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Nello spettacolo Songs of the Bulbul, in programma il 26 e 27 luglio per la Biennale Danza, Rani Khanam con una cifra personalissima dirige il danzatore Aakash Odedra, étoile del panorama della danza contemporanea.
Rani Khanam è un’importante ballerina e coreografa indiana, riconosciuta a livello nazionale e specializzata nello stile classico indiano Kathak. È discepola di Pandit Birju Maharaj, il più grande maestro di quest’arte. La danza Kathak, storicamente nata come arte narrativa sacra nei templi indiani attorno al IV secolo a.C., si è espansa nel tempo alle corti musulmane. E attraverso questo intreccio si è arricchita di nuovi elementi come la sensualità, l’eleganza, il virtuosismo tecnico. Recuperata nel ‘900 come danza classica nazionale è oggi compresa tra le otto principali danze classiche dell’India.
Rani Khanam è una delle poche interpreti nota per la sua capacità di coniugare la danza tradizionale con contenuti spirituali ispirati a testi sufi (corrente mistica dell’Islam), culture islamiche e interreligiose. Nello spettacolo Songs of the Bulbul, in programma il 26 e 27 luglio, Rani Khanam con una cifra personalissima dirige il danzatore Aakash Odedra, étoile del panorama della danza contemporanea. Di origine sud asiatica, nato e cresciuto a Birmingham (Regno Unito), Odedra è un danzatore rinomato per l’espressività fisica e la precisione tecnica, con la particolarità di essere guidato nella danza da una forte componente autobiografica, che esplora vulnerabilità personali come la dislessia. Protagonista centrale dello spettacolo è il “bulbul”, un usignolo di un mito della cultura sufi, che simboleggia la bellezza del mondo e delle divinità. Catturato e fatto prigioniero in gabbia, l’uccello tenterà di fuggire trovando salvezza solo nella morte, drammatico espediente che lo unirà indissolubilmente al divino. La storia tormentosa e metafora umana viene restituita in un viaggio emotivo raccontato attraverso la danza, avvolta e sostenuta dalla musica sacra devozionale di Rushil Ranjan. A parlare è il corpo umano, che attraverso contorsioni, movimenti rapidi dei piedi, sguardi, posture simboliche e giri vorticosi (quasi stordenti), infonde allo spettatore lo spirito trascendentale.
Songs of the Bulbul, che ha debuttato al Lyceum Theatre di Edimburgo nell’agosto del 2024, intraprendendo poi un tour nel Regno Unito, ha riscosso molte stelle e lodi. Il Guardian lo definisce: “Un assolo di danza sontuosamente graffiante… traboccante di emozioni”, mentre il The Scotsman lo descrive come “Un’opera di bellezza e tristezza squisita”.
Da spettatori scopriremo alla fine dello spettacolo – indagando nel profondo del nostro intimo –, quale residuo avrà lasciato la delicata immersione in questa cultura.