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Echi reciproci

A Palazzo Grassi incontro folgorante tra Tatiana Trouvé e La Ribot
di Loris Casadei

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Un atlante di meraviglie e ambiguità: Tatiana Trouvé trasforma Palazzo Grassi in un labirinto di visioni, dove memoria, stregoneria e paesaggi interiori si rincorrono. A rispondere, la voce radicale di La Ribot, tra teatro e corpo politico.

Pura magia la mostra di Tatiana Trouvé a Palazzo Grassi dal titolo La strana vita delle cose. La sensazione è quella di entrare nel mondo sotterraneo di Alice e, forse non a caso, ingannevoli porticine sembrano aprire percorsi inediti al secondo piano. La stessa installazione all’ingresso, nell’Atrio centrale, presenta una prima ambiguità: il pavimento di marmo è stato asfaltato con inserimenti di tombini e di piastre di copertura di tubature sotterranee provenienti da molteplici luoghi. Un omaggio a Venezia, fondata sull’acqua? O, visto dall’ultimo piano, un cielo stellato? Oppure, meglio, una prima indicazione del disorientamento in cui vive la nostra razza umana? Del resto Tatiana Trouvé non aveva intitolato The Great Atlas of Disorientation la sua mostra al Centre Pompidou nel 2022?

Tatiana Trouvé, Hors-sol, 2025, Collection of the artist © Tatiana Trouvé, by SIAE 2025. Installation view, Tatiana Trouvé. The Strange Life of Things, 2025, Palazzo Grassi Photo Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio © Palazzo Grassi, Pinault Collection

La corsa di Alice nel Paese delle Meraviglie non si esaurisce però qui, proseguendo, un po’ in sordina, con un’esposizione di scarpe che potrebbe rimandare a Van Gogh.
Una scoperta rivelatrice sono i libri, sempre un poco nascosti o marmorizzati, qua e là inseriti nelle sculture-composizioni. Si tratta di volumi che hanno svolto una parte importante nella vita di Tatiana. Lei stessa racconta che la madre, prima di dormire, le leggeva Fiabe Italiane di Italo Calvino, alcune delle quali non erano certo rassicuranti. Scopriamo due filoni dominanti, ben visibili nella composizione L’inventario del 2023-2024.
Il primo attraversa mondi dentro il nostro mondo, che non conosciamo e forse ostili: Alien Ocean di Stefan Helmreich, The Evidence of Things Not Seen di James Baldwin, Planet of Exile di Ursula Le Guin. Oppure mondi resi ostili dall’uomo stesso e, come afferma Tatiana, «molti dei miei disegni e sculture posano lo sguardo sui diversi aspetti di questo fenomeno ambientale complesso: l’impoverimento, la scomparsa, la preservazione e il sapere delle culture autoctone». Ancora più significativo Space, Place and Gender dell’artista Doreen Massey.
L’altro filone è dedicato alla stregoneria: Mona Chollet con Streghe, Lucy Cooke con Bitch, Monique Wittig con Les Guérillères e Starhawk con Truth or Dare. Se dovessi scommettere su quale sarà l’argomento preferito nel dibattito che si terrà tra Tatiana e La Ribot indicherei questo tema.

“Juana ficcion (2024)”, La Ribot e Asier Puga, 2024, Batie Geneve. Photo Kenza Wadimoff

Sì, perché a Palazzo Grassi, proprio nell’Atrio, mercoledì 8 ottobre si terrà la performance Juana ficción seguita da una conversazione tra le due artiste. La Ribot è danzatrice, performer e artista visuale fin troppo conosciuta. Leone d’Oro alla Biennale Danza nel 2020 e definita da Marie Chouinard “gran signora stravagante dell’arte contemporanea”, il pubblico veneziano la ricorderà anche con Mathilde Monnier per Biennale Danza nel 2017 nell’esilarante Gustavia. In realtà, ora possiamo dirlo, il suo spettacolo Piezas distinguidas nel 2020 venne tagliato per eliminare le parti di diretto contatto con il pubblico… Covid o pruderie? La Ribot spesso ha usato il proprio corpo per esprimere protesta contro il potere e il consumo maschile del corpo femminile, e lo stesso Piezas distinguidas ne è un esempio eclatante.
Juana ficción riprende la triste storia di Juana I di Castiglia, incoronata nel 1504 ma dichiarata pazza e incarcerata a vita prima dal padre, poi dal marito e infine dal figlio. La pièce è stata presentata al Festival di Avignone nel 2024 e Palazzo Grassi ospiterà la sua prima italiana. Vediamo il triste e pallido volto della Regina nel bel ritratto di Juan de Flandes.

Tatiana Trouvé, L’inventario, 2003-2024, Collection of the artist © Tatiana Trouvé, by SIAE 2025. Installation view, “Tatiana Trouvé. The strange Life of Things”, 2025, Palazzo Grassi, Venezia. Ph. Marco Cappelletti and Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio © Palazzo Grassi, Pinault

Vera gemma è la musica originale di Iñaki Estrada. Di base è un canto gregoriano a cappella, mentre archi, legni, ottoni dominano e creano nuove sonorità. Viene ripreso un classico canzoniere spagnolo di fine Quattrocento, il Cancionero general di Hernando del Castillo. Talvolta veglia funebre, talvolta musica polifonica multistrato con intervalli dissonanti, mi ha ricordato lo Shostakovich di Lady Macbeth nel distretto di Mcensk, in particolare per le parti corali. Chi volesse vedere lo stupendo film di Shapiro premiato a Cannes nel 1967 con la grande Katerina Izmailova vada a risentire il sestetto a 43’ o la scena delle calze a 103’. Onore a Estrada.
La Ribot commenta la storia di Juana come il classico tragico destino di una donna immolata sull’altare della politica maschile, incarnata nei tre uomini della sua vita. «The patriarchy is seen as a force of control, erasure and oblivion at work…». Durante il dibattito non credo che Alice si risveglierà per andare felice a prendere il tè a casa, ma suppongo che il prete anglicano Charles Lutwidge Dodgson verrà chiamato alla sbarra.

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