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Al Teatro Goldoni, dal 20 al 22 febbraio, People, Places & Things con Anna Ferzetti, regia di Pierfrancesco Favino: un lavoro di Duncan Macmillan sulle dipendenze e sull’identità.
Le cose, i posti , le persone che abbiamo incontrato nella nostra vita sono le pietre miliari del nostro viaggio su questa terra. Possono rappresentare momenti cui torniamo con gioia o che facciamo di tutto per dimenticare, ma di certo racchiudono delle parti di noi, della nostra memoria, che a volte abbiamo paura di affrontare. Questo testo parla di tutto ciò che facciamo per evitare di guardarci dentro, di tutto quello che usiamo per farlo e di come sia possibile una volta toccato il fondo rinascere se ci prendiamo cura delle nostre ferite».

Così Pierfrancesco Favino – questa volta nelle vesti di regista – presenta People, Places & Things, in scena al Teatro Goldoni il 20, 21 e 22 febbraio, in italiano con sopratitoli in inglese. Il dramma, che porta la firma di Duncan Macmillan, ha per protagonista Anna Ferzetti che, in quest’apertura di 2026, si divide così tra il teatro con il compagno Favino e la promozione de La Grazia, il film di Paolo Sorrentino che la vede protagonista sul grande schermo al fianco di Toni Servillo.
People, Places & Things racconta il viaggio frammentato, doloroso e a tratti ironico dentro le dipendenze, narra di come impariamo a nasconderci agli altri e di come, infine, riusciamo a venire allo scoperto con la nostra vera identità.
«È un testo sulle dipendenze, quelle invisibili che riguardano tutti», ha dichiarato Ferzetti, nel suo primo ruolo da protagonista a teatro. Sono le parole dell’autore a introdurre lo spettatore a quel che lo attende: «Emma è in scena, sta recitando Nina nel Gabbiano di Cechov, Kostja le fa delle domande, lei risponde, non sa dove mettere le mani, proprio come Nina; non padroneggia più la sua voce, proprio come Nina; non ricorda più dove sia e cosa debba fare, non ricorda più le sue battute o forse sono i suoi pensieri, non sa più dove finisca la finzione e dove inizi la realtà. Nina sta per cadere giù dal palco… o forse è Emma che sta scivolando via. Quello che è certo è che chiunque essa sia, questa donna ha bisogno di aiuto».

In un gioco di specchi Anna Ferzetti dà voce e corpo a Emma, un’attrice che ha passato così tanto tempo a fingere di essere altre persone sulla scena – in una costante una fuga da sé – da immedesimarsi in loro. In Nina. Recita per non sentire, per nascondersi. Ha fatto dell’alcol e delle droghe un rifugio, una tregua temporanea dal rumore assordante del mondo e dalle proprie paure. Fino a quella caduta dal palco di Emma/Nina, quando emerge il malessere interiore che la dipendenza non zittisce più.
L’attrice arriva in un centro di riabilitazione: ma inizialmente sono rabbia e desiderio di scappare a muoverla. Le sessioni di gruppo diventano il luogo dell’attrito, della resistenza. La terapia una sorta di campo di battaglia dove le vecchie abitudini cercano di sopravvivere e le nuove faticano a trovare spazio. Emma si rifugia ancora in Nina… ma tutte le maschere prima o poi cadono. E quando accade emergono le paure più intime: il rapporto irrisolto con i genitori, la sensazione di non essere mai stata davvero vista, la convinzione di non meritare salvezza.

La vita – suggerisce Macmillan – è una performance continua: impariamo presto quale ruolo interpretare per essere accettati. La dipendenza nasce quando non mostriamo ciò che siamo. Ma uscire dal tun nel è possibile. E così, infine, Emma decide di dire sì alla vita nonostante il caos. E si rivela nella sua vera identità, con il suo vero nome nella performance finale. Il successo della terapia non è la guarigione, ma la presa di coscienza: la volontà e possibilità di prendersi cura delle proprie ferite.
In scena, con Anna Ferzetti, ci sono Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi, Totò Onnis e Luca Massaro, Gabriele Badaglialacqua, Sofia Capo, Marta Morgavi, Giorgio Stefani, Maria Giulia Toscano. Le scene sono di Luigi Ferrigno.
Il 21 febbraio, alle 17 all’Ateneo Veneto, l’incontro di Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti con il pubblico, nell’ambito del programma A Scena Aperta con i protagonisti della Stagione 2025/2026 del Teatro Stabile del Veneto.