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In un anno di eventi dedicati al trecentesimo anniversario della nascita del celebre seduttore, la Fondazione Giorgio Cini dedica in autunno un doppio progetto espositivo a Giacomo Casanova, indagandone la figura attraverso le lenti di Venezia e dell’Europa.
Durante tutto il 2025, i mille volti di Casanova offrono innumerevoli occasioni di riflessione e di ‘ossessione’, esattamente come per una star dei nostri giorni, occupando musei e gallerie con percorsi che hanno inebriato il pubblico con profumi, vetri, abiti, film, libri, opere antiche, moderne e molto altro. Ancora in corso a Palazzo Mocenigo fino al 2 novembre Casanova 1725–2025: L’eredità di un mito tra storia, arte e cinema e al Museo del Vetro fino al 18 gennaio 2026, Vero Casanova. Tuttavia è l’autunno a riaccendere i riflettori sui 300 anni del celebre seduttore con un doppio progetto espositivo, dove sono Venezia e l’Europa le lenti attraverso cui la Fondazione Giorgio Cini sceglie di osservare e indagare la figura di Giacomo Casanova, la persona storica e il mito. Il primo capitolo, Casanova e Venezia, curata dall’Istituto di Storia dell’Arte, diretto da Luca Massimo Barbero, con la partecipazione dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma, si sviluppa a Palazzo Cini dal 27 settembre al 2 marzo 2026, protagonista il Settecento veneziano e il suo fermento culturale e artistico. Quasi cento opere provenienti dalle raccolte della Fondazione Giorgio Cini e da prestiti di importanti collezioni e musei veneziani, nazionali e internazionali raccontano la figura poliedrica di Casanova – letterato, memorialista, filosofo, alchimista, viaggiatore e diplomatico – lungo il secolo inquieto del Settecento che si chiude con la caduta della Serenissima. La vita di Giacomo Casanova, che nasce a Venezia, nel sestiere di San Marco, nel 1725, coincide infatti fatalmente con gli ultimi sette decenni della vita della Repubblica di Venezia.

«A fare da sfondo all’esposizione – spiega Luca Massimo Barbero – è in primo luogo la Venezia del giovane Casanova: fantasmagorica e pulsante di vita, cosmopolita per antonomasia e importante centro d’irradiazione culturale, a questa città in special modo si deve la nascita di una civiltà artistica tra le più elevate di ogni tempo. Capitale delle arti, del teatro e della musica, è la città in cui Casanova diventa quella vertiginosa figura che la storia ci ha consegnato».
Fulcro narrativo della mostra è il celebre Album di caricature di Anton Maria Zanetti il Vecchio, acquisito da Vittorio Cini nel 1969. Una selezione di 39 fogli si incontra nel salone centrale e lungo il percorso espositivo, in una sorta di controcanto delle tele esposte. Con le sue trecentocinquanta caricature, la silloge di Zanetti ricostruisce con arguzia e ironia l’humus sociale e culturale dagli inizi del secolo fino agli anni in cui il giovane Casanova si affaccia a quel mondo. A finire sotto la matita di Zanetti sono abati, preti e “nonzoli”, artisti, padroni e servitori, veneti e “foresti”, ma soprattutto “gente di teatro”, una folla di cantanti, ballerine, attori, suonatori, impresari, copisti, suggeritori, compositori e maestri di musica. Il mondo del teatro è centrale nella vita e nell’immaginario di Casanova, come spiega Maria Ida Biggi, direttrice dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma e docente all’Università Ca’ Foscari Venezia: «La sua storia è intrisa di teatro, la sua vita potrebbe essere una continua commedia. È stato suonatore, attore, drammaturgo, impresario, traduttore e adattatore di testi teatrali e altro. I suoi genitori erano entrambi attori e la madre Giovanna Farussi, veneziana, detta Zanetta, ottenne un notevole successo in terre nordiche».
In mostra alcuni fra i pezzi più pregiati già della collezione di Vittorio Cini, raramente esposti: la coppia di Vedute ideate dal giovane Canaletto (1721-1722); la singolare tela di Francesco Guardi recante l’Albero genealogico della famiglia Giovanelli; il ciclo di tele con Cibele, Vulcano e Nettuno provenienti dal soffitto di Palazzo Zulian, omaggio al mito di Venezia e capolavoro della maturità di Antonio Guardi.

Uno degli elementi che più colpisce della vicenda di Casanova è lo spirito europeo che ha saputo interpretare in un’epoca inquieta e foriera di grandi trasformazioni. È qualcosa di profondo che lui avverte mentre viaggia da intellettuale e diplomatico, da osservatore curioso e uomo affascinato dalla ragione e dall’occulto. Nella sua vita e nelle sue memorie riesce a intravedere i codici culturali comuni tra nazioni che pure sono belligeranti, gelose e competitive. Sul finire della sua vita, che poi è sul finire del secolo, Casanova è testimone di un vento nuovo che dalla Francia spazzerà tutte le certezze (e spegnerà la Repubblica Serenissima) fino a imporre un nuovo ordine. Il secondo capitolo, sull’Isola di San Giorgio, in Sala Carnielutti e al Piccolo Teatro dal 17 ottobre al 2 marzo 2026, è proprio dedicato a questo tema: Casanova e l’Europa. Opera in più atti. La mostra, dalla forte impronta interdisciplinare e multimediale, è realizzata in collaborazione con il Teatro La Fenice e presenta uno straordinario panorama di quanto gli Istituti della Fondazione Cini conservano e studiano, osservato attraverso la vita e il tempo di Casanova. Documenta la vivacità del panorama culturale europeo, l’intensità degli scambi di idee, la diversità dei punti di vista nella fase di passaggio dal vecchio regime settecentesco al periodo napoleonico e poi alla rivoluzione industriale e liberale ottocentesca.