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Dal 28 marzo al 22 novembre, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro presenta la prima monografica veneziana di Jenny Saville, con circa trenta dipinti dagli anni Novanta a oggi. Le sue tele monumentali esplorano il corpo come luogo di memoria, metamorfosi e dialogo con la tradizione e il presente.
Londra, primi anni Novanta. Tra capannoni industriali e gallerie indipendenti, prende forma la generazione degli Young British Artists, destinata a ridefinire l’immagine dell’arte britannica attraverso una strategia in cui installazione, oggetto e provocazione diventano affilati strumenti di visibilità. In un tal clima di accelerazione, dove l’evento coincide con la costruzione pubblica dell’artista e l’opera si fa ingranaggio della macchina curatoriale, emerge la giovane Jenny Saville. Nata a Cambridge nel 1970 e formatasi alla Glasgow School of Art, negli anni Novanta intraprende un periodo di studio all’Università di Cincinnati, dove il confronto diretto con la scena americana, dalla gestualità di de Kooning alla libertà segnica di Twombly, consolida la convinzione che il medium pittorico possa ancora sostenere il peso del presente. Tuttavia, mentre molti coetanei orientano la propria ricerca verso dispositivi concettuali e ambientali, Saville rema controcorrente: ad interessarla è la figura umana. Il corpo diventa così un campo di indagine privilegiato, luogo di confronto serrato con la tradizione e insieme superficie attraversata dai dibattiti contemporanei sulla percezione sociale, sui tabù, sull’identità.

Fin dagli esordi, tele di grande formato impongono una prossimità fisica che elimina ogni distanza con lo spettatore: figure monumentali occupano lo spazio costringendo lo sguardo ad affrontare una presenza che non concede vie di fuga, mentre la pelle si trasforma in territorio di stratificazioni cromatiche e ripensamenti, incisa da un segno che scava e corregge con morbosa insistenza. Nel corso di oltre trent’anni di carriera, la ricerca di Saville ha esteso il proprio raggio includendo maternità, vulnerabilità e metamorfosi, senza mai allentare il dialogo con il passato, dai maestri rinascimentali alla scultura antica fino alla stagione espressionista del Novecento, proponendo una pittura che continua a confrontarsi con la propria necessità storica.
Ora, a oltre tre decenni dall’esordio londinese, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro dedica a Jenny Saville la prima monografica veneziana (28 marzo-22 novembre) riunendo circa trenta dipinti che coprono l’intero arco della sua produzione, dagli anni Novanta ai lavori più recenti, inclusi alcuni inediti concepiti in relazione diretta con la Laguna. Nell’anno della Biennale Arte, la scelta di riportare al centro una pittura così radicalmente corporea segna una presa di posizione: in un museo che ha costruito la propria identità sulle tensioni della modernità e sulle inquietudini del Novecento, i corpi di Saville riattivano una genealogia mai interrotta, in cui alla carne è affidato il compito di misurare, esporre e mettere in crisi il presente.