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A cinquant’anni dalla storica edizione diretta da Luca Ronconi, la Biennale Teatro 2025 – curata da Willem Dafoe – accoglie a Venezia Inanna, progetto del regista e pedagogo Thomas Richards, erede del Workcenter di Jerzy Grotowski. Con la nuova compagnia Theatre No Theatre, Richards porta in scena un ciclo poetico ispirato alla mitologia sumera, in una performance che unisce tradizione orale, canto e ricerca interculturale.
Tra gli ambiti di ricerca portati alla luce dal primo Festival firmato Willem Dafoe spicca il legame con la Biennale Teatro del 1975 di Luca Ronconi, che portò in laguna una rappresentanza significativa di quello che era il Nuovo Teatro, testimoniando sia la scena nordamericana – uno su tutti, il Living Theater – che quella del Nord ed Est Europa. E tra i protagonisti di quelle avanguardie cui Festival 2025 rende omaggio, a cinquant’anni di distanza, troviamo Thomas Richards: regista, pedagogo, attore e testimone di un’esperienza fondamentale per la storia del teatro del XX secolo, quella del leggendario Workcenter fondato dal maestro polacco Jerzy Grotowski nel 1986, a Pontedera.

Istituto creativo di educazione permanente per artisti adulti, meta di decine di attori e registi in cerca di nuove strade espressive, il Workcenter era erede del teatro-laboratorio che Grotowski aveva fondato a Breslavia, in Polonia, gettando le basi della “poetica del senza”, in cui il rapporto attore-spettatore viene messo al centro di tutto, attraverso l’eliminazione del “superfluo”. Dal 1999 alla guida del Workcenter, Richards – che Grotowski definiva “collaboratore essenziale” – l’ha diretto fino alla chiusura nel 2022, raccogliendo poi i suoi attori provenienti da culture, estetiche, lingue e percorsi diversi nella nuova compagnia Theatre No Theatre.
Con loro porta a Venezia in prima europea Inanna, un progetto creativo che riporta in vita un antico ciclo sumerico di poesie ispirate alla figura dell’Alta Sacerdotessa Inanna. Centrale nella mitologia sumera, Inanna non rappresenta solo il divino, ma incarna femminilità, spiritualità e forza d’animo e, attraverso la sua storia di viaggi, prove e tribolazioni, riflette la complessità della natura e della condizione umana.
Il viaggio che Theatre No Theatre ha intrapreso per dare vita a questi antichi versi è partito dalla loro traduzione nelle lingue parlate dai performer della compagnia (tra cui spagnolo, inglese, coreano, italiano ed ebraico) per poi proseguire, come moderni aedi, con la creazione di tessiture sonore ispirate ai canti tradizionali e ai metodi narrativi tipici delle diverse culture di provenienza. Con meticolosa attenzione, il gruppo ha costruito una performance che si propone di trascendere quelle barriere che differenze linguistiche e culturali possono innalzare nella nostra percezione. Fedele alla dimensione pedagogica del suo lavoro, Richards conduce anche un laboratorio nell’ambito del College, mentre Spazio Cinema – sezione dedicata ai contributi video documentari e cinematografici degli artisti ospiti del Festival – propone Action, l’ultimo spettacolo che Richards ha realizzato sotto la supervisione di Grotowski.