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Sculture viventi, monumenti fluidi, archeologie sensibili al centro dei progetti delle Partecipazioni Nazionali della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – In Minor Keys, che si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre.
Alcune anticipazioni sui progetti delle Partecipazioni Nazionali lasciano intravedere un panorama di pratiche che sfida narrazioni dominanti e ricompone identità, comunità e territori. Sono i primi segnali in tonalità minori della prossima Biennale Arte.

Artista saudita di origini palestinesi, Dana Awartani ricuce il rapporto tra forma, significato e tempo, indagando fragilità, memoria e resilienza del patrimonio culturale. Le sue opere – evocazioni di hammam distrutti o pavimenti di moschee – portano un linguaggio di delicatezza, resistenza e rinnovamento. Il progetto sarà curato da Antonia Carver, direttrice di Art Jameel e tra le voci principali per la promozione dell’arte contemporanea mediorientale, con la collaborazione di Hafsa Alkhudairi, curatrice e storica dell’arte specializzata in pratiche culturali saudite.

Miet Warlop, già alla Biennale Teatro nel 2024 con After All Springville – una casa in metamorfosi abitata da creature metà umane e metà oggetti – occuperà il Padiglione belga con una scultura “vivente e sonora”, invitando il pubblico in un ballo collettivo. Il progetto, intitolato It Never SSST, è realizzato con il supporto del museo KANAL-Centre Pompidou di Bruxelles e curato da Caroline Dumalin.

Saranno Rosana Paulino e Adriana Varejão, due delle artiste più influenti della scena contemporanea brasiliana, a occupare gli spazi del Padiglione sotto la curatela di Diane Lima, voce di rilievo nel dibattito decoloniale internazionale. Attraverso installazioni, tessuti e superfici ceramiche, le artiste rifletteranno sulle ferite storiche e sulle loro metamorfosi contemporanee, trasformando la sofferenza in linguaggio poetico e in un atto di resistenza collettiva che dialoga con la memoria coloniale del Paese.

Provvisoriamente intitolato Liberation Space, il progetto sudcoreano, guidato da Binna Choi e affidato alle artiste Goen Choi e Hyeree Ro, reimmagina il Padiglione come un monumento vivente, un organismo in costruzione, al tempo stesso “fortezza” e “nido”. Da questa ambivalenza nasce un dialogo tra materia e corpo in un campo sensoriale e metaforico che esplora tensioni sociali, memoria, mobilità e solidarietà. Il Padiglione si configura come una piattaforma fluida di cura, coesistenza e immaginazione condivisa.

Con la curatela di Georgina Jackson per The Douglas Hyde Gallery, Isabel Nolan rappresenterà l’Irlanda con la sua pratica che spazia da scultura, tessuti, pittura e fotografia a testi e disegni. Radicate in grandi temi – cosmologia, storia profonda, mito, spiritualità, mortalità, amore, le sue opere rispondono al bisogno di dare senso al mondo, rendendo visibile la complessità della nostra esperienza umana attraverso immagini potenti come onde impetuose e soli morenti.

Artista visivo e autore teatrale, Dries Verhoeven trasformerà il Padiglione progettato da Gerrit Rietveld in un organismo di ‘sorveglianza emotiva’ capace di captare fragilità sociali e tensioni politiche. Insieme al curatore Rieke Vos (Teylers Museum, Haarlem), con The Fortress Verhoeven intende rispondere allo stato di incertezza che, a suo avviso, attraversa non solo i Paesi Bassi ma l’intera Europa, rendendo tangibile questa inquietudine nello “spazio sicuro” della Biennale.