrea Shin Ling, affiancata da Nicholas Hoban, Vincent Hui e Clayton Lee. Insieme, questo collettivo di scienziati, artisti ed educatori operano all’incrocio tra architettura, biologia e tecnologie di fabbricazione digitale. Il loro obiettivo è superare i modelli di produzione estrattivi e sviluppare metodi e processi progettuali radicati nei sistemi naturali. Più che un allestimento, infatti, quello del Canada è un laboratorio in atto: la materia è viva e cambia nel tempo, la crescita è monitorata, la cura è parte del progetto. La mostra, in questo senso, mette in scena un processo di stewardship (o “gestione etica”) che attribuisce all’architetto il ruolo inedito di “gestore”, “organizzatore”, piuttosto che di creatore. Di figura che si prende cura piuttosto che demiurgo che genera e abbandona. Picoplanktonics non offre visioni utopiche né promesse futuribili, ma fornisce un prototipo concreto di coesistenza. È un invito, rivolto a progettisti e visitatori, a immaginare processi in cui il costruito non domini la natura, ma ne diventi parte.