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Altri segnali di Biennale Arte 2026: corpi, tecnologia e quotidiano si intrecciano in installazioni che esplorano memoria, potere ed ecosistemi, trasformando gli spazi in laboratori di esperienze inedite e tensioni visibili.
La mappa di visioni contemporanee della 61. Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea inizia a prendere forma a partire dai progetti delle Partecipazioni Nazionali. Dal corpo-fluidico della performance nel Padiglione Austria alla pittura in tempo reale dell’Estonia, dall’indagine antropologica della Francia alle relazioni tra microbiomi e tecnologia della Finlandia, fino alle storie di identità, vulnerabilità e memoria in Gran Bretagna, Kosovo, Lussemburgo e Pakistan: un panorama in cui arte e questioni sociali si intrecciano in linguaggi inediti.

Florentina Holzinger, artista e coreografa viennese classe 1986, rappresenterà l’Austria con un progetto curato da Nora-Swantje Almes, responsabile delle attività dal vivo e della divulgazione del Gropius Bau di Berlino. Partendo dal Padiglione ai Giardini e diffondendosi in diversi luoghi della città, la mostra si annuncia come un’esplorazione radicale e provocatoria delle interazioni tra corpo, acqua e tecnologia, proseguendo il ciclo di performance sperimentali Études che Holzinger porta avanti dal 2020.

L’Estonia sarà rappresentata dalla pittrice Merike Estna con The House of Leaking Sky, a cura di Natalia Sielewicz, chief curator al Museo di Arte Moderna di Varsavia. Vivendo a Venezia con la famiglia per l’intera durata della Biennale, l’artista trasformerà lo spazio espositivo in uno studio aperto, dove realizzerà i suoi dipinti in tempo reale davanti ai visitatori, intrecciando pratica artistica e lavoro di cura e mettendo in discussione i confini tra quotidiano ed eccezionale, genio individuale e vita condivisa.

Secondo la curatrice Myriam Ben Salah, direttrice della Renaissance Society di Chicago, Yto Barrada è «una fonte inesauribile di microstorie». Nata a Parigi nel 1971, di origini marocchine, l’artista indaga attraverso la fotografia ambiti eterogenei che spaziano dal gioco nelle pedagogie alternative alla botanica nei progetti urbanistici, fino al traffico di fossili di dinosauro. Le sue ricerche intrecciano antropologia coloniale, pan-africanismo e politiche culturali, costruendo una riflessione critica sui dispositivi di potere e di conoscenza.

Jenna Sutela, artista finlandese di base a Berlino, ha già esposto in diverse istituzioni internazionali di prestigio, tra cui il Centre d’Art Contemporain di Ginevra, lo Swiss Institute di New York e la Serpentine di Londra. Per questa occasione presenterà un’installazione in continua trasformazione, in cui sculture, suoni e organismi dialogano con microbiomi ed ecosistemi planetari. Curata da Stefanie Hessler, direttrice dello Swiss Institute di New York, la mostra invita a riflettere sulle relazioni dinamiche tra natura, tecnologia e società.

Tra le pioniere del Black British Art Movement, Lubaina Himid porta da decenni storia e cultura nera nello spazio dell’arte contemporanea, intrecciando temi quali razza, femminismo e memoria coloniale. Professoressa emerita alla University of Lancashire e vincitrice del Turner Prize 2017, Himid opera su un terreno dove ricerca storica e narrazione si uniscono in un linguaggio vivo e stratificato, che rende visibili identità culturali a lungo marginalizzate. Il progetto è curato da Emma Dexter, direttrice Arti Visive del British Council.

Scelto per la forza del linguaggio pittorico e la capacità di tradurre tensioni emotive e politiche in immagini ambigue e potenti, il progetto Strong Teeth di Brilant Milazimi esplora temi quali attesa, vulnerabilità e sospensione, riflettendo sia dimensioni individuali sia contesti geopolitici più ampi. Curato da José Esparza Chong Cuy, il Padiglione sarà ospitato negli spazi a lungo abbandonati della Chiesa di Santa Maria del Pianto. Milazimi, nato nel 1994 a Gjilan, è tra le voci più promettenti della nuova generazione kosovara.

Curato da Stilbé Schroeder, il progetto La merde di Aline Bouvy riflette il percorso del Lussemburgo nel presentare all’arte contemporanea un linguaggio critico e provocatorio, in dialogo con le questioni universali del corpo, dello spazio e del potere sociale. Attraverso un escremento antropomorfo – pupazzo, animazione e presenza fisica – sottoposto al giudizio collettivo dei visitatori, l’artista esplora la vergogna come meccanismo sociale, mostrando come corpi e comportamenti vengano classificati, tollerati o esclusi.

Nata a Lahore nel 1973, Faiza Butt ha sviluppato una pratica che attraversa pittura, disegno, fotografia, ceramica e ricamo, esplorando in particolare tematiche legate a questioni di genere, lavoro femminile e forme artistiche storicamente marginalizzate. Il progetto per Venezia Punj•AB – A Sublime Terrain, curato da Beatriz Cifuentes Feliciano, è un’indagine poetica e politica sulla regione del Punjab, rappresentato come paesaggio frammentato ma resiliente, dove memoria, spiritualità, gesti quotidiani e voci femminili continuano a custodire e a trasformare un’eredità condivisa.