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La Nicoletta Fiorucci Foundation apre il suo nuovo spazio a Venezia con to love and devour, prima personale italiana di Tolia Astakhishvili: un’installazione site-specific che trasforma l’ex studio di Ettore Tito in un’opera immersiva tra rovine, memoria e collettività.
Nata a Londra nel 2021 dall’evoluzione del Fiorucci Art Trust creato da Nicoletta Fiorucci, attenta e illuminata collezionista, e pensata per promuovere l’arte emergente attraverso residenze e laboratori sia nei circuiti istituzionali che in contesti non convenzionali, Nicoletta Fiorucci Foundation ha deciso di stabilirsi a Venezia ed aprire il suo spazio espositivo permanente, riportando in vita l’ex studio del pittore Ettore Tito a Dorsoduro. Per l’occasione è stata scelta come protagonista l’artista georgiana Tolia Astakhishvili (Tbilisi, 1974; vive e lavora a Berlino e Tbilisi), che ha creato una grande installazione site-specific, visitabile fino al 23 novembre. La sua è un’opera totalizzante, immersiva, che si insinua in ogni angolo di un edificio ancora in restauro, abitandone crepe, silenzi e smottamenti. Il titolo, to love and devour, riassume alla perfezione i sentimenti che la mostra suscita. Curato da Hans Ulrich Obrist, il progetto rompe i confini tra gesto individuale e creazione collettiva: Tolia ha invitato artisti con cui collabora da tempo – Ketuta Alexi-Meskhishvili, Zurab Astakhishvili, Thea Djordjadze, Heike Gallmeier, Rafik Greiss, Dylan Peirce, James Richards, Maka Sanadze – a condividere lo spazio e generare una forma d’arte corale, fluida, discontinua.

L’intervento sull’ex studio di Tito è iniziato a gennaio 2025, Astakhishvili ha vissuto e lavorato presso la Nicoletta Fiorucci Foundation, entrando in dialogo con lo spazio. Con un processo che non aggiunge ma decostruisce, Tolia ha modificato le stanze, spostato pareti, inserito disegni, pitture, testi, filmati, suoni. L’edificio, fragile e aperto, si è trasformato in una grande cassa di risonanza per riflettere sul tempo e sul vivere. Qui lo spazio in rovina diventa materiale artistico e il restauro sospeso amplifica il senso di precarietà. Un’installazione che richiama un’occupazione poetica: oggetti abbandonati, frammenti, tracce. Il disegno, filo conduttore della ricerca di Tolia e sezione centrale nella Collezione Fiorucci, emerge come elemento fragile e ostinato, che tenta di ricucire le rovine senza cancellarle. Il risultato è una riflessione sul costruire e sull’abitare, sulla memoria degli spazi e sul modo in cui il tempo li attraversa. La mostra non si visita, si percorre in balia dello spazio stesso. Come scrive Deleuze: «Siamo in mezzo alle cose, ma al centro di nulla».