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Dal 26 giugno all’1 luglio in Campo San Fantin il debutto italiano dell’opera scritta dal Leone d’Oro della Biennale Musica del 2016.
Indubbiamente un segno della nuova direzione artistica di Nicola Colabianchi, sempre distintosi per un’attenzione particolare al contemporaneo, è la rappresentazione prevista in cartellone alla Fenice di Venere e Adone di Salvatore Sciarrino, composto per la Staatsoper di Amburgo e al debutto appena tre anni fa, il 28 maggio 2023. Il medesimo allestimento del debutto viene riproposto in occasione delle cinque repliche previste per la fine di giugno sul palco veneziano. L’opera di Sciarrino si configura come un’ardita sintesi musicale e poetica tra tradizione e modernità. Assolutamente tradizionale è il soggetto del libretto, curato dallo stesso Sciarrino e da Fabio Casadei Turroni, che s’ispira alla mitologia classica, ma soprattutto alla sua ricezione barocca, in particolare al monumentale Adone di Giambattista Marino e al Venere e Adone di John Blow, maestro di Purcell e fonte d’ispirazione con questa sua opera per l’Enea e Didone. Del tutto contemporaneo è però il linguaggio impiegato, asciutto ed essenziale, e soprattutto l’epilogo quasi esistenzialista, che sviluppa la piega psicologica già presente nel dramma di Blow per ricondurlo alla riflessione teatrale e metateatrale novecentesca, fino a distruggere il mito stesso (e non casuale è infatti il sottotitolo dell’opera: Naufragio di un mito). «L’Epilogo richiama in scena la schiera dei personaggi al gran completo – spiega il compositore – ed essi cantano senza mezzi termini: avete assistito a una tremenda storia d’amore. Ma poi chi ha vinto, si domandano, Amore o Morte?».
Anche i personaggi vengono riletti in chiave contemporanea e quasi paradossale: «Venere e Adone incarnano la parodia d’ogni umana debolezza. Adone, povero mortale, si rende ridicolo con la spavalderia di un adolescente; in realtà è un giocattolo nelle mani degli dei. Amore stesso, quintessenza di un capriccio spietato, lo compatisce mentre accetta di mettere una sua freccia fra quelle di Adone. Fra i protagonisti, paradossalmente, il Mostro sarebbe l’unico a mostrare vaghi accenni di sensibilità». Non meno asciutta del linguaggio del libretto è la musica della partitura, che ambisce a rappresentare la vuotezza del mondo in cui si ambienta la vicenda mitologica; essa tuttavia è tutt’altro che piatta, con soluzioni anche ardite, tra sospiri, sussurri e glissandi, volti a caratterizzare in modo deciso i personaggi, quasi rinnovando i temi dei singoli personaggi che caratterizzavano l’opera romantica, soluzione che pare particolarmente azzeccata di fronte a una trama di questo tipo. Si tratta nondimeno di un impianto drammatico e lirico che, pur con tutte le riserve che il contemporaneo sempre presenta, è stato particolarmente apprezzato dalla critica tedesca e internazionale, e ora sarà per la prima volta al vaglio del pubblico italiano.