
82. Venice Film Festival

81. Venice Film Festival

80. Venice Film Festival

79. Venice Film Festival

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Architecture Guide
The Laboratory of the Future

The Biennale Arte Guide
Il latte dei sogni

21 giugno 2025

22 giugno 2024

17 giugno 2023

18 giugno 2022
È grazie alla visione aperta e trasversale del direttore artistico Wayne McGregor che la Biennale Danza 2026 premia due artisti che riscrivono le frontiere della danza. È Bangarra Dance Theatre, la principale compagnia di danza delle Prime Nazioni australiane, il Leone d’Oro alla carriera, mentre a Mamela Nyamza, danzatrice, coreografa e attivista sudafricana, va il Leone d’Argento.
I Leoni, approvati dal Consiglio di Amministrazione della Biennale su proposta di McGregor, saranno premiati nel 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, dal 17 luglio all’1 agosto 2026.
Due percorsi distinti, ma accomunati da un impegno a restituire alla danza la forza delle proprie origini e la capacità di parlare al presente, trasformando memoria, identità e comunità in esperienza scenica condivisa.
Con i suoi diciotto duttili e vitalissimi danzatori aborigeni, il Leone d’Oro alla carriera Bangarra Dance Theatre (che significa “accendere il fuoco”) è una delle maggiori compagnie australiane. Fondata nel 1989, ha trasformato la scena delle Prime Nazioni grazie a un repertorio che unisce danza, musica e poesia. Sotto la guida di Frances Rings, discendente della tribù Mirning, la compagnia presenta in prima europea Terrain, un viaggio nel paesaggio senza tempo del Lake Eyre.
Nata dall’esperienza della National Aboriginal Islander Skills Development Association (NAISDA), Bangarra è composta da artisti aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres e lavora a partire da un patrimonio culturale che attraversa oltre 65.000 anni di storia, traducendolo in creazioni che tengono insieme identità, memoria e contemporaneità.

Dal 1991 al 2022 la direzione artistica di Stephen Page ha segnato in modo decisivo il percorso della compagnia, contribuendo a renderla una delle voci più autorevoli delle culture indigene sulla scena internazionale.
Nella motivazione, Wayne McGregor sottolinea come il lavoro di Bangarra abbia ridefinito il rapporto tra danza e contesto culturale, trasformando il palcoscenico in uno spazio di trasmissione e consapevolezza. Oggi, con Frances Rings e la direttrice esecutiva Louise Ingram, la compagnia prosegue questa traiettoria, mantenendo un forte legame con le comunità di origine e una presenza consolidata nei principali teatri internazionali.
Leone d’Argento, Mamela Nyamza, danzatrice, coreografa e attivista sudafricana, sviluppa una pratica che mette al centro il corpo come spazio politico, attraversato da questioni di genere, memoria e appartenenza. Nata a Gugulethu, si forma nella danza classica, esperienza segnata da un costante confronto con modelli estetici escludenti che diventeranno il punto di partenza della sua ricerca.
Dopo gli studi alla Tshwane University of Technology e il perfezionamento alla Alvin Ailey School di New York, avvia un percorso di progressiva decostruzione dei codici accademici. Con Hatched (2007), lavoro che la impone sulla scena internazionale, inaugura una pratica coreografica che mette in crisi le convenzioni della danza classica, intrecciando autobiografia e dimensione politica.

Da allora, le sue creazioni affrontano temi come la violenza di genere, le identità queer e le eredità dell’apartheid, mantenendo una forte tensione tra esperienza individuale e storia collettiva.
«Un pensiero del corpo attraversato dalla storia e dalla società», come sottolinea McGregor nella motivazione, capace di trasformare la scena in spazio critico e testimonianza. Accanto al lavoro artistico, Nyamza porta avanti un impegno concreto attraverso la sua compagnia Mamelas Artistic Movement, offrendo opportunità a performer esclusi dai circuiti istituzionali. Alla Biennale presenta in prima europea The Herd/Less, lavoro che riflette sull’ambivalenza del “gregge”, tra appartenenza e controllo.