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Il 13 giugno al Goldoni lo spettacolo di un’artista unica nel suo genere, un programma che attraversa la storia del cabaret musicale con la personalità che lo ha diffuso in tutto il mondo.
C’è un filo sottile che attraversa quasi un secolo di musica europea e americana, un filo che sa di cabaret berlinese e bistrot parigini, luci di Broadway e malinconie di RÃo de la Plata. Quel filo si chiama canzone d’autore, e nessuno lo sa tessere meglio di Ute Lemper. Abbiamo affidato a questa voce unica l’apertura della XVIII edizione di Venezia Jazz Festival: sul palcoscenico del Teatro Goldoni – in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto – Ute Lemper porta il suo programma Da Berlino a Broadway, affiancata dalla PN3Orchestra, formazione d’eccezione che riunisce l’Accademia d’Archi Arrigoni, l’Accademia Musicale Naonis e l’Orchestra da Camera di Pordenone sotto la direzione di Valter Sivilotti. Cantante, ballerina, attrice, autrice: definire Ute Lemper con una sola parola è impresa destinata a fallire. Nata a Münster nel 1963, calca le scene da quando aveva sedici anni, quando si avvicina per la prima volta alla musica di Kurt Weill, l’autore che più di ogni altro avrebbe segnato la sua traiettoria artistica. Da allora non si è più fermata, costruendo in quarant’anni di carriera un repertorio vastissimo e una presenza scenica che i critici di mezzo mondo hanno definito magnetica, travolgente, irripetibile. Il suo nome è legato indissolubilmente al grande cabaret storico berlinese e parigino, a quella stagione straordinaria e fragile che la censura nazista ha tentato di cancellare per sempre. Ute Lemper ne è diventata una delle voci più autorevoli e appassionate, capace di restituire al pubblico contemporaneo l’urgenza politica e la bellezza dolente di un’epoca che non smette di parlare al presente.
Il programma Da Berlino a Broadway è un itinerario emozionante attraverso i territori più fertili della canzone del Novecento. Si parte naturalmente da Kurt Weill e Bertolt Brecht, coppia fondativa di un teatro-canzone che ha cambiato per sempre il modo di intendere la musica popolare, tra ironia graffiante e denuncia sociale. Si approda poi a Edith Piaf, la voix en or della chanson francese, che Ute Lemper ha conosciuto e reinterpretato nel periodo parigino della sua formazione, affiancandola ai versi di Jacques Prévert e alle melodie di Jacques Brel e Léo Ferré. Non mancano le atmosfere fascinose di Marlene Dietrich, diva dalla sensualità nordica e ironica, né le aperture verso il grande musical americano e i classici gershwiniani, dove la tradizione europea si fonde con l’energia di Broadway. A completare il quadro, Nino Rota, Astor Piazzolla e persino Pablo Neruda, i cui versi Ute Lemper ha musicato in prima persona. La storia artistica di Ute Lemper è anche la storia di incontri straordinari. Tom Waits, Elvis Costello, Nick Cave e Philip Glass hanno scritto brani appositamente per la sua voce: un privilegio che racconta l’autorevolezza e il fascino che questa artista esercita sui più grandi musicisti del mondo. Maurice Béjart ha concepito e coreografato per lei un balletto intero. Ha calcato i palcoscenici dei teatri più importanti del pianeta – dalla Scala di Milano alla Sydney Opera House, dal Lincoln Center di New York al Berliner Ensemble, passando per il Palau de la Música di Barcellona e la Royal Festival Hall di Londra – e si è esibita accanto ad alcune delle orchestre sinfoniche più prestigiose. Perfino il Festival di Sanremo ha conosciuto la sua presenza, con un brano firmato da Enzo Jannacci, The Photograph. In diciotto edizioni il Venezia Jazz Festival ha imparato a sorprendere, esplorando ogni volta nuove anime della musica. Siamo felici di ospitare Ute Lemper in questa veste orchestrale: il dialogo con la PN3Orchestra le offre una dimensione che amplifica ogni sfumatura della sua arte, restituendo al pubblico una interprete forse mai così completa. È l’apertura giusta per un’estate affascinante di musica, nella città che da anni è la nostra casa.