
82. Venice Film Festival

81. Venice Film Festival

80. Venice Film Festival

79. Venice Film Festival

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Arte Guide
Foreigners Everywhere

The Biennale Architecture Guide
The Laboratory of the Future

The Biennale Arte Guide
Il latte dei sogni

21 giugno 2025

22 giugno 2024

17 giugno 2023

18 giugno 2022
Dal 2 al 5 luglio Sesto al Reghena confeziona un festival diventato cassa di risonanza ideale del contemporaneo italiano e internazionale
Dal Po all’antica provincia romana del Norico è un soffio. Lungo il sistema viario della Postumia, il contatto con i popoli dell’Est fu relativamente pacifico e passò certamente per la stazione di Sesto al Reghena, dove oggi sorge l’abbazia longobarda, sede di un festival che della storia del luogo pare una conseguenza diretta. Sesto, borgo di pianura liminare inserito in un sistema industrioso e colto, quello della provincia di Pordenone, a un tempo raffinata e ribelle, teatro allo stesso tempo lotte operaie – quella recente contro la delocalizzazione e i tagli alla Zanussi – e la prestigiosa nomina di Capitale della Cultura 2027. In questo crocevia di tensioni antiche e attualissime, da vent’anni a questa parte ha luogo uno dei festival più interessanti non solo d’Italia, figlio com’è di tensioni e rapporti che sospingono verso l’Europa centro orientale: Sexto ‘Nplugged non potrebbe esistere che qui. Di questo lembo d’impero, che è l’espressione culturale più recente di un luogo dove si sono avvicendati Romani, Longobardi, Ungari, veneziani e asburgici, la creatura di Fabio Bortolussi e Mauro Morassut porta orgogliosamente l’impronta. E su di essa la musica che ne riempie gli spazi si è forgiata. Da sempre, infatti, sono gli artisti chiamati a esibirsi a dover adattare la performance al luogo, non il contrario.
L’idea è stata più che coraggiosa. La formula adattiva ricorre certo in altri luoghi di pregio che ospitano eventi performativi, ma non con la stessa densità. Perché Sexto ‘Nplugged, attraverso la peculiarità del luogo, ha letto criticamente l’offerta musicale della scena indipendente e sperimentale. Gli ideatori hanno agito un po’ come editori: hanno selezionato voci adatte ai tipi, finendo per formulare una proposta culturale fondata e autentica. E oggi, nell’era dell’indifferenziato digitale, delle vetrine generaliste, del consumo a distanza, non è poco. Di più: è una via, un modello. Sexto ‘Nplugged mantiene il coraggio della selezione, della scelta, della proposta. Perché curare un festival è un atto critico, e dio solo sa quanto abbiamo bisogno di atti critici oggi.
L’edizione 2026 è la più densa di ritorni degli ultimi anni. La formula di nicchia che caratterizza la proposta non si smentisce. Quattro giorni in una boutique musicale ricercata ma accessibile, tra attesi ritorni e scoperte. Come da tradizione, a Sexto. Dove in vent’anni si sono alternati nomi noti, che hanno proposto spettacoli inediti, tagliati su misura, come Billy Corgan, Interpol , Mogwai, St. Vincent, Slowdive, War on Drugs, Passenger, Lumineers, Cat Power, Of Monsters and Men. E non sono mancate le scoperte e le consacrazioni, alcuni nomi: Black Midi, King Hannah, Hania Rani, Son Lux, Soap & Skin.
L’edizione 2026 si apre giovedì 2 luglio con una serata che da sola varrebbe il biglietto. I These New Puritans salgono sul palco dell’abbazia con Crooked Wing, il disco del 2025 che li ha riportati dopo sei anni di silenzio con una delle proposte più ambiziose dell’anno: musica costruita su strumenti che hanno secoli di storia (registrata in parte nelle chiese, con organi a canne e campane), in cerca di una forma che non appartiene a nessun genere riconoscibile. Il contesto di Sesto è la loro cassa di risonanza ideale. Dopo di loro, i WU LYF, band di Manchester che torna dopo oltre un decennio di silenzio e un secondo album, A Wave That Will Never Break, prodotto da Sonic Boom e distribuito attraverso un abbonamento diretto alla loro comunità. Un gesto anacronistico nell’era dell’ubiquità digitale: Sesto è la loro unica data estiva italiana.
Venerdì 3 luglio sarà la volta di Altın Gün, quintetto turco-olandese di Amsterdam che prende il folk anatolico degli anni Sessanta e Settanta e lo passa attraverso psichedelia, funk, wah-wah, synth. Il nuovo album Garip è un tributo a Neşet Ertaş, grande cantore popolare, reinterpretato con archi, sassofono e incursioni che spaziano tra suggestioni arabesque e colori Bollywood.

Sabato 4 luglio: Apparat. Sascha Ring è uno dei grandi costruttori dell’elettronica europea: con il progetto Moderat ha ridefinito il confine tra club e sala da concerto; da solista ha esplorato un territorio più intimo e orchestrale. A Hum Of Maybe, uscito a febbraio su Mute, nasce da un blocco creativo che Ring ha affrontato producendo un’idea musicale al giorno per sei mesi, senza giudizio. Il titolo dice tutto: “maybe” come spazio fertile, come fatto contemplativo prima dell’atto creativo. Ad aprire i JoyCut, gruppo di Bologna tra i più coerenti della scena elettronica italiana.
Il festival chiude domenica 5 luglio con I Cani. Niccolò Contessa aveva costruito la propria reputazione nei primi anni Dieci come voce di una generazione – synth-pop, testi che parlavano di borghesia urbana, disincanto, relazioni fragili con un’ironia che era diagnosi. Poi nove anni di silenzio. Nel 2025 è tornato con Post mortem. Tour autunnale tutto sold out. La data di Sesto apre il tour estivo.
Con una lineup che fonde ricerca e conferme e la sua costruzione entro un sistema culturale solido e a più voci, Sexto ‘Nplugged è l’evento che porta Pordenone verso il 2027, anno di una consacrazione che sembra attribuire al Nord Est un ruolo di traino culturale che affonda in antiche stratificazioni e torna a raccontarsi al Paese. Portandolo oltre i confini culturali asfittici in cui sempre più spesso è costretto.