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Allo Spazio Thetis, all’Arsenale di Venezia, dall’1 ottobre Simone Meneghello presenta Piccola scala della conoscenza, una nuova installazione permanente che trasforma cinque dizionari in una scala e riflette sui limiti del linguaggio come strumento di conoscenza.
Cinque dizionari acromi, sovrascritti e disposti uno sull’altro fino a formare una piccola scala, all’interno di un grande cubo bianco privo di due lati. È Piccola scala della conoscenza, la nuova installazione permanente di Simone Meneghello per lo Spazio Thetis, realizzata in collaborazione con l’architetto Amedeo Giordano di B-Lab. Un’opera che porta nello spazio dell’Arsenale una ricerca che da anni interroga il rapporto tra parola, linguaggio e conoscenza, trasformando il testo scritto in una materia visiva da attraversare e, al tempo stesso, in un sistema di cui mettere in discussione i limiti.
La scelta di collocare l’opera in modo permanente negli spazi di Thetis si inserisce in un contesto che da oltre vent’anni lega il lavoro della società d’ingegneria all’arte contemporanea. Nel corso della sua attività, Spazio Thetis ha infatti costruito una collezione composta da oltre cento donazioni di artisti, curatori e gallerie che hanno esposto o lavorato nei suoi spazi. Dipinti, fotografie, sculture e installazioni convivono con le architetture e con il giardino, formando un insieme eterogeneo di opere che racconta, per stratificazioni successive, il rapporto costruito da Thetis con la scena artistica contemporanea. La collaborazione con istituzioni come La Biennale di Venezia, Fondazione Musei Civici e le Accademie di Belle Arti di Brera e di Venezia ha contribuito negli anni a fare di questo luogo di lavoro anche uno spazio aperto alla cultura e alla fruizione pubblica.
È all’interno di questa collezione in continua evoluzione che si inserisce Piccola scala della conoscenza. L’opera nasce da un elemento quotidiano e apparentemente funzionale, il dizionario, per sottrarlo alla sua funzione originaria e trasformarlo in un elemento architettonico. I cinque volumi, disposti come gradini, costruiscono infatti una scala che non conduce semplicemente da un punto all’altro dello spazio, ma suggerisce un passaggio dal linguaggio alla conoscenza e, oltre questa, verso ciò che il linguaggio stesso non riesce più a definire.

«Lo spazio – dichiara l’artista – si attiva attraverso una scala composta di cinque dizionari, elemento che trasforma il linguaggio in struttura, attraversamento e dispositivo simbolico di accesso».
Il punto di partenza è dunque il linguaggio come strumento attraverso cui l’essere umano tenta di nominare, definire e ordinare il mondo. Ma proprio il dizionario, oggetto deputato a fissare il significato delle parole, diventa nell’opera il supporto di una domanda più radicale: fino a che punto il linguaggio può davvero condurre alla conoscenza? E cosa rimane quando gli strumenti attraverso cui cerchiamo di comprendere la realtà arrivano al proprio limite?
I dizionari diventano così i gradini di un percorso che porta il codice «fino al punto della propria insufficienza». Il limite, però, non coincide con una conclusione. «Diventa una soglia», spiega Meneghello. Oltre quella soglia, linguaggio, pensiero e rappresentazione non sono più sufficienti a guidare il percorso: il tentativo di attraversarla appartiene, nelle parole dell’artista, non alla comprensione ma all’estasi.
È un passaggio che trova continuità nella ricerca sviluppata da Meneghello nel corso degli anni, incentrata sulla parola, sul testo e sulla possibilità stessa di renderli visibili. Nelle sue opere l’artista ha lavorato con testi e riferimenti letterari e filosofici legati, tra gli altri, a Pier Paolo Pasolini, Cesare Pavese, Jorge Luis Borges e alla Bibbia, trasferendoli dalla dimensione della lettura a quella dell’immagine. Singoli fogli di carta vengono ricoperti da stratificazioni di lettere battute con la macchina da scrivere fino a rendere il testo sostanzialmente illeggibile: le parole rimangono presenti, ma la loro successione lineare viene meno, lasciando emergere la materia fisica della scrittura.
«Nelle mie opere – chiosa Meneghello – il testo si sottrae alla sequenza lineare e viene restituito come densità simultanea».