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Il latte dei sogni

21 giugno 2025

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17 giugno 2023

18 giugno 2022
La quarta tappa del nostro viaggio attraversa progetti molto diversi per geografia e poetica – dall’Argentina alla Finlandia, dalla Gran Bretagna al Senegal, da Grenada a Timor-Leste – accomunati da un’idea di arte come strumento per ricomporre identità, memorie e appartenenze.
Si parla di lingue marginalizzate e cultura sorda (Polonia), di donne maya invisibili nel gesto quotidiano (Guatemala), di diaspora e sradicamento (El Salvador), di cartoline dimenticate come archeologia del turismo di massa (Spagna), di venti veneziani che diventano personaggi (Finlandia), fino a un Padiglione della Santa Sede che convoca Brian Eno, Patti Smith e Jim Jarmusch in una preghiera sonora ispirata a Ildegarda di Bingen. Un atlante irregolare e polifonico da non perdere.

Il monumentale disegno ambientale di Matías Duville in sale e limatura di carbone vegetale esplora un temuto futuro apocalittico, in cui persiste tuttavia la capacità umana di percepire bellezza, vita e desiderio. L’opera oscilla tra ordine e caos, tra tracce evanescenti e forme più definite. L’incedere dei passi, il crepitio dei materiali e un soundscape di frequenze sovrapposte attivano una percezione quasi tattile. Sale e carbone evocano tempi divergenti e rimandano alle lande del Sud dell’Argentina, trasformando il disegno in paesaggio vivo, sospeso tra memoria, fragilità ed energia.
Arsenale

Lo spazio è trasformato in un paesaggio eolico fatto di suoni, movimenti e simulazioni ambientali realizzate in collaborazione con il CNR-ISMAR di Venezia. I visitatori partecipano ad una sorta di dramma degli elementi muovendosi in una scena animata da cinque venti veneziani personificati (la Tramontana, due diverse Bore, lo Scirocco e il Garbin), che ‘cantano’ attraverso voci e gesti ispirati al grammelot. Tra teatro itinerante e installazione immersiva, l’opera intreccia scienza e percezione sensoriale, invitando a un ascolto profondo delle forze atmosferiche e del loro impatto sull’ambiente.
Giardini

Tra le pioniere del Black British Art Movement, Lubaina Himid porta da decenni storia e cultura nera nello spazio dell’arte contemporanea, unendo temi quali razza, femminismo e memoria coloniale. Professoressa emerita alla University of Lancashire e vincitrice del Turner Prize 2017, Himid opera su un terreno dove ricerca storica e narrazione si uniscono in un linguaggio vivo e stratificato, che rende visibili identità culturali a lungo marginalizzate. Il progetto per questa Biennale si propone come una guida attraverso l’imprevedibilità della vita: occorre imparare a riconoscere cosa significhi “casa” anche lontano dal proprio luogo di origine.
Giardini

Una costellazione di artisti internazionali costruisce un percorso che indaga le corrispondenze tra isole, correnti e linguaggi intesi come reti di significato, memoria e materialità. Installazioni stratificate, opere basate sul tempo e interventi collaborativi compongono uno spazio polifonico in cui Grenada si configura come nodo di scambi tra dimensione locale e orizzonti globali. Pratiche eterogenee per media e processi convergono in una riflessione sulle dinamiche relazionali del presente.
Spazio Berlendis, Cannaregio 6301/A

Le donne maya che ogni giorno, dall’alba al tramonto, macinano il mais, alimentano il focolare e preparano tortillas su comal d’argilla sono protagoniste invisibili di una storia millenaria. Il tortear – il gesto ripetuto di passare le mani umide sulla pietra rovente per evitare che il mais si attacchi – finisce spesso per cancellare ogni impronta digitale, ogni traccia di identità. Eppure in quel silenzio quotidiano si custodisce la memoria collettiva di un popolo, la sua sopravvivenza identitaria e il legame indissolubile tra esseri umani, natura e cosmo della cultura maya.
Spazio Berlendis, Cannaregio 6301/A

