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Odissee contemporanee

Christiane Jatahy Leone d'oro della 50. Biennale Teatro
di Chiara Sciascia

Leone d’Oro di questa miliare 50. edizione della Biennale Teatro, l’autrice e regista brasiliana Christiane Jatahy si muove con disinvoltura tra cinema, saggi, spettacoli teatrali, installazioni. Il punto focale del suo lavoro è il mondo con le sue contraddizioni: Jean Renoir, Omero, Shakespeare, Cechov, Strindberg sono appigli, fonti di ispirazione per misurarsi con i grandi temi che affliggono l’umanità.

«Non essendo bastevoli le parole per esportare altrove una forma di vita, Christiane Jatahy lancia in orbita potenti sequenze di immagini e, servendosi del montaggio in diretta, utilizza la macchina da presa come parte integrante del gioco scenico – alla maniera dei film di Cassavetes – smontando i dispositivi dell’illusione naturalistica per strutturare il proprio teatro e creare così delle spiazzanti trappole narrative di lancinante bellezza in cui il pubblico rimane a tal punto attivamente prigioniero e affascinato da ciò che si svolge davanti ai suoi occhi da non provare più alcun desiderio di volerne uscire» si legge nella Motivazione del premio. Non privo di una connotazione fortemente politica e critica, il teatro di Jatahy solleva questioni urgenti, pretende risposte, dà voce a chi non ce l’ha. Già ospite alla Biennale Teatro del 2015 con l’acclamatissimo Julia da Strindberg, che l’ha portata alla ribalta internazionale, e l’anno seguente con E se ellas fossem para Moscou, sofisticata messa in scena cechoviana, Christiane Jatahy torna quest’anno per ricevere il Premio alla Carriera inaugurando il Festival il 24 giugno con The Lingering Now (h. 19, Teatro alle Tese), secondo capitolo della saga Our Odyssey dopo Ithaca del 2018, che mescola eroi omerici con odierni fuggitivi da guerre, carestie, dittature e soprusi, alla ricerca di una terra che sembra promessa attraverso il Mediterraneo.

The Lingering Now, by Christiane Jathay © Christophe Raynaud de Lage

Come negli altri lavori di Jathay cinema e arte scenica si compenetrano e si fondono fino a diventare un unicum: The Lingering Now parte infatti dal film documentario che la regista ha girato visitando il campo profughi palestinese di Jenin, in Cisgiordania, i rifugiati siriani in Libano, le popolazioni sfollate dal Malawi e dallo Zimbabwe a Johannesburg, i profughi di Siria e Iraq in Grecia e le comunità dell’Amazzonia per poi approdare dal vivo sul palcoscenico con gli interventi dei performer tra il pubblico in sala. L’immigrazione è qui vista con gli occhi di chi la subisce, di chi è costretto in queste odissee contemporanee alla ricerca di una sponda sicura: «Itaca è a dieci anni da qui, dieci minuti o dieci secondi, bloccati come siamo in questo presente infinito?».

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