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Il festival VeneziainDanza torna al Teatro Malibran con due grandi capolavori della danza internazionale: il Balletto Nazionale del Kosovo in Carmina Burana e il Balletto di Roma con Giulietta e Romeo, tra coreografie di prestigio, musica celebre e interpretazioni spettacolari.
Michela Barasciutti e la sua Compagnia Točnadanza riescono ancora una volta a regalare al pubblico veneziano due momenti di eccellenza nella danza, confermando la vocazione della compagnia a sostenere la qualità italiana in dialogo con il mondo. Siamo alla 17. edizione di VeneziainDanza, che si terrà in due weekend tra fine novembre e inizio dicembre al Teatro Malibran: il festival più longevo ospitato a Venezia e organizzato da una compagnia di danza privata. Produzioni spesso create ad hoc per l’occasione o presentate in prima assoluta in Italia, tutte con allestimenti curati e nomi prestigiosi.
La prima rappresentazione è Carmina Burana del Balletto Nazionale del Kosovo, il cui debutto è avvenuto lo scorso giugno a Pristina. Cinque sezioni che contengono un totale di 25 movimenti, tra cui il celeberrimo O Fortuna: uno dei capolavori musicali e scenici del Novecento, con l’ambientazione medievale e la musica corale e ritmica di Carl Orff. Nel parlarne, Michela Barasciutti si commuove e confessa che si tratta del primo balletto visto da bambina, forse la spinta primigenia che l’ha condotta a diventare una delle danzatrici italiane più acclamate.
Punto centrale di questa rappresentazione è la coreografia di Toni Candeloro, nome di spicco della danza italiana, ballerino a Verona, Zurigo, Bonn, San Pietroburgo (è stato anche partner danzatore di Rudolf Nureyev), ma anche colto coreografo, curatore di mostre, ricercatore e pedagogo. È conosciuto come specialista nella ricostruzione dei classici di Marius Petipa e del repertorio dei Ballets Russes di Diaghilev. Una danza neoclassica sostenuta da musica di forte dimensione ritmica, con richiami al folklore popolare, ma arricchita da luci moderne, laser ed effetti speciali. In scena sedici solisti e ventotto danzatori del corpo di ballo.

Il secondo appuntamento è in doppia serata: Giulietta e Romeo, una lettura contemporanea ma rispettosa delle musiche originali di Prokof’ev, firmata dal Balletto di Roma. Con oltre cinquanta repliche e 200.000 spettatori, è ormai un classico imperdibile. Fabrizio Monteverde, nato attore e poi divenuto regista e coreografo, ne è l’anima immaginifica. Non siamo né nel Medioevo scaligero di Luigi da Porto né alla fine del Cinquecento, come nella tragedia di Shakespeare, ma nell’oscuro e cupo periodo del dopoguerra. Lo spettatore potrebbe avere l’impressione di trovarsi in pieno cinema neorealista.
Non a caso Monteverde ha lavorato anche per il teatro e il cinema: sue le coreografie di La luna incantata (1992), film televisivo diretto da Vittorio Nevano e prodotto dalla Rai, con Alessandra Ferri e il Balletto di Toscana, premiato con il Palmarès d’oro al Festival della Televisione di Cannes. Ci attende una narrazione potente e lirica, ma al tempo stesso crudele.