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La versione di Clémence

A Palazzetto Bru Zane, una compositrice atipica
di Davide Carbone

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Rosa Giglio, coordinatrice artistica di Palazzetto Bru Zane, ci racconta il festival dedicato a Clémence de Grandval in programma a Venezia dal 3 al 29 ottobre.

Si apre una nuova stagione e le sorprese non mancano. Come gli autori e le autrici protagonisti, Palazzetto Bru Zane ha saputo in punta di piedi e con grandissima eleganza irrompere nella scena musicale veneziana e affiancarsi alle diverse altre stagioni e festival con carattere e identità originali. Il Centre de musique romantique française ha fatto dei repertori dimenticati o inusuali la propria forza e offerta, raccogliendo attorno alla magnifica sala della musica del Palazzetto – il casino Zane, costruito tra il 1695 e il 1697 – un pubblico attento e sempre più numeroso di appassionati e neofiti, che ne hanno sancito il successo. Alla vigilia del nuovo Festival dedicato alla sorprendente compositrice Clémence de Grandval abbiamo voluto scoprire in anteprima la storia e la musica che sarà proposta nei concerti in programma dal 3 al 29 ottobre, con anteprima il 17 settembre. Guida d’eccezione Rosa Giglio, coordinatrice artistica di Palazzetto Bru Zane.

Negli ultimi anni il Palazzetto Bru Zane ha riportato alla luce molti compositori dimenticati, ma Clémence de Grandval, protagonista del nuovo festival che andrà in scena tra settembre e ottobre, sembra rappresentare un caso ancora una volta unico e originale. Perché avete scelto questa compositrice?
Sin dalla nascita, il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française, nell’ambito della sua missione di rivalorizzazione del repertorio musicale dell’Ottocento francese oggi meno conosciuto, si è dedicato con particolare interesse alle compositrici. Il nostro obiettivo consiste nel restituire la varietà di un panorama musicale popolato da una moltitudine di figure autoriali, in molti casi cadute nell’oblio. Per quanto riguarda le compositrici, trattandosi di artiste che dovettero sfidare forti condizionamenti, pregiudizi e difficoltà per affermare il loro ruolo già al tempo, il nostro lavoro risulta ancora più pertinente. Clémence de Grandval è una delle figure iconiche di questo contesto, caratterizzata da un duplice stigma, non soltanto donna, ma anche nobile, ebbe l’ardire di voler vedere riconosciuto il suo ruolo di compositrice, non rassegnandosi allo spazio residuale al quale la società del tempo avrebbe voluto relegarla. Purtroppo, il suo talento, la sua professionalità e la sua tenacia non ebbero la meglio sul pensiero dominante, come possiamo leggere dalle numerose testimonianze lasciate dalla stessa autrice. Ci è parso fosse giunto il momento di dare l’opportunità a chi segue con interesse la nostra attività di scoprire questa compositrice, attraverso un ciclo a lei dedicato a Venezia, ma anche una serie di altre iniziative a livello internazionale, quali una registrazione discografica di prossima uscita per la nostra etichetta e programmi di musica da camera e sinfonica a lei dedicati a Berlino, Parigi, Montréal, Caen.

Grandval era stimata da musicisti come Camille Saint-Saëns, ha scritto oltre un centinaio di opere e affrontato praticamente ogni genere musicale. Eppure, oggi il suo nome è quasi sconosciuto. Che cosa ci racconta questa assenza sul modo in cui è stata scritta la storia della musica?
È pensiero ormai comune quello di affermare che la storia, non solo quella della musica, è stata scritta principalmente da uomini, quale esito di un assetto sociale, politico e culturale che ha sempre visto le donne ricoprire ruoli di scarsa influenza in ambito pubblico. Grandval incarna un tentativo forte e consapevole di rovesciare questi dettami, lottando per non rimanere là dove il suo tempo, e anche quello futuro, purtroppo, avrebbero voluto confinarla. Ebbe la fortuna di nascere e crescere in un contesto fortemente privilegiato, nel quale le sue aspirazioni a fare della musica una professione vennero sostenute dai genitori prima e dal marito poi. Abbiamo notizie del suo interesse per la composizione di sinfonie, nelle quali lei stessa dirigeva la sua orchestra, sin dall’età di dieci anni. Tra i suoi insegnanti, Frédéric Chopin e Camille Saint-Saens ne riconobbero e incoraggiarono il talento e la curiosità. Nel corso della sua lunga carriera si dedicò ai generi più disparati, dalla musica da camera all’opera, passando per l’operetta, la musica sacra, le cantate. La sua condizione di privilegio le permise inizialmente di portare alla ribalta dei salotti parigini il frutto del suo lavoro, la frequentazione e la stima dei grandi musicisti del tempo la portò a scrivere per alcuni di loro brani che vennero poi eseguiti anche nelle sedi più reputate, quali le grandi società di concerti, la chiesa di Sant’Eustachio a Parigi nel caso della sua messa. Si dedicò anche ai repertori più leggeri, come l’operetta e l’opéracomique, che ugualmente raggiunsero le principali scene parigine del tempo. La critica a lei contemporanea fu sempre alquanto dura e ambivalente nei confronti di Grandval; pur ammettendo il valore e la qualità delle sue composizioni, non le venne mai perdonata la duplice colpa di essere donna e nobile. Sistematicamente accusata di concorrenza sleale, come se la sua condizione di privilegio dovesse essere sufficiente perché si accontentasse di dedicarsi alla musica per diletto, senza ostinarsi a volersi vedere riconosciuta nel suo ruolo di compositrice. Ricorse a diversi pseudonimi per aggirare questo tipo di critiche, che però la accompagnarono per tutta la vita.

