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Dal 12 al 26 aprile un allestimento in collaborazione conl Teatro dell’Opera di Roma porta il Lohengrin sul palcoscenico di Campo San Fantin.
Sarà un appuntamento ricco di debutti quello del Lohengrin, sesta opera romantica composta da Richard Wagner, in scena al Teatro La Fenice dal 12 al 26 aprile, in collaborazione col Teatro dell’Opera di Roma e il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia. Infatti, non saranno solo gli interpreti principali a debuttare nelle loro parti (Brian Jagde nel ruolo eponimo, Chiara Mogini in quello di Ortrud e Äneas Humm nei panni dell’Araldo), ma pure la regia, con Damiano Michieletto che per la prima volta si misura con il repertorio wagneriano con un nuovo allestimento.
Andata in scena per la prima volta a Weimar il 28 agosto 1850 con la direzione di Franz Liszt, il Lohengrin narra la storia di uno dei custodi del Santo Graal e figlio del cavaliere Parsifal, che compare per la prima volta nell’ultimo canto del poema epico duecentesco Parzival, apparendo misteriosamente su una barca trainata da un cigno per salvare l’onore della duchessa di Brabante. Sempre nel Duecento, Konrad von Wurzburg dedicò a questo mitico eroe un intero poema, lo Schwanenritter. Questa figura aveva naturalmente attirato l’interesse degli autori romantici, dalla pittura (si pensi al celeberrimo dipinto di von Heckel) alla letteratura, con von Görresche ricuperò ed editò un poema turingo-bavarese a lui dedicato. Wagner lesse con attenzione tutta questa letteratura, come lesse molta saggistica sull’epoca di Enrico I di Sassonia (morto nel 936) in cui le vicende sono ambientate, epoca pur essa particolarmente apprezzata dal romanticismo tedesco come periodo di fondazione della nazione germanica. E se il dramma wagneriano sviluppa la sua narrazione attorno alla vicenda d’amore tra Elsa e il suo misterioso salvatore, insidiata dalle trame di Ortruda e Telramondo, sullo sfondo vi è la contesa tra due civiltà, quella cristiana e quella pagana, e nell’ultima scena, dietro la tragedia d’amore e la dolorosa separazione degli sposi, si celebra il trionfo del Cristianesimo sulla magia pagana, con l’annullamento dell’incantesimo di Ortuda che aveva trasformato in cigno Goffredo, che può così ora prendere possesso del ducato del Brabante. Meritatamente il Lohengrin divenne sin da subito una delle più celebri opere wagneriane, capolavoro non soltanto musicale, come prima espressione del durchkomponiert, cioè dell’opera intesa come successione sinfonica senza interruzione, ma anche letterario, con un libretto che, traendo ispirazione dalla mitologia germanica e dalla storia patria con riferimenti molteplici ed eruditi, vuole piuttosto indagare le profondità dell’esistenza umana, facendo dialogare il passato e l’avvenire (come afferma lo stesso Wagner in una lettera a Liszt alcuni mesi prima del debutto), nello spirito più puro del romanticismo tedesco. Starà ora al nuovo allestimento feniceo essere all’altezza di un simile capolavoro.