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Dance People, il nuovo lavoro di Omar Rajeh e Mia Habis per la compagnia Maqamat, debutta in prima italiana per la 20. Biennale Danza. Un’esperienza immersiva che supera il confine tra scena e platea, invitando il pubblico a condividere lo spazio performativo e a riflettere sul corpo, sulla collettività e sulle dinamiche di inclusione ed esclusione.
Dance People, firmato da Omar Rajeh e Mia Habis per la compagnia Maqamat, annulla la distanza tra platea e scena: le strutture sceniche si spostano nello spazio durante l’azione, lunghe strisce di carta ne ridisegnano continuamente il perimetro, e il pubblico viene chiamato a entrarvi fisicamente, non solo a guardare. «Non è uno spettacolo da osservare a distanza – precisa Rajeh – è un gesto da condividere, uno spazio da abitare». Presentato per la prima volta nel 2025 all’Edinburgh Festival, dove la critica lo ha definito un’esperienza travolgente capace di coinvolgere il pubblico in una situazione coreografica condivisa, per ripensare la presenza, la gerarchia e l’incontro, arriva ora in prima italiana al Parco Albanese di Mestre, in Piazzale Divisione Acqui.
I danzatori si scambiano sguardi complici, i corpi pulsano nel contatto reciproco, si riconoscono l’uno nell’altro. Sopra di loro, testi proiettati interrogano il pubblico sulla propria identità e gli restituiscono una definizione precisa – “cittadini” – accompagnata da sequenze di verbi che ne richiamano l’autonomia di movimento, un invito a riappropriarsi del proprio corpo in uno spazio condiviso.

Dance People costruisce un’estetica gioiosa che resta però lucida nel suo affondo politico, mettendo in discussione i meccanismi del potere e della supremazia che normalmente decidono chi ha diritto a occupare un luogo e chi ne resta escluso. Rajeh, libanese, fondatore della compagnia Maqamat e della piattaforma BIPOD a Beirut, oggi attivo anche a Lione, lavora da anni su un’idea di corpo come moltitudine: non un individuo isolato, ma una costellazione di centri di significato in dialogo costante con gli altri. Persuaso del valore aggregante della danza, ha co-fondato anche la rete Masahat, che mette in contatto artisti e organizzazioni in tutto il mondo, e nel 2017 ha aperto a Citerne Beirut , un centro coreografico e culturale che resta un punto di riferimento per la scena indipendente libanese. Dance People è il quarto e ultimo capitolo di The Gathering Project, un’ampia riflessione su come si possa ancora stare insieme, oggi, tra algoritmi e intelligenza artificiale, senza perdere la capacità di incontrarsi davvero.