Quanto questa doppia “identità” ha inciso sulla sua fortuna critica?
Come dicevo, le istituzioni del tempo si mostravano refrattarie ad accogliere le velleità di una donna dedita alla composizione come mestiere. L’opinione diffusa era che la sua condizione di privilegio dovesse appunto portarla ad accontentarsi di far musica per diletto o programmarla a sue spese, avendo Clémence de Grandval i mezzi per farlo. Senza accampare ‘eccessive rivendicazioni’ sul proprio ruolo riconosciuto nei consessi ufficiali, togliendo così spazio a coloro i quali, uomini chiaramente, non avrebbero avuto la possibilità di fare diversamente.

Chi assisterà ai concerti della rassegna forse ascolterà la musica di Clémence de Grandval per la prima volta. Qual è l’aspetto della sua scrittura che potrebbe sorprendere maggiormente un pubblico contemporaneo?
Cosa potrà aspettarsi da questa compositrice? Clémence de Grandval è stata una compositrice fervida e curiosa, che sin dagli inizi della sua carriera si è interessata a strumenti anche piuttosto inattesi quali i fiati per cui scrive svariate pagine sia cameristiche che orchestrali. Il festival che apre la nuova stagione offrirà l’opportunità di ascoltare questi brani che comprendono strumenti quali l’oboe, il corno inglese, il fagotto, riscoprendo la ricchezza di un repertorio di grande varietà, messo in dialogo con altri compositori e compositrici del tempo.

Un festival come questo è il punto di arrivo di un lunghissimo lavoro di ricerca sia di repertorio che di interpreti. C’è un passaggio particolarmente interessante che il pubblico non deve perdere?
I cicli tematici che proponiamo al nostro pubblico a Venezia, così come negli altri luoghi che toccano la nostra programmazione, sono il frutto di una costante ricerca sulle fonti e negli archivi. Strutturare un festival per un’istituzione fondata sulla ricerca musicologica quale è la nostra significa immaginare un percorso al contempo coerente e accattivante, che possa avvicinare un’ascoltatrice o un ascoltatore non necessariamente informata su questi temi e offrire un’esperienza godibile a diversi livelli. L’appuntamento alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista del 3 ottobre, ad esempio, offre l’occasione di ascoltare in uno spazio estremamente suggestivo quattro cantanti di livello internazionale accompagnati al pianoforte in un programma che unisce arie ed ensemble di Clémence de Grandval e dei compositori che intorno a lei scrivevano in quegli stessi anni. Alcuni nomi risulteranno più noti, altri meno. Vi invitiamo a lasciarvi trasportare dalla curiosità!

Nel programma le opere di Grandval dialogano con quelle di Bizet, Gounod, Massenet, Saint-Saëns e altri autori del suo tempo. Perché era importante non isolarla, ma inserirla all’interno del panorama musicale della sua epoca?
Clémence de Grandval partecipa attivamente alla vita musicale del suo tempo, aderendo alla Société nationale de musique sin dai tempi della sua creazione; in quanto donna non poté diventare membro del comitato di questa istituzione dedicata al sostegno dei compositori e dello stile francese, alla cui definizione contribuì in maniera personale e significativa. Camille Saint-Saëns è per Grandval una figura di riferimento sin dalla giovinezza, sarà il suo maestro per un paio di anni e continuerà a sostenerla nel suo ostinato percorso creativo per tutta la vita. Anche Charles Gounod e Georges Bizet tengono in grande considerazione la compositrice e musicista Clémence de Grandval, invitandola a partecipare alla lettura di alcune delle loro opere. Significativi sono anche i rapporti con alcuni grandi musicisti del tempo, quali il flautista Paul Taffanel, l’arpista Alphonse Hasselmans, per i quali Grandval compone alcune opere di musica da camera, ma anche con orchestra, che poi entreranno nel repertorio di questi interpreti. Clémence de Grandval non è stata una compositrice isolata che si è rassegnata a dedicarsi alla sua musica in una condizione di preclusione. È stata un’artista appassionata e riconosciuta, che ha praticato il suo mestiere con dedizione e impegno, all’interno della società di cui si sentiva parte in maniera attiva. I programmi dei concerti proposti parlano anche della ricchezza di questi legami.

Quando un festival dedicato a una compositrice o un compositore ‘dimenticato’ si conclude, qual è il vero obiettivo raggiunto?
Per quanto ci riguarda, l’obiettivo è quello di creare in chi segue il nostro lavoro assiduamente o ci si imbatte in maniera sporadica un effetto di sorpresa; quando uscendo da un concerto il cui programma propone brani di autori o autrici sconosciuti ai più, le persone salutano con un sorriso sincero e testimoniano di un piacere genuino per essere state accompagnate attraverso sentieri meno battuti, ci possiamo considerare soddisfatti. Le artiste e gli artisti cui il Palazzetto Bru Zane affida questo compito rispondono sempre con entusiasmo, professionalità e coinvolgimento e questi elementi sono determinanti per rendere davvero fruttuosa questa trasmissione. Il fatto che nel corso degli anni i nomi di Louise Farrenc, Mel Bonis, Louise Bertin, Marie Jaëll, Clémence de Grandval, accanto a quelli di Théodore Dubois, Charles Silver, Ambroise Thomas… inizino a suonare familiari non solo tra un manipolo di addetti ai lavori, ci incoraggia a proseguire su questa strada.

Immagine in evidenza: © Matteo De Fina

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