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Al Teatro Goldoni, in occasione del vernissage di Biennale Arte 2026, debutta Minor Music at the End of the World, progetto performativo di Saidiya Hartman che intreccia teatro, cinema e installazione.
«Il cuore di Minor Music è un potente spirito di creazione collettiva, che riunisce una costellazione di artisti celebri e combina letteratu ra, cinema, installazioni artistiche, movimento e suono in un’esperienza scenica unica». Così Beatrix Ruf, direttrice della Hartwig Art Foundation, commissaria del progetto, descrive l’evento performativo in scena in maniera esclusiva al Teatro Goldoni solo nei giorni della vernice di Biennale Arte 2026, il 5 e 6 maggio alle 20.30 e il 7 alle 16 seguito dal talk di presentazione.
Minor Music at the End of the World della scrittrice e studiosa Saidiya Hart man è l’adattamento teatrale, strutturato in tre movimenti, basato sul celebre saggio The End of White Supremacy, An American Romance, che trae ispirazione da The Comet di W.E.B. Du Bois, un racconto speculativo scritto all’indomani della pandemia globale del 1918 che immagina la fine del mondo, e da un nuovo lavoro, Dead River, un testo performativo concepito come una cerimonia di vita all’indomani di una catastrofe.

Lo spettacolo teatrale esplora la possibilità di una vita nera alla fine del mondo e all’indomani del capitalismo razziale e della supremazia bianca. Su questo sfondo complesso e stratificato, Minor Music trasmette una serie di catastrofi che convergono in questo punto di svolta critico: tra le altre, l’arrivo degli africani a New York City, la prima asta di schiavi nella parte bassa di Manhattan, la precarietà della vita dei neri, le pandemie globali e le catastrofi ambientali che rendono la vita apparentemente invivibile. In questo modo, solleva una serie di domande penetranti sull’esistenza dei neri alla fine del mondo e sulle nuove formazioni sociali che ne derivano.
Diretto da Sarah Benson, Minor Music at the End of the World presenta un film di Arthur Jafa, le performance principali dell’attore André Holland e dell’attore/artista del movimento sonoro Okwui Okpokwasili, gli interventi artistici degli artisti Precious Okoyomon, il cui potente contributo scenografico fornisce il paesaggio inquietante per il secondo movimento, e Cameron Rowland, sotto la produzione esecutiva della professoressa Tina Campt e Beatrix Ruf (direttrice della Hartwig Art Foundation e del futuro Hartwig Museum). Insieme ad Hartman, questo ensemble di artisti trasforma i suoi saggi originali in una performance site-specific in tre movimenti.

Movimento I: La fine della supremazia bianca, con Andre Holland; Movimento II: Dead River, con Okwui Okpokwasili, Bria Bacon, Audrey Hailes e AJ Wilmore; Movimento III: Il mondo è morto, film di Arthur Jafa. «È importante precisare che Minor Music non è un’opera teatrale. È un discorso recitato. Ciò è in linea con la tradizione intellettuale della diaspora africana, in cui la poesia trova spazio nella scrittu ra critica. È vivo, come il Quaderno di un ritorno al paese natale [1939] di Aimé Césaire. Sto seguendo le orme di molti altri artisti che cercano di creare pensiero in più ambiti. Non sto abbando nando la mia disciplina per dedicarmi a un’altra. Come possiamo creare pensiero in più luoghi, come il palcoscenico, la performance, il film di Arthur, le bellissime foreste pietrificate di Precious, il movimento di Okwui?» (Saidiya Hartman).