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Dal 5 al 9 maggio, la facciata di The Venice Venice Hotel diventa il palcoscenico de Il Gesto, monumentale installazione di JR ispirata alle Nozze di Cana di Veronese. Un’opera corale – cover story della nuova edizione della nostra TheBAG-Biennale Arte Guide – che trasforma il Canal Grande in uno spazio di memoria, presenza e condivisione.
Ci sono immagini che non chiedono di essere guardate, ma attraversate. Visioni che non si limitano a occupare uno spazio, ma lo riscrivono, lo mettono in discussione, lo aprono. Dal 5 al 9 maggio, Venezia è teatro di una di queste rare apparizioni: la facciata di The Venice Venice Hotel si trasforma in un’immensa superficie narrativa, sospesa tra passato e presente, tra memoria e urgenza. Un’opera che non resta, ma accade e proprio per questo diventa necessaria. Nel cuore della Biennale, JR sceglie di uscire dagli spazi protetti dell’arte per riversarsi nella città, appropriandosi della pelle di Palazzo Ca’ da Mosto. Qui prende forma Il Gesto, un’installazione monumentale che dialoga con Le Nozze di Cana di Paolo Veronese, ma ne sovverte il tempo e il significato. Non più nobili e figure sacre, ma corpi contemporanei, volti che portano addosso il peso e la dignità del presente. Sono 176 le persone ritratte, provenienti dalla comunità di Refettorio Paris: ospiti, volontari, cuochi. Esistenze che raramente trovano spazio nella rappresentazione ufficiale, e che qui invece occupano il centro della scena. Il banchetto immaginato da JR non è celebrazione, ma trasformazione. Come nel dipinto cinquecentesco l’acqua diventava vino, oggi sono gli scarti a diventare nutrimento, e la marginalità a farsi visibile. La facciata del palazzo diventa così un corpo vivo. I volti fanno capolino dalle finestre, si fondono con la pietra, sembrano affacciarsi sul Canal Grande come presenze sospese tra i secoli. Non c’è imposizione, ma dialogo: l’opera non copre l’architettura, la interroga. E in questo scarto sottile si apre una frattura, uno spazio di riflessione.

Ma Il Gesto non si esaurisce nello sguardo. Ogni ritratto è legato a una voce, a una traccia sonora che prolunga l’immagine e la rende esperienza. È un archivio umano che si può attraversare, ascoltare, esplorare. Un coro silenzioso che finalmente trova suono, restituendo presenza a chi troppo spesso resta ai margini. E poi c’è quel titolo, così essenziale da sembrare fragile. Il Gesto è minimo, ma contiene tutto: l’atto di condividere, di offrire, di riconoscere l’altro. In quei cinque giorni, Venezia non sarà solo sfondo, ma parte attiva di questo movimento. Un palcoscenico aperto, dove la città stessa è invitata a sedersi a tavola. Quando le immagini verranno rimosse, resterà una sensazione difficile da cancellare. Come se per un attimo il confine tra arte e realtà si fosse dissolto, lasciando emergere una domanda semplice e radicale: chi siamo, quando ci guardiamo davvero? La riposta rimarrà davanti ai nostri occhi: un arazzo monumentale di 4,30 per 7,80 metri che riproduce l’opera, tessuto dal Maestro Giovanni Bonotto, realizzato con filati ricavati da plastica riciclata, lana vergine, cotone biologico e carta washi, è stato realizzato per mantenere la memoria di questo passaggio e sarà esposto in modo permanente all’interno della collezione d’arte di The Venice Venice Hotel.
