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Menotti e Bernstein chiudono la Stagione 2025-2026 del Teatro La Fenice con un dittico in programma al Goldoni dal 9 al 14 ottobre.
La Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 della Fenice si conclude con un dittico che sembra confezionato per non deludere affatto le aspettative. Mai prima rappresentato a Venezia, l’accostamento tra i due atti unici The Telephone di Gian Carlo Menotti e Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein viene messo in scena al Teatro Goldoni in cinque repliche il 9, 10, 11, 13 e 14 ottobre. Il nuovo allestimento vede la regia di Gianmaria Aliverta e la direzione musicale di Francesco Lanzillotta. I personaggi protagonisti delle due partiture sono interpretati dal baritono Allen Boxer e dal soprano Elisa Balbo, mentre a dirigere l’orchestra troviamo Jacopo Brusa. A esattamente ottant’anni dalla sua prima stesura, la breve opera buffa di Menotti (1911-2007) su libretto dello stesso compositore viene riproposta ad aprire lo spettacolo. Dopo il suo debutto nel febbraio 1947 a New York, The Telephone riscosse grande successo a Broadway; la prima italiana fu a Venezia l’anno successivo. L’atto unico esplora il rapporto tra Lucy, impegnata in interminabili conversazioni al telefono, e Ben, che cerca di attirarne l’attenzione per avanzare una proposta di matrimonio.
Anche il nome di Bernstein (1918-1990), tra i più grandi direttori d’orchestra e compositori statunitensi di sempre, torna nel programma del Teatro la Fenice, questa volta anche in qualità di librettista. Composto tra i suoi più grandi successi a Broadway – On the Town (1944), Candide (1956) e West Side Story (1957) – Trouble in Tahiti costituisce infatti una delle sole due pagine per il teatro lirico per le quali Bernstein scrisse sia parole che musica. Debuttata a Waltham nel giugno 1952, la partitura del giovane Bernstein (ispirata a elementi autobiografici) esprime una critica umoristica ma pungente del consumismo americano e del matrimonio borghese nel secondo dopoguerra, risultando più cupa e misteriosa di quella di Menotti. L’abbinamento delle due opere non è affatto casuale: a partire dai due grandi nomi alla base dell’opera italiana e internazionale, la rappresentazione esplora le tensioni interne a due coppie, che si manifestano soprattutto sul piano della comunicazione – ricordando che, spesso, l’opera può essere più attuale di quanto si pensi. Da un lato, il telefono diventa una sorta di deuteragonista e rivale nel corteggiamento dell’amata, quasi creando una situazione di incomunicabilità; dall’altro il desiderio di un legame sentimentale si nasconde dietro la crisi coniugale, nel contesto di un profondo contrasto tra l’ideale idillio della vita borghese di periferia e lo sfaldarsi del sogno americano. La satira dei vizi tipici della società americana postbellica diventa così il filo conduttore del dittico.