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Frutto di un lungo periodo di residenza grazie alla casa editrice Wetlands, Venezia Millefiori è l’ultimo libro di Ryōko Sekiguchi, poetessa e scrittrice a metà tra Giappone e Francia, ospite della 19. edizione del Festival Incroci di Civiltà.
Una botanica veneziana del XIX secolo di nome Ilaria, e un erbario che ha attraversato il tempo. Ryōko Sekiguchi, poetessa e scrittrice giapponese trapiantata a Parigi, ha trascorso un periodo di residenza a Venezia grazie alla casa editrice Wetlands, e da quell’esperienza è nato Venezia Millefiori, che sarà presentato per la prima volta al festival Incroci di civiltà (giovedì 16 aprile alle ore 15, Auditorium Santa Margherita), di cui l’autrice è stata già graditissima ospite nel 2023.
Testimonianze d’archivio, frammenti dell’erbario di Ilaria, visioni poetiche e note epistolari confluiscono in un ritratto che evita i monumenti per cercare l’effimero: i fiori, i profumi, le stagioni. Un gesto quasi sciamanico per restituire a Venezia un’anima vegetale. Non sorprende, conoscendo la scrittura di Sekiguchi. Già in Nagori (Einaudi, 2022) aveva esplorato la nostalgia come esperienza sensoriale, legata alla sparizione di un sapore, di una stagione, di qualcosa che non tornerà. «Mi considero un’archivista dell’effimero», ha dichiarato durante la residenza veneziana. Una definizione nata da una ferita precisa: la tripla catastrofe del 2011 – terremoto, tsunami, Fukushima – che le ha rivelato quanto sia impossibile “contare” ciò che si perde davvero. Non le case, non i morti, ma il profumo delle magnolie, i piatti di una famiglia, la musica di un villaggio.
È da quella consapevolezza che la cucina è entrata nella sua scrittura, e con essa la stagionalità, non come metafora del tempo che scorre, bensì come antidoto ad esso. «Il ritmo delle stagioni può essere la nostra salvezza, di fronte a questo tempo lineare e crudele che va verso l’abisso». La sua eroina è la piccola fiammiferaia di Andersen: qualcuno che accende un fiammifero nel buio, fa emergere per un istante ciò che conta, e passa. La letteratura dovrebbe fare esattamente questo.
«Non scrivo di una città – precisa – scrivo per quella città». Tokyo, Beirut, Venezia: ogni luogo tra le pagine di Sekiguchi diventa organismo vivo da attraversare con tutti i sensi, uno spazio in cui esseri umani, ambiente e storia negoziano incessantemente. Venezia Millefiori, costruito attorno alle voci delle donne che oggi difendono la città, ne è la dimostrazione più compiuta: un libro che non si limita semplicemente a raccontare Venezia, ma tenta di restituirle qualcosa.
Immagine in evidenza: © Laurent Dupont