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Il latte dei sogni
Basata su proiezioni scientifiche, l’installazione Terms and Conditions per la Biennale Architettura (Arsenale) mette in scena una Venezia a 42°C, sollevando interrogativi urgenti sulla nostra crescente dipendenza da soluzioni tecnologiche e sulla disuguaglianza ambientale che ne deriva. Ne abbiamo discusso con Jochen Lam, Melis Özalp e Alina Wagner dello studio tedesco Transsolar.
Transsolar è uno studio di ingegneria climatica fondato a Stoccarda da Matthias Schuler, specializzato nell’integrazione delle forze naturali nella progettazione architettonica. Tra i loro lavori più emblematici, Lightscapes (2016) e Cloudscapes (2015) trasformano luce, nebbia e microclimi in elementi di esperienza spaziale. Attraverso queste sperimentazioni, Transsolar propone un’architettura in grado di interagire attivamente con il clima, creando ambienti sostenibili e sensibili.
In che modo il vostro progetto si inserisce nell’idea generale di Intelligens lanciata da Carlo Ratti?
La nostra installazione Terms and Conditions è collocata nella prima sala dell’Arsenale e funge da introduzione alla mostra. Più che proporre soluzioni, è un richiamo a svegliarsi dall’inconscio collettivo – «Ci siamo ricordati di leggere le clausole in piccolo?» – che dà vita alle previsioni degli scienziati sull’impatto che le nostre azioni avranno a lungo termine. Basandosi sulla ricerca di alcuni nostri collaboratori dell’Institute for Atmospheric and Climate Science presso l’ETH, il progetto ci offre lo scenario di una Venezia che, se continueremo a procedere di questo passo, nel 2100 in una normale giornata estiva raggiungerà i 42°C. Si interroga anche sulla fiducia sempre maggiore che tendiamo ad avere nella tecnologia, considerandola una buona soluzione al “problema del surriscaldamento” se non proprio l’unica possibile. Già adesso i condizionatori e i ventilatori rappresentano il 10% del consumo energetico globale, una percentuale che è destinata a triplicare se non ci affrettiamo a prendere delle misure efficaci (IEA, 2018). Eppure la dipendenza da ambienti controllati artificialmente si dimostra insostenibile di fronte al rapido aumento della temperatura del Pianeta. Tutto ciò solleva una domanda fondamentale: invece di progettare esclusivamente per soddisfare un immediato comfort, non sarebbe davvero forse il caso di cominciare a riconsiderare le nostre aspettative? L’aspettativa e la conseguente pretesa di vivere in una condizione di comfort costante non è più sostenibile. Serve quindi un radicale cambio di prospettiva: dal progettare per il comfort assoluto al progettare per il limite del disagio, dove adattamento e resilienza divengono parte integrante ed attiva dell’esperienza spaziale. Terms and Conditions studia l’impatto che i sistemi creati dall’uomo hanno sull’ambiente. Partendo dall’analisi scientifica, l’installazione offre un’esperienza collettiva che invita i visitatori a riconsiderare le proprie aspettative e a immaginare modi alternativi del vivere insieme.

Le vostre simulazioni prendono in considerazione le conseguenze del cambiamento climatico avvalendosi dei dati forniti dalle ricerche sul clima. In quale misura il clima si rivelerà un fattore sempre più determinante nel condizionare la nostra esistenza individuale e sociale?
Il clima sta condizionando sempre di più il nostro modo di vivere privato e in condivisione con gli altri. Oltre alle conseguenze prettamente ambientali, il cambiamento climatico produce effetti decisamente impattanti sul terreno sociale che non possono poi che ripercuotersi anche sulla salute in generale, influenzando i sistemi migratori e le logiche di pianificazione dei sistemi urbani. Va anche detto che questa realtà non viene vissuta allo stesso modo da tutti noi. La vulnerabilità di una comunità al cambiamento climatico dipende in larga misura dal suo contesto socio-economico, politico e ambientale, presente e passato. Mentre alcuni di noi dispongono dei mezzi necessari per trasformare o creare artificialmente ambienti confortevoli, altri si trovano invece a dover affrontare temperature elevate, con tutto quel che ne deriva in termini di disagi, per il semplice fatto che non sono nelle condizioni di poter disporre degli stessi, adeguati mezzi indispensabili per far fronte a questo problema. L’uso intensivo, per esempio, dell’aria condizionata, che consente ad una parte della popolazione di vivere in una condizione di pieno comfort, spesso si traduce in un costo per le fasce di popolazione più fragili, vedi gli emarginati, gli immigrati indigenti, le generazioni più giovani, ecc. Su questo terreno le diseguaglianze sociali si stanno vertiginosamente amplificando. Gli effetti del cambiamento climatico non sono più una minaccia lontana quindi, ma una dimensione fortemente incombente che già connota il nostro quotidiano.
Che cosa significa adattarsi al clima? Considerata la situazione attuale è ancora possibile progettare una trasformazione climatica?
Le proiezioni non mostrano solo un cambiamento delle normali condizioni climatiche, ma anche un aumento della frequenza e dell’intensità di eventi climatici estremi. In tale contesto, se si considera che il settore edile rappresenta il 37% delle emissioni globali (UNEP, 2023), diventa di estrema urgenza ridurne l’impatto ambientale. Di conseguenza risulta sempre più necessario creare un ambiente costruito resiliente e adattabile alle nuove esigenze climatiche. Anche se bisogna tener presente che progettare tenendo conto di questa repentina mutazione climatica non è affatto cosa semplice. L’adattamento in sé e per sé rappresenta un atto, un processo meramente reattivo, che ci dà la spinta a trovare delle soluzioni migliorative di carattere temporaneo. La mitigazione, invece, rappresenta un invito a ripensare radicalmente il nostro modo di costruire e di vivere al fine di evitare un ulteriore danno ambientale. Quando le strategie di adattamento e di mitigazione procedono di pari passo determinano un approccio più proattivo ed olistico, consentendoci di fare degli importanti passi avanti per una trasformazione dell’industria edile in linea con questi impattanti cambiamenti climatici in atto.
Il suo progetto parla di nuovi termini e condizioni per il 2100, delineando la necessità di un futuro adattamento alle scomodità in cui ci troveremo presto a dover vivere. Qual è in definitiva il vero prezzo che pagheremo per salvaguardare i livelli attuali del nostro comfort?
Terms and Conditions rappresenta il costo del comfort in quanto esperienza fisica, invitandoci a riflettere su cosa intendiamo per comfort e a che cosa siamo disposti a rinunciare per raggiungerlo. Gli interni completamente climatizzati richiedono importanti infrastrutture, risorse ed energia indispensabili per creare una barriera che li isoli da condizioni esterne difficili. Il “costo” del comfort generale negli interni aumenta con l’aumentare delle temperature esterne. Più è l’energia consumata, più il calore di scarico aumenta, tanto da rendere l’esterno ancora più caldo. Un circolo vizioso, insomma. Noi, come ingegneri climatici, concentriamo il nostro lavoro sullo sviluppo di sistemi operativi e di costruzione che possano far coesistere il comfort con una bassa emissione di carbonio. Nella nostra ricerca di soluzioni olistiche volte a minimizzare il costo di questo comfort esaminiamo le convenzioni standard che lo determinano, tenendo in alta e congrua considerazione tutti i fattori qui in gioco, dagli interni agli esterni, dal design alle normative da eventualmente adeguare ai mutamenti in atto.