Al debutto dell’El Salvador alla Biennale Arte J. Oscar Molina presenta una ricerca scultorea dedicata alle geografie intime della diaspora. Nato a Madrid e cresciuto negli Stati Uniti, l’artista combina memoria personale e storia collettiva, indagando appartenenza e sradicamento come condizioni esistenziali. Cuore del progetto è la serie Children of the World, figure modellate come presenze vigili, emblemi di comunità disperse ma resilienti. La mostra concepisce lo spostamento non solo come superamento di confini, ma come stato ontologico, mappa fragile e tenace di identità in movimento.
Palazzo Mora, Cannaregio 3659

Un’installazione di arazzi realizzati con tecnica tufting, disegni e sculture evoca stati onirici e soglie percettive, dove reale e immateriale si confondono. Il progetto riflette sulle strutture che ordinano la conoscenza e sul desiderio umano di dare forma al caos, intrecciando riferimenti al Medioevo e al primo Rinascimento, epoche di crisi e trasformazione. Tra umanesimo, stampa e cultura figurativa – con un’attenzione alla figura di Aldo Manuzio – Isabel Nolan costruisce una meditazione sull’ambivalenza della tradizione europea, interrogando i rapporti tra sapere, potere e immaginazione.
Arsenale

L’installazione esplora linguaggi marginalizzati e comunicazioni oltre l’umano, con focus sulla cultura sorda e sul concetto di “deaf gain”, ovvero la sordità vista non come deficit ma come risorsa culturale e cognitiva. Il progetto coinvolge il Choir in Motion, coro di performer sordi e udenti, e combina voce parlata, Lingua Internazionale dei Segni, canti di balene, ambiente subacqueo e coreografia collettiva per ridefinire i confini tra corpo, codici linguistici e percezione.
Giardini

Ispirandosi alla vita e all’eredità spirituale di Ildegarda di Bingen, proclamata Santa e Dottore della Chiesa nel 2012 da Benedetto XVI, gli artisti coinvolti nel progetto si uniscono in una preghiera sonora che è invito all’ascolto contemplativo. Brian Eno e Patti Smith, Jim Jarmusch e Meredith Monk sono solo alcuni degli autori di creazioni sonore fruibili con cuffie dai visitatori, assieme ad un’installazione filmica in dodici stazioni del regista Alexander Kluge, scomparso di recente e a cui si deve il titolo del Padiglione. Il progetto è curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers.
Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Fondamenta S. Gioacchin, Castello 450
Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, Cannaregio 54

Wurus (“oro” in lingua wolof) dà il titolo a un Padiglione finemente configurato tramite pareti secondarie, aperture e soglie: alcune opere si offrono allo sguardo solo attraverso ampie fenditure, altre restano visibili in spazi sottratti all’accesso diretto. Superfici riflettenti, sculture in ottone, bronzo e polimero e passaggi compressi costruiscono un ambiente fatto di rimandi e slittamenti. L’oro non compare mai come materia, ma si manifesta come tensione: è nella distanza che si misura il suo valore, in ciò che si intravede e si riflette. In ciò che si desidera senza poter possedere.
Palazzo Navagero, Riva degli Schiavoni, Castello 4147

Cosa resta delle immagini, una volta esaurita la loro funzione? Migliaia di cartoline raccolte da Oriol Vilanova nell’arco di oltre vent’anni ricoprono le pareti del Padiglione, trasformandolo in uno pseudo-museo costruito per accumulazione. Fotografie prodotte in massa dal turismo – spedite, dimenticate o riemerse nei mercatini dell’usato – vengono riunite senza gerarchie in una composizione murale potenzialmente infinita. Quelle immagini stereotipate, un tempo parte della comunicazione pi. ordinaria, riemergono come residui visivi e tracce di esperienze individuali, frammenti di una memoria collettiva fragile e dispersa.
Giardini

Il percorso, realizzato da artisti appartenenti a diverse generazioni (, è costruito a partire dalla pluralità linguistica di Timor-Leste, dove idiomi ancestrali e lingue d’uso comune, quali l’inglese e l’indonesiano, convivono in un ecosistema complesso. Al centro, l’opera tessile Tais Don traduce la memoria storica in testimonianza materiale, riportando i nomi degli oltre 250 manifestanti indipendentisti uccisi nel massacro di Santa Cruz del 1991. Intorno, installazioni audiovisive sviluppano una riflessione sulla lingua come terreno di identità, trasmissione e costruzione collettiva, restituendo l’immagine di una cultura che trova coesione proprio nella molteplicità.
Arsenale