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Doppie rivoluzioni

Alla Fenice torna la Carmen, grande classico tra i classici
di Nicolò Ghigi

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Alla Fenice torna dal 24 maggio al 3 giugno il capolavoro di Georges Bizet con regia di Calixto Bieito, in un allestimento che ha fatto la storia recente della lirica mondiale.

L’ultima fatica di Georges Bizet, rappresentata per la prima volta all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875, appena tre mesi prima della morte del compositore, nonché la più celebre e amata del suo repertorio, la Carmen, torna in scena al Teatro La Fenice nell’ambito della Stagione Lirica 2025-26. Carmen, la bellissima zingara protagonista del dramma, è una sigaraia che, per impuro diletto, inizia a sedurre don José, un giovane e onesto brigadiere. In seguito a una rissa, Carmen viene arrestata e José, incaricato di sorvegliarla ma ormai completamente da lei stregato, la lascia fuggire, finendo lui stesso in prigione per aver mancato al dovere. Carmen prende lentamente il controllo totale sul giovane, convincendolo persino a disertare per unirsi alla sua banda. L’idillio amoroso tuttavia non dura a lungo, poiché Carmen già è pronta a tradirlo con Escamillo, avvenente torero. José giura vendetta: e qualche tempo dopo, dinnanzi all’arena di Siviglia, dopo essersi incontrato con Carmen ed essere stato sprezzantemente rifiutato, in un impeto di disperazione egli compirà tale vendetta, pugnalandola a morte nel momento stesso in cui, all’interno dell’arena, Escamillo pugnala il toro tra l’esultanza della folla. A essere proposto sarà l’ormai classico allestimento del regista catalano Calixto Bieito, andato in scena alla Fenice già tre volte tra il 2012 e il 2017, frutto di una co-produzione internazionale con il Gran de Teatre del Liceo di Barcellona, il Teatro Regio di Torino e il Teatro Massimo di Palermo. Tale allestimento, nato al festival di Peralada ed entrato nel repertorio di diversi teatri italiani e spagnoli, benché vincitore del premio Abbiati per la miglior regia vista in Italia nel 2011 in occasione di una rappresentazione, non ha mancato di sollevare critiche.

Del resto è inevitabile che vi sia qualche difetto nell’allestire un’opera che, a suo tempo quasi rivoluzionaria dal punto di vista sia musicale che drammaturgico, fece irrompere le tinte fosche e la serietà di materia del naturalismo zoliano nell’opera comica francese allora dominata dallo stile leggero di un Auber (e ricevette per questo le feroci bocciature, quasi unanimi, della critica dell’epoca). Alla riflessione sociale e culturale odierna appare quasi banale, e si presta fin troppo bene a esegesi politicizzanti e moralizzanti, inevitabilmente letta alla luce dei dettami delle tematiche del politicamente corretto contemporaneo. Certo, Bieito non cede a questi troppo facili giochi, ma nel tentativo di portare sulla scena un mondo oscuro, freddo, violento e caotico, una rappresentazione plastica di quella forza dionisiaca che già Nietzsche vedeva nel libretto firmato da Henri Meilhac e Ludovic Halévy, sceglie di ambientare la vicenda in uno scenario surreale, nell’enclave spagnola di Ceuta in Marocco negli anni ‘70. Surreale perché, pur al netto della percezione che uno spagnolo di oggi può avere dell’epoca franchista, tra i molti difetti della Spagna dell’epoca difficilmente si può annoverare quel disordine, civile e morale, che la Spagna aveva conosciuto nei turbolenti anni che precedettero la guerra civile del ’39, e che ci riporta piuttosto a scenari sudamericani, a quei contesti disperati in cui a far da padrone è il degrado. Un contesto forse eccessivamente brutale, eccessivamente sessualizzato, che arriva a esasperare il verismo di Bizet, estraniandolo dalla tradizione dell’opera comica in cui egli comunque volutamente s’inseriva, togliendo ogni residuo letterario alla caratterizzazione dei personaggi positivi (l’amore borghese di Micaela, l’eroicità cavalleresca di Escamillo…), per precipitare anch’essi nell’abisso della corruzione, del vuoto angoscioso che sembra dominare ogni cosa. La Carmen di Bieito viene proposta sul palcoscenico Fenice nel mese di maggio in otto repliche, con la direzione di Francesco Ivan Ciampa e un doppio cast internazionale in alternanza.

Immagine in evidenza: © Michele Crosera

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