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Andrea Chiodi rilegge Riccardo III mettendo al centro la mente e il cuore del protagonista, più che la sua deformità. Con Maria Paiato nei panni del re usurpatore, lo spettacolo indaga il fascino del male e le radici dell’ambizione, restituendo uno Shakespeare fedele all’originale e insieme profondamente contemporaneo.
Riccardo giocava da bambino? Era amato? Andrea Chiodi parte da queste domande per mettere in scena Riccardo III, l’usurpatore di Shakespeare, il genio cattivo, l’uomo politico crudele, machiavellico eppure affascinante, ironico, seducente, che – nelle parole del regista – incarna la «manifestazione di un’anomalia dell’anima». L’allestimento che vede Maria Paiato sul palcoscenico nei panni del riprovevole re, non si sofferma sulla deformità del personaggio, ma sulla testa e sul cuore. Il tema del dramma storico, ovvero la rivalità tra le casate di York e Lancaster, che diede inizio alla Guerra delle Due Rose, passa in secondo piano rispetto all’umanità distorta dall’ambizione di potere. Non è la disabilità di Riccardo, ma l’ironia nella propria capacità di seduzione a essere al centro dell’attenzione del lavoro di Chiodi. E non poteva essere altrimenti anche per Maria Paiato che da tempo desiderava interpretare proprio l’ultima delle quattro opere della tetralogia minore di Shakespeare, quella che conclude il drammatico racconto della storia inglese iniziato con l’Enrico IV. Così dall’intesa tra l’attrice veneta e il regista originario di Varese nasce questo nuovo allestimento dell’opera proposta nella riduzione adattata da Angela Dematté.

L’interpretazione da parte di Paiato di un ruolo maschile, tuttavia, non cambia i connotati del personaggio, anzi punta a restituire uno Shakespeare fedele all’originale. In riferimento al lavoro sulla drammaturgia, Dematté ricorda come i drammi storici elisabettiani avessero anche la funzione di glorificare i Tudor, quella dinastia «da cui poi sgorgò la vergine forte e pallida Elisabetta I […] Eppure – scrive – sappiamo bene che Shakespeare, mentre costruisce la trama che il popolo vuole, lavora assiduamente con l’ordito». È una frase che riassume il suo lavoro di riduzione: rispettare l’impianto, ma far emergere le forze sotterranee, viscerali, appartenenti a un sistema di valori arcaico. «Il male seduce da sempre e infatti ne siamo circondati» scrive Chiodi nelle sue note di regia e spinge a chiedersi come riconoscerlo, questo male, anche quando si presenta estremamente lucido, persuasivo, ragionevole. Così per cercare una risposta, che non vuole però essere giustificazione, guarda all’infanzia di Riccardo III.

Nello spettacolo alla Duchessa di York è affidata una breve sintesi della discendenza di Riccardo, e ne ricorda l’infanzia, quella di un bambino emarginato perché deforme, che poi si trova in un ambiente di corte che lo obbliga a stare sempre con il coltello tra i denti. Lui è determinato a vincere. E non potendo vincere in amore vive per la corsa alla corona, al potere. Sul palco, a fianco di Maria Paiato, un cast di undici attori, quali Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio e Carlotta Viscovo. La scenografia di Guido Buganza è essenziale, con toni funerei e un grande tavolo centrale che funge da luogo di spartizione del potere, mentre i costumi di Ilaria Ariemme contribuiscono a conferire all’atmosfera un carattere fiabesco e ipnotico. Impegnato in una tournée nazionale sui maggiori palcoscenici italiani lo spettacolo, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, arriva al Toniolo di Mestre dal 6 all’8 febbraio.