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Mapping our world

L’Arabia Saudita esplora le geografie del mondo
di Adele Spinelli

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Il Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita presenta all’Abbazia di San Gregorio A Necessary Fiction: Maps, Art, and Models of Our World, una mostra che attraversa mappe, manoscritti e opere contemporanee per interrogare il modo in cui rappresentiamo e interpretiamo il mondo.

È possibile rappresentare il mondo senza interpretarlo? È attorno a questa domanda che si sviluppa A Necessary Fiction: Maps, Art, and Models of Our World, la mostra promossa dal Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita e ospitata all’Abbazia di San Gregorio in occasione della 61. Biennale Arte. Curata da Sara Almutlaq e Aurora Fonda, l’esposizione riunisce in cinque sezioni mappe, globi, manoscritti e opere contemporanee per interrogare uno degli strumenti che più hanno contribuito a definire il nostro rapporto con la realtà: la cartografia.
Superato il cortile, dove svettano le rotte astrali di Nasser Al Salem, il viaggio prende avvio da un tempo in cui orientarsi significava leggere il paesaggio, seguire le stelle e affidarsi al corpo. Ma è con la nascita delle prime mappe che quel sapere si trasforma in racconto.

Eva & Franco Mattes, My Little Big Data, 2019 Video (24 min), custom carpet Dimensions variable Courtesy of the Artists Photo credits: Delfino Sisto Legnani and Melania Dalle Grave / DSL Studio

Lo rivela il dialogo tra il Celestial Globe di Gerardus Mercator e i manoscritti cosmografici di Al-Qazwīnī, dove osservazione astronomica, mitologia e tradizione concorrono alla costruzione della stessa immagine della Terra. Attraverso un’accurata selezione di manoscritti e carte storiche arabe proveniente da importanti istituzioni internazionali, la riflessione si sposta dal mito al potere, mostrando come individuare un centro, una periferia e dei confini significhi, prima di tutto, costruire un’idea di sé e dell’altro.
Passando per le opere di Shilpa Gupta, Tod Wodicka e Ibrahim Mahama e molti altri, si approda infine al contemporaneo. Qui, My Little Big Data di Eva & Franco Mattes porta alle estreme conseguenze la logica dell’algoritmo, restituendo il paradosso dell’ipercartografia: un mondo sempre più misurabile, ma non necessariamente più comprensibile. Come contrappunto, Giorgio Andreotta Calò invita a riappropriarsi dello spazio attraverso le sue walking pieces, mentre le parole di Yoko Ono riecheggiano nel cortile, esortandoci alla creazione di geografie personali.
Più che una storia delle mappe, A Necessary Fiction ricostruisce così la genealogia degli sguardi che le hanno generate, ricordando come ogni rappresentazione del mondo sia, inevitabilmente, anche una rappresentazione di noi stessi.

Immagine in evidenza: Sarah Abu Abdallah, Following the Lines (2022)

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