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Artista e attivista sudanese noto per le sue vignette politiche diffuse online e sui media internazionali, Khalid Albaih arriva in libreria con Zugag. Diario grafico di uno straniero professionista, pubblicato da Wetlands dal 13 marzo. Tra Venezia e Khartoum, la graphic novel fonde autobiografia, satira e riflessione politica sul tema dell’esilio e del sentirsi stranieri nel mondo.
«Il disegno è un linguaggio che trascende le parole – racconta Khalid Albaih –, cattura l’essenza cruda ed emotiva di un momento. I fumetti hanno la capacità di scomporre questioni complesse in qualcosa di universalmente accessibile. Il mio lavoro è un diario visivo del mondo che mi circonda». Nato e cresciuto in esilio – tra Doha e, attualmente, Oslo – Khalid Albaih, sudanese, è un attivista per i diritti civili, artista e vignettista politico, giornalista freelance. È conosciuto in tutto il mondo per aver accompagnato, ma anche ispirato, con le sue immagini satiriche e irriverenti, molti movimenti di protesta, da Beirut al Cairo sino a Khartoum e non solo, soprattutto al tempo delle cosiddette Primavere arabe.
I suoi disegni e i suoi articoli sono stati pubblicati su alcuni dei principali media online internazionali, come Al Jazeera, The Guardian e The Continent, ed esposti in musei e mostre in tutto il mondo, tra cui Documenta 15 a Kassel (2022) e la Biennale di Sydney (2026).
Si definisce un “virtual revolutionist” – rivoluzionario virtuale –, ma la sua arte, diffusa soprattutto attraverso internet o il suo profilo FB Khartoon! (un gioco di parole tra Cartoon e Khartoum), si è spesso tradotta in qualcosa di molto concreto. La sua capacità creativa originalissima non è passata inosservata a Wetlands, che ha deciso di scommettere su di lui per una nuova avventura, quella della graphic novel, parte del progetto (e collana) afterwords.
Un breve periodo di residenza a Venezia è bastato a Khalid Albaih per entrare nelle viscere della città. Stradine tortuose, in cui si finisce per perdersi, o per ritrovarsi nel cortile di qualcuno. I sudanesi le chiamano zugag, e non sono poi così diverse dalle calli veneziane. Anche per un viaggiatore del mondo, uno straniero professionista, orientarsi non è facile. Ancor meno lo è ritrovare la strada di una casa sempre diversa. È in questo groviglio di sabbia e pietra che Khalid Albaih ci fa entrare nel suo Zugag. Diario grafico di uno straniero professionista, folgorante meditazione ricca di ironia su cosa significhi chiamare molti luoghi – e nessun luogo – “casa”.
Le storie dei veneziani sopraffatti dal turismo e dei sudanesi che resistono allo sfollamento, geograficamente lontane, si intrecciano in questo saggio a fumetti, che ci invita a mettere in discussione le nostre idee sull’estraneità e l’appartenenza, offrendoci una visione senza compromessi del mondo così com’è e delle sue possibilità. «Il mio background in architettura e design mi ha insegnato a vedere i problemi e immaginare soluzioni visivamente, ma è stata la testimonianza di ingiustizie sociali a trasformare quell’educazione in uno strumento di attivismo».