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Cinque finalisti e un esordio già premiato sono i sei libri da portare in vacanza. In attesa della finale del 3 ottobre al Lido, entriamo nelle storie in corsa per la 64. edizione del Premio Campiello e in Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda, vincitrice dell’Opera Prima.
La prima edizione si tenne nel 1963 sull’isola di San Giorgio Maggiore e premiò Primo Levi con La tregua, dando avvio a una storia lunga oltre sessant’anni. Da allora la formula del Campiello è rimasta sostanzialmente invariata: la Giuria dei Letterati seleziona la cinquina finalista tra i romanzi italiani dell’anno, mentre una giuria popolare di trecento lettori anonimi, provenienti da tutta Italia, decreta il vincitore. La 64. edizione è presieduta da Roberto Cicutto e riunisce, fra gli altri, Alessandro Beretta, Matteo Caccia, Stefano Mancuso e Roberto Vecchioni. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 3 ottobre al Palazzo del Cinema al Lido. Nell’attesa di conoscere il nome del vincitore vi offriamo un viaggio attraverso la cinquina per arrivare preparati alla serata finale.
CINQUINA
di Marcello Fois (Giulio Einaudi Editore)
Nel suo ultimo romanzo Marcello Fois (Memoria del vuoto, 2006, Premio Grinzane Cavour; Stirpe, 2009; Nel tempo di mezzo, 2012, finalista Strega e Campiello) costruisce un grande romanzo famigliare a partire da un istante impossibile: Ettore Manfredini, novantacinque anni, si sveglia appena morto. Da questa soglia sospesa, accanto al macello che ha determinato la sua fortuna, la coscienza dell’uomo torna a percorrere una vita intera e, con essa, la storia di un’intera stirpe. Ricordi, colpe, affetti e rimozioni affiorano come stanze riaperte dopo anni: dall’ascesa economica in un’Emilia quasi mitica, fatta di campi, allevamenti e infinite pianure, alle verità taciute su cui si è edificata una famiglia. Fois intreccia il destino privato alla materia più scura del Novecento, trasformando la morte in una lente spietata. Solo quando tutto è finito, infatti, Ettore vede davvero chi è stato, chi ha amato e chi ha ferito. Il risultato è un affresco morale e visionario sulla memoria e sulla vita come lunga, necessaria distrazione dalla fine.
di Ermanno Cavazzoni (Quodlibet)
Un ricordo personale che diventa racconto libero, divagante, attraversato da affetto, comicità e malinconia. Al centro c’è il legame di Ermanno Cavazzoni (Il poema dei lunatici, 1987, che segna l’inizio della sua collaborazione con Federico Fellini; Vite breve di idioti, 1994; La galassia dei dementi, 2018) con Gianni Celati (1937-2022), scrittore, traduttore e saggista tra le voci più originali del secondo Novecento italiano. Non una biografia ordinata, ma il ritratto mobile di due autori affini, capaci di fare della conversazione, dell’osservazione e dell’assurdo una forma di conoscenza. Dagli incontri iniziali fino agli ultimi anni segnati dalla malattia, il racconto procede per episodi, progetti, discussioni, viaggi immaginati, incontri letterari e piccole avventure. Attorno a Celati compaiono personaggi un po’ svitati, tic, manie e paesaggi della letteratura italiana recente, ma il centro resta un’amicizia fatta di intelligenza, pudore e fedeltà. Un modo di stare al mondo senza mettersi in vetrina, lasciando che la vita, con le sue stranezze, parli da sé.
di Elena Varvello (Ugo Guanda Editore)
Intrecciando destino privato e storia collettiva, il romanzo racconta il susseguirsi di eventi che vede protagonisti Francesco e Teresa, dal Primo dopoguerra agli anni bui del fascismo e della Seconda guerra mondiale. Lui è bello, inquieto, seduttivo, bugiardo, incline al gioco e alla fuga. Lei viene da una povertà senza via di scampo, studia con disciplina feroce, tenendo a bada i sogni e costruendo la propria esistenza con l’intransigenza e la fatica, giorno dopo giorno. Tra i due nasce un legame fatto di attrazione e distanza, desiderio e resistenza, mentre intorno la comunità attraversa fame, paura, scelte morali e ferite destinate a rimanere. La trama procede per ricordi e impressioni, costruendo una storia d’amore che è anche racconto di sopportazione, coraggio e sopravvivenza. La vita, qui, è qualcosa che continua a palpitare anche quando la Storia sembra volerla spegnere.
di Valeria Parrella (Feltrinelli)
Prima di Giovanna D’Arco – della santa, dell’icona, del processo e del rogo – c’è una ragazzina che decide di non obbedire al posto che il mondo le ha assegnato. Nata in Lorena, Giovanna sente di avere una missione: raggiungere il Delfino e contribuire alla liberazione della Francia. Si taglia le trecce, indossa abiti maschili, lascia la casa e parte, attraversando un territorio di guerra in cui ogni gesto femminile fuori norma diventa scandalo, minaccia, eresia. La scrittura di Valeria Parrella (Mosca più balena, 2003; Lo spazio bianco, 2008, poi diventato un film diretto da Francesca Comencini) restituisce non una figura resa icona dalla Storia, ma una creatura viva e ostinata, che oppone alla violenza dei potenti la forza elementare della propria visione. Ne nasce un romanzo civile e luminoso, dove il Medioevo parla al presente e ogni ribellione adolescente diventa domanda radicale di libertà.
di Alcide Pierantozzi (Giulio Einaudi Editore)
Un libro estremo, scritto in prima persona, che scende a fondo nel disagio psichico senza filtri né distanze consolatorie. Il protagonista – l’autore stesso, quarant’anni, scrittore – vive in quello che chiama “sbilico”, punto di rottura della mente, orlo dove la realtà si sfalda lasciando entrare l’allucinazione. Diagnosticato con depressione borderline, da vent’anni segue terapie farmacologiche, lotta contro la dissociazione, costruisce routine come salvagenti precari. Accanto al corpo che resiste c’è l’ossessione per le parole. Vocabolari, dizionari e libri antichi diventano strumenti di sopravvivenza, tentativi di nominare l’innominabile e di tenere a bada il caos interiore. Ne nasce una narrazione tesa e lucidissima, in cui l’esperienza personale si apre a una domanda più ampia: come raccontare la sofferenza mentale senza ridurla a stigma, diagnosi o mera produzione letteraria? Il libro è anche candidato al Premio Strega 2026.
PREMIO CAMPIELLO OPERA PRIMA
di Nadeesha Uyangoda (Giulio Einaudi Editore)
Al centro del romanzo d’esordio di Nadeesha Uyangoda, scrittrice italofona nata in Sri Lanka, c’è Neela, che dopo trent’anni trascorsi in Italia decide di tornare nell’isola da cui era partita. Il suo viaggio non ricompone ciò che la migrazione aveva disperso, anzi riapre crepe, memorie e desideri rimasti in sospeso. Attorno a lei si muove un universo al femminile, dalla figlia Ayesha, che a Milano vive una precarietà materiale e identitaria, alle sorelle Himali e Pavitra, rimaste in Sri Lanka, ciascuna segnata da rinunce, povertà e aspettative tradite. Muovendosi tra la storia tumultuosa dello Sri Lanka e lo sfondo della provincia italiana, tra passato e presente, tra realismo e presenze mitiche, Uyangoda costruisce una storia corale sull’appartenenza, sull’eredità affettiva e sulla difficoltà di trovare un luogo in cui sentirsi davvero interi.