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A Venezia la fotografia torna protagonista con quattro mostre dedicate a grandi maestri dello sguardo: Horst P. Horst, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna e Alfred Eisenstaedt. Dal bianco e nero al reportage, un percorso tra forma, memoria e racconto.
In un contemporaneo molto astratto e controverso, dove l’immagine non è più dominante e le arti sono sempre più contaminate, rifugiarsi nella definita inquadratura di una fotografia può essere assolutamente rassicurante. Se a dominare poi è il bianco e nero, la chiarezza di forma, l’intensità di carattere e azione fuori dal tempo, che permette di arrivare all’essenziale di una cosa, una persona, o un luogo, l’occhio ringrazia. Venezia offre, in questo senso, un porto sicuro: grandi maestri della fotografia sono protagonisti di importanti mostre in città.
Il corpo come unità di misura, lo spazio organizzato secondo rapporti di precisione e la luce che è l’ordine che governa l’intera composizione, sono gli elementi fondamentali dell’eleganza delle fotografie di Horst P. Horst, a cui Le Stanze della Fotografia sull’Isola di San Giorgio dedicano un’ampia retrospettiva. La sua complessa personalità viene ricostruita attraverso oltre quattrocento opere, tra cui numerose stampe vintage, affiancate da materiali d’archivio, riviste, disegni, lettere e documenti inediti, restituendo la densità di un percorso sviluppato lungo più decenni. Horst P. Horst. La Geometria della Grazia, aperta fino al 5 luglio, curata da Anne Morin in collaborazione con Denis Curti, costruisce un percorso articolato in otto sezioni, che si apre con il lavoro per Vogue, inteso come laboratorio in cui si definiscono nuovi canoni visivi, e prosegue attraverso il confronto con il Bauhaus, il richiamo alla classicità, l’attenzione alla natura osservata con rigore quasi scientifico e la produzione di nature morte costruite come vanitas contemporanee. Un’ampia sezione è dedicata ai ritratti, che restituiscono la rete di relazioni dell’artista nel panorama culturale del Novecento. Il percorso si chiude a Venezia, con fotografie inedite del 1947 realizzate durante la Biennale e la Mostra del Cinema: qui lo sguardo si apre alla dimensione pubblica e sociale, restituendo l’essenza della città attraverso uno degli sguardi più lucidi della storia moderna.
Venezia protagonista indiscussa anche nelle fotografie uniche ed emozionanti di due giganti italiani in altre due importanti mostre: Gianni Berengo Gardin. La Venezia del Maestro del bianco e nero a Palazzo Flangini, sede della Fondazione di Venezia, fino al 30 giugno, e Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia, ospitato da Ikona Gallery, fino al 22 novembre. Nei toni di un bianco e nero terso e puro che, nella sua semplice essenzialità, nulla concede ai facili e banali sentimentalismi, le fotografie di Venezia di Berengo Gardin fanno della città lagunare il teatro del mondo. Il tutto con partecipazione, umorismo e grande poesia. La storia raccontata dalle sue immagini si snoda in un mondo fatto di volti, gesti, paesaggi, architetture, eventi quotidiani nel quale il fluire del tempo sembra cristallizzarsi. In mostra tornano ad animarsi situazioni e luoghi in parte immutati nei secoli, in parte profondamente trasformati nel loro vissuto, nei loro costumi. Con il suo obiettivo Ferdinando Scianna racconta il Ghetto di Venezia, fissa lo sguardo su una comunità che mantiene ancora vivo dopo più di 500 anni il proprio patrimonio artistico e culturale. Dal giorno alla notte, il fotografo cattura un susseguirsi di scene e di spazi. Anche là dove lo scatto comprende figure singole, c’è sempre un respiro ampio e consapevole: un racconto per immagini, una storia nel suo farsi.
Da Venezia si passa al mondo nella mostra Alfred Eisenstaedt. La fotografia era nell’aria al MUNAV, Museo Navale di Venezia, fino al 22 novembre, che ne ripercorre la carriera dalla formazione nella Germania del primo dopoguerra all’esperienza negli Stati Uniti come autore di riferimento della rivista Life, oltre trent’anni di attività tra reportage, ritratti e immagini iconiche. Padre del fotogiornalismo moderno, il suo sguardo è capace di coniugare attenzione documentaria e sensibilità narrativa, restituendo i momenti cruciali e le trasformazioni culturali del secolo. Mettetevi comodi e godetevi queste mostre!