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Vivaldi e una commedia degli equivoci al Malibran
di Nicolò Ghigi

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Dal 20 al 29 marzo Ottone in Villa al Malibran nell’allestimento che segnò la ripresa delle attività della Fenice dopo la pandemia di Covid.

A partire dal 2018 La Fenice ha intrapreso una benemerita operazione di riscoperta dell’opera barocca, e particolarmente di quella vivaldiana, parte consistente e pregevole del repertorio del Prete Rosso ma usualmente sottovalutata. Osserviamo con piacere come tale percorso non sia stato interrotto dall’avvicendarsi della nuova Sovrintendenza, e infatti sul palco del Teatro Malibran sarà proposto dal 20 al 29 marzo, in cinque repliche, l’Ottone in villa, che era già andato in scena alla Fenice nel luglio 2020, per una ripresa dell’attività teatrale dopo lo scoppio della pandemia di Covid. L’Ottone in villa (RV 729) fu la prima opera di Vivaldi, musicata su libretto di Domenico Lalli ispirato alla Messalina di Francesco Maria Piccioli (a sua volta messa in musica da Carlo Pallavicino nel 1680). Debuttò il 17 maggio del 1713 in un contesto decisamente insolito, ossia il Teatro delle Grazie di Vicenza. Tuttavia, le intenzioni dei committenti, che desideravano affidare un’opera nuova a un grande maestro per un teatro inaugurato appena l’anno precedente che ambiva ad emergere sulla scena vicentina superando il più celebre Teatro delle Garzerie, incontrarono le esigenze del compositore, che riteneva prudente esordire in un genere per lui nuovo su un palcoscenico meno noto, che non potesse compromettere la sua carriera in caso d’insuccesso.

L’opera si colloca nel travagliato “anno dei quattro imperatori”, il 69 d.C. Il protagonista è proprio uno di questi, Otone, che con un colpo di Stato aveva eliminato Galba, dopo averlo aiutato solo pochi mesi prima nella sua congiura contro Nerone. Non sono però le vicende politiche al centro del dramma, cosa che sarebbe del resto inconcepibile per un’opera di puro intrattenimento quale è quella barocca, bensì quelle sentimentali, in un complesso intreccio di relazioni clandestine, ulteriormente complicato dal fatto che un personaggio, Ostilio, è in realtà una donna travestita da uomo. Un equivoco da commedia romana senz’altro facilitato dal fatto che, secondo la consuetudine del travesti dell’epoca, tutti i personaggi principali, Ottone incluso, sono affidati a voci femminili; unica voce maschile sul palco sarà quella di Decio, che proverà invano a portare una riflessione morale tra i dissoluti giochi amorosi alla corte imperiale.

Immagine in evidenza: © Michele Crosera

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