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Udine si conferma porta sul cinema d'Oriente
di Giorgio Placereani

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Dal 24 aprile al 2 maggio, l’edizione 2026 del Far East Film Festival porta in sala 76 film, 8 prime mondiali e Fan Bingbing con Yakusho Koji Gelsi d’Oro alla carriera.

Ogni anno la primavera porta a Udine il felice appuntamento del Far East Film Festival (la ventottesima edizione va dal 24 aprile al 2 maggio). Ospiti da tutt’Italia, Europa e Oriente si uniscono ai cittadini per una grande festa asiatica, che avrà il suo cuore nelle proiezioni al Teatro Nuovo Giovanni da Udine e al Visionario, ma riempie la città di iniziative culturali, musicali, gastronomiche e così via. Possiamo anticipare alcuni titoli. In primo luogo, il Festival presenta in anteprima un magnifico film del Giappone che poi sarà distribuito in Italia dalla Tucker Film: Kokuho di Lee Sang-il, regista giapponese di origine coreana (Hula Girls) al quale sarà anche dedicato un omaggio. Storia di due giovani attori kabuki che si svolge fluendo lungamente nell’arco di cinquant’anni, non è tanto un film sul kabuki (però ne impariamo moltissimo) quanto da un lato una storia del Giappone attraverso la loro vita, dall’altro una riflessione sull’attore e la sua tensione per annullarsi nello spettacolo. Visualmente elegantissimo, è un film affascinante. Un caposaldo del cinema coreano, popolare anche da noi (basti pensare al successo delle serie), è il film storico sui drammi e gli intrighi dell’epoca Joseon. The King’s Warden di Jang Hang-jun narra la vicenda, storicamente autentica, di un giovane re detronizzato, declassato a Lord, esiliato e, anni dopo, condannato a morte. Storia e invenzione si intrecciano nel film quando il giovane aristocratico, mandato in un povero villaggio, arriva a instaurare un rapporto di solidarietà amichevole col capo dei contadini. Sempre dalla Corea, The World of Love di Yoon Ga-eun conclude una trilogia della quale il FEFF aveva mostrato il bellissimo The World of Us. In un liceo un allievo lancia una petizione contro il ritorno nel quartiere di uno stupratore che ha scontato la pena; la protagonista rifiuta di firmarla perché non è d’accordo su una singola frase, cioè che la vita di una bambina violentata resti rovinata per sempre. Litigando, grida di avere subito una violenza analoga anche lei – poi nega. Questo manda a pezzi il suo rapporto con compagne e compagni; ma c’è molto di più di quel che sembra.

Intimista e commovente nella sua quieta intensità, The Old Man and His Car di Michael Kam viene da Singapore. Un vecchio solitario ed esacerbato possiede solo una Mercedes color champagne; quando cerca di venderla, si instaura un’improbabile amicizia con un’anziana trans (per bocca sua c’è una bella rievocazione dei vecchi tempi di Bugis Street, ben nota agli appassionati del cinema singaporiano) che vorrebbe comprarla. L’ondata dei ricordi del vecchio signore si concretizza in frammenti di filmati familiari, con i figli da bambini e la moglie morta, che rappresentano tanto la memoria quanto il dolore e la delusione. Un film atteso è 5 Centimeters per Second, versione real life diretta da Okuyama Yoshiyuki dell’anime di Makoyo Shinkai. La storia del (quasi) amore fra Takaki e Akari si svolge in tre tempi – infanzia, adolescenza e maturità – che qui appaiono in larga parte intrecciati. Comune alle tre storie/età è un appuntamento che viene mancato: vuoi materialmente, vuoi spiritualmente, come nell’episodio adolescenziale. Ovviamente non mancherà il cinema di sparatorie e arti marziali. The Shadow’s Edge di Larry Yang, della Cina continentale, raggiunge quello che è l’obiettivo di molto cinema action-thriller cinese: riprendere la grande lezione di Hong Kong. È un libero remake dell’hongkonghese Eye in the Sky (2005). Concetto: la tecnologia sarà bella, ma se i gangster la fanno in barba alla polizia grazie a un abilissimo hacker che interviene sulle videocamere di sorveglianza, tocca richiamare dalla pensione un piedipiatti vecchio stile. Ecco così entrare in scena Jackie Chan, mentre Tony Leung Ka-fai (che c’era anche nel film del 2005) è il co-protagonista. Non solo i due attori veterani hongkonghesi portano ai loro personaggi una vera profondità, ma alla loro non verde età sanno ancora combattere.

C’è un’amicizia, prima di tutto. E poi c’è un film che ha commosso il mondo. Wim Wenders sarà a Udine il 25 aprile per consegnare di persona il Gelso d’Oro alla Carriera al suo amico e protagonista Yakusho Koji, sul palco del Teatro Nuovo. Una presenza che non è solo un gesto di stima, ma un atto d’amore cinematografico tra due artisti che, nell’estate del 2022, hanno dato vita a qualcosa di straordinario. Perfect Days — girato in soli 16 giorni a Tokyo, nel quartiere di Shibuya — racconta la storia silenziosa e luminosa di Hirayama, addetto alla pulizia dei bagni pubblici, fotografo dilettante della luce che filtra tra gli alberi, uomo che ha scelto la semplicità come forma di libertà. Wenders ha diretto il film e lo ha scritto con lo sceneggiatore Takuma Takasaki, affidandosi completamente al talento del suo attore: un set senza stress, girato nella realtà viva della città — sirene, pioggia, rumore — senza mai interrompere l’azione. «Non aspetteremo il suono. Anche se c’è rumore, continueremo a girare», disse Wenders il primo giorno di riprese. E come aveva detto, andarono avanti. Il risultato ha conquistato Cannes 2023, dove Yakusho ha ricevuto il Premio come Miglior Attore, e poi il mondo intero.

Il Far East Film Festival darà il benvenuto a Wenders sul palco del Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” la sera del 25 aprile per la cerimonia di consegna del Gelso d’Oro alla Carriera a Yakusho Koji. A seguire, la proiezione di Perfect Days sul grande schermo del Teatro Nuovo: il film di Wenders torna così a Udine portando con sé il suo regista, il suo protagonista e tutto ciò che ha reso quella collaborazione indimenticabile. La serata si inserisce nel più ampio tributo che il FEFF 28 dedica a Yakusho Koji in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma / The Japan Foundation e ANA (All Nippon Airways): una monografia di 8 titoli — Blood of Wolves, The Woodsman and the Rain, L’anguilla, Perfect Days, Tampopo, Under the Open Sky, 13 Assassins e Cure — presentati 7 a Udine e 5 a Roma per dipingere il ritratto del «Tom Hanks nipponico». Il tributo proseguirà poi a Roma presso l’Istituto con la sezione Yakusho Koji: Perfect Roles, che prevede il 28 aprile un dialogo pubblico tra Yakusho e lo scrittore e traduttore Giorgio Amitrano.

Immagine in evidenza: © Andy Rementer – Margherita Urbani

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