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Coppia: (d)istruzioni per l’uso

A Bassano e al Toniolo arrivano Corrado Nuzzo e Maria Di Biase
di Davide Carbone

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Tre date a Bassano del Grappa e Mestre per la coppia comica, di cui abbiamo intervistato Corrado Nuzzo: trent’anni insieme nella vita e sul palcoscenico per scoprirsi… Totalmente incompatibili!

In contrasto su tutto, non vale né “chi si somiglia si piglia” né “gli opposti si attraggono”, perché nulla li accomuna e tutto li allontana. Eppure eccoli ancora lì. Con metodo empirico e sguardo impietoso, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase si confermano acuti osservatori dell’animo umano presentandosi al pubblico emotivamente “al naturale”: vittime come tutti dell’inciviltà digitale che semplifica, asseconda la pigrizia e indebolisce la memoria, scelgono di privilegiare l’analisi rispetto al giudizio. Consapevoli che non si può ridere di tutto e di tutti, rimangono tuttavia convinti di provarci fino in fondo. Troveranno un punto di accordo o resteranno totalmente incompatibili? Lo scopriremo solo a teatro (il 6 marzo alla CMP Arena di Bassano, il 7-8 al Toniolo di Mestre) ma intanto abbiamo parlato con Corrado Nuzzo…

Totalmente Incompatibili. Da quali riflessioni è nata questa nuova esperienza teatrale?
È nata proprio dall’idea dello stare insieme e di scoprirsi totalmente incompatibili. Ci siamo accorti dopo trent’anni, perché in questo tour festeggiamo anche trent’anni della nostra relazione, che io e Maria non ci conosciamo assolutamente o meglio… conosciamo un lato strano del nostro rapporto. Dopo esserci resi conto di questo, la domanda è nata spontanea: come facciamo a stare ancora insieme essendo così diversi? Una riflessione che ci ha spinto ad analizzare in profondità la nostra storia, che è poi una storia condivisa con moltissime persone, tra chi verrà a vederci a teatro ma non solo. In questo spettacolo daremo dei consigli, cinque regole utili a far durare un rapporto per tantissimo tempo. Ovviamente sono regole strampalate, da non seguire mai e poi mai! Credo che Totalmente incompatibili potrà far felice tutte le tipologie di pubblico, una serata consolatoria per tutti: quelli che vengono in coppia ne escono felici perché vedono sul palco due che stanno messi peggio di loro; i single ne escono felicissimi e più che mai convinti della bontà della scelta di stare da soli.

Daremo dei consigli, cinque regole utili a far durare un rapporto per tantissimo tempo. Ovviamente sono regole strampalate, da non seguire mai e poi mai!

Nel corso della carriera avete affrontato diversi format, da Mai dire Gol al teatro appunto, passando per cinema, radio e televisione. Quanto e come cambia (se cambia) la preparazione in base al contesto in cui ci si esibisce?
Il linguaggio di base forse potrebbe essere considerato lo stesso, ma poi lo devi adattare davvero tanto. In radio abbiamo condotto sia Black Out che Numeri Uni con una grossa componente di improvvisazione dal margine enorme: ci si costruisce una scaletta ma poi si va abbastanza a braccio, ed è anche una sfida divertente. Questo divertimento, in primis da parte nostra, il pubblico lo percepisce e capisce quanto il momento sia vero, autentico.
Per il teatro l’allenamento cambia completamente, ci sono dei passaggi più laboriosi. Anche in ambito teatrale ci siamo spesso divertiti nel cambiare linguaggio: abbiamo fatto Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, Delirio a due di Ionesco, cercando sempre di spiazzare il nostro pubblico, di non lasciarlo tranquillo in poltrona. Una scelta da parte nostra, che magari potrà anche spaventare lo spettatore, che non sa mai cosa aspettarsi, ma che allo stesso tempo ci ha allungato molto la carriera.
Con Totalmente incompatibili proseguiamo su questa linea: di sketch ne faremo uno solo, per ricordare al pubblico quanto amiamo quel tipo di linguaggio, ma lo spettacolo si delinea come una stand up comedy a due, in cui parliamo direttamente alla platea, raccontando aneddoti anche toccanti, rimettendoci in gioco. Per la prima volta ci mettiamo a nudo davanti al pubblico. Non fisicamente, naturalmente, altrimenti lo spettacolo si farebbe oltraggioso…

A teatro nel 2024 avete portato appunto Delirio a due di Ionesco, facendo uno “strappo alla regola” rispetto agli altri spettacoli sempre scritti da voi. Come mai la scelta è caduta su questo autore?
Abbiamo scelto di portare in scena Delirio a due perché ci sembrava che, in questo periodo storico in cui il mondo sta letteralmente impazzendo, potesse essere particolarmente attuale, pur essendo stato scritto sessant’anni fa. Un testo che parla di guerra, attraverso la storia di una coppia chiusa in casa a litigare per motivi futili, mentre intorno imperversa il conflitto. Un’opera che risulta quasi più contemporanea ora di quando già non lo fosse quando Ionesco l’ha scritta. Non si riesce a capire se la coppia si voglia rifugiare di proposito nei propri battibecchi, per sfuggire al conflitto con la ‘C’ maiuscola, la guerra appunto. Abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo. Siamo stati felicissimi del grande successo di questa esperienza, con cui abbiamo registrato sold out ad ogni recita, e adesso ci rimettiamo in gioco salendo su un palcoscenico praticamente privo di scenografia, per uno spettacolo che vuole solo far divertire, un buon antidoto rispetto al mondo folle che ci circonda.

Quali sono, se esistono, i vostri riferimenti comici e quanto hanno influenzato e influenzano la vostra scrittura?
Sono milioni, miliardi forse, però ne posso indicare di sicuro due: quello di Maria è di certo Massimo Troisi e la sua comicità lunare e poetica, che lei ama alla follia. Io invece sono stato sconvolto dai Monty Python, dal loro uso rivoluzionario e geniale del linguaggio che mi ha fatto impazzire totalmente fin dal primo ‘incontro’.

Il fenomeno della stand up comedy, adesso diventato modello imperante in Italia per la diffusione di nuovi contenuti e linguaggi. Ennesima “americanata” o un risultato al quale la comicità italiana sarebbe arrivata naturalmente?
Sicuramente l’influenza americana è potente, anche se nell’iperconnessione in cui viviamo possiamo subire le influenze anche di altri contesti, da cui poter prendere idee e ispirazione. In America la fanno da molti anni e credo che ci saremmo arrivati comunque, probabilmente sono stati accelerati i tempi. La stand up è riuscita a svecchiare il comico sia come linguaggio, sia come età anagrafica. A me e Maria piace moltissimo, crediamo ci siano diversi giovani davvero molto, molto bravi.

Conclusione marzulliana… c’è un sogno nel cassetto che vorreste realizzare al più presto?
Sì… andare in vacanza! Il nostro prossimo progetto è questo. Finiamo la tournée e poi ci prendiamo un periodo per noi perché, essendo insieme sia sulla scena che nella vita, ogni tanto i progetti più importanti sono proprio quelli dedicati alla vita.

Immagine in evidenza: ph. Riccardo Ghilardi

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