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Dal 26 settembre al 25 ottobre lo Spazio Eventi della Toletta ospita Poveglia prima di Poveglia, mostra fotografica di Beatrice Mancini che dal 2012 racconta l’isola tra abbandono e leggenda. Per la prima volta gli scatti incontrano un abito sonoro scritto per l’occasione da Silvia Rinaldi: dieci fotografie, dieci partiture nate «letteralmente guardando le immagini».
Due isole convivono sotto lo stesso nome. Una reale, silenziosa, abbandonata. Una immaginata, rumorosa, ricca di storie. Quest’ultima nota soprattutto all’estero, dove Poveglia è diventata materia di leggende, mentre in Italia restava quasi sconosciuta. È da questa distanza tra i due racconti che nel 2012 Beatrice Mancini ha iniziato a fotografare l’Isola, convinta che ogni edificio, ogni stanza, ogni rovina suggerisse una narrazione possibile.
Il progetto – che diventerà nel 2017 il libro Il respiro di Poveglia, scritto con il giornalista Christian Elia – nasce come lavoro quasi intimo, di osservazione e immaginazione, ma evolve presto nella documentazione di un cambiamento concreto. Nel 2014 l’Isola finisce sotto i riflettori: l’Agenzia del Demanio la mette a bando con una concessione di 99 anni, e l’offerta più alta, 513.000 euro, arriva da Luigi Brugnaro, allora imprenditore e futuro sindaco di Venezia. La Commissione ritiene la cifra non congrua e non assegna la concessione a nessuno: per la prima volta, però, un luogo rimasto ai margini per decenni entra nel discorso pubblico.

Poveglia porta addosso una storia lunga e più stratificata. Per secoli è stata lazzaretto, luogo di isolamento sanitario – non a caso proprio in queste acque nasce il termine “quarantena” – e nel Novecento ha ospitato un ospedale psichiatrico, chiuso nel 1968. Poi l’abbandono, fino a diventare lo spazio vuoto fotografato da Mancini. Paradossalmente, l’aumento dell’attenzione mediatica ha coinciso con l’aumentare delle difficoltà di accesso all’Isola, di fatto non aperta al pubblico: costruire il progetto ha richiesto anni e relazioni di fiducia con chi a Venezia ha reso possibile arrivarci.
Nel frattempo Poveglia cambiava. Ad agosto 2025, dopo undici anni di battaglie, l’Agenzia del Demanio ha concesso in gestione per sei anni la parte nord dell’Isola all’Associazione Poveglia per tutti: sette ettari di laguna destinati a diventare parco urbano condiviso, senza trasformazioni speculative, una vicenda finita anche sulle pagine del New York Times.
È in questo momento che le fotografie di Mancini tornano a Venezia, città da cui tutto era partito, per la mostra Poveglia prima di Poveglia allo Spazio Eventi della Toletta. E lo fanno con un elemento inedito: la musica di Silvia Rinaldi, musicista, sound designer e docente, che ha scritto per l’occasione un abito sonoro per ogni immagine.

Rinaldi non è entrata nel progetto da compositrice di mestiere in senso tradizionale, ma da chi si è lasciata catturare da uno scatto fino a sentirne il suono: «Il mio lavoro è nato letteralmente guardando le immagini. Ammetto che è stata un’esperienza incredibile e magica, come se fossi riuscita a connettermi con ciò che vedevo».
Il tutto senza studi di registrazione né mixer, con mezzi che definisce «a dir poco minimalisti». Su Poveglia Rinaldi non usa mezzi termini: «All’epoca l’Isola ti avvolgeva nel suo manto lugubre ma meraviglioso».
Per lo scatto che ritrae la fotografia di una bambina – che oggi, con un destino quasi beffardo, risulta rubata, uno dei tanti piccoli furti che negli anni hanno spogliato l’Isola pezzo dopo pezzo – Rinaldi racconta: «Si sentono a tratti dei suoni infantili, a farle compagnia».

Per la rete di un letto, memoria diretta del passato manicomiale: «Mi sono immaginata la follia, dunque ho registrato con la mia voce l’inizio di una poesia di Alda Merini in loop, alla quale ho aggiunto una percussione ossessiva», l’effetto è pulsante, travolgente. Diversa la scelta per un albero, unico attimo di respiro: «Finalmente un momento di pace! Ho fatto suonare un koto giapponese con gli archi». E per lo specchio d’acqua che chiude la sequenza, «un effetto diverso ancora, a ricordare la fluidità».
Sono almeno dieci le fotografie che hanno trovato un proprio equivalente sonoro, in un lavoro durato mesi, portato avanti con dedizione, senza alcun sostegno economico: «Ogni immagine ha una sua anima musicale, oppure ogni suono ricorda un’immagine. Descritto così sembra quasi banale, ma è stato davvero un grande lavoro; un lavoro poetico e sentimentale, e una bellissima avventura che spero di poter continuare», conclude Rinaldi.
Alla Toletta, accanto alle immagini e ai suoni, la mostra prevede serate di approfondimento, workshop e videointerviste a chi Poveglia l’ha conosciuta e amata da vicino. Un racconto che va oltre l’Isola in sé, per toccare come i luoghi cambiano, vengono narrati, desiderati… e come, a volte, le storie che si costruiscono intorno ad essi finiscono per trasformarne davvero il destino.
Il cortometraggio Poveglia – immagini di Beatrice Mancini, montaggio di Andrea Salvi, sound design di Silvia Rinaldi – è disponibile sul canale YouTube di Venews.