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Il 28 febbraio Veneto Jazz traccia nuovi confini della fruizione musicale con una videoinstallazione dedicata agli ultimi anni della vita del grande pittore.
Tra gli appuntamenti più originali e significativi della rassegna Jazz&, quello ospitato al Teatrino di Palazzo Grassi sabato 28 febbraio occupa un posto speciale. Matisse/JAZZ non è un concerto, non è uno spettacolo teatrale, non è una mostra nel senso tradizionale del termine: è piuttosto un’esperienza immersiva, una video-installazione sonora che invita lo spettatore a entrare nel ritmo segreto della creazione artistica, là dove musica, colore e gesto si fondono in un unico linguaggio. Il progetto prende forma dagli ultimi anni della vita di Henri Matisse, quando, quasi ottantenne e segnato dalla malattia, l’artista realizza il volume Jazz (1947), straordinaria raccolta di gouaches découpées che segna una svolta radicale nella storia dell’arte del Novecento. In una condizione di apparente fragilità, Matisse compie un atto di forza creativa assoluta: seduto su una sedia a rotelle, armato di grandi forbici, ritaglia il colore, lo attraversa, lo plasma. Come lui stesso scriveva, era come “entrare direttamente nella materia”, come farebbe uno scultore. Da questo gesto elementare e potentissimo nasce un linguaggio nuovo, essenziale, libero, destinato a rivoluzionare il modo di pensare la forma. Jazz non è solo un titolo evocativo. L’album è concepito come una vera e propria partitura visiva: ventuno tavole di colori puri, disposte secondo un ritmo musicale, intervallate da testi calligrafici che diventano segno, disegno, respiro. Matisse temeva la saturazione dello sguardo e affida al ritmo – alla pausa, all’alternanza – il compito di mantenere viva l’attenzione, come accade nella musica improvvisata. Da questa intuizione nasce l’idea dell’installazione curata da Mietta Corli, regista e scenografa di teatro musicale, che da anni indaga il dialogo tra immagine, suono e scena.
Il progetto trova al Teatrino di Palazzo Grassi una dimensione ideale. Le proiezioni avvolgono lo spazio, mentre la presenza dal vivo di Patrizio Roversi evoca la figura di Matisse al lavoro nel suo studio: una presenza lieve, poetica, mai imitativa, che restituisce la solarità e la libertà degli ultimi anni dell’artista. Le musiche di Jan Garbarek accompagnano questo percorso come un respiro profondo: suoni che non illustrano, ma suggeriscono, aprono spazi interiori, dialogano con le forme e con il silenzio. Fondamentale, in questo processo, la collaborazione con lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che contribuisce a restituire profondità critica e storica a un’esperienza che resta, prima di tutto, sensibile. Con Matisse/JAZZ, Jazz& prosegue la propria ricerca sui confini del linguaggio jazzistico, inteso non come genere ma come attitudine: apertura, improvvisazione, ascolto, capacità di trasformare il limite in risorsa. È un progetto che parla di arte, ma anche di vita; di fragilità che diventa forza; di creazione come atto di resistenza luminosa, e ringrazio Mietta Corli e Patrizio Roversi, da poco abitanti di questa splendida città, per aver scelto Venezia e Veneto Jazz per realizzare questo poetico progetto. La fruizione itinerante, organizzata in piccoli gruppi, invita a un tempo rallentato, necessario, in cui lasciarsi attraversare da immagini e suoni. Un invito, oggi più che mai, a riscoprire il valore del ritmo, della pausa, della visione.