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Elisabetta Maschio dirige l’Orchestra della Fenice in musiche di Mozart, Wagner e Beetohven.
Due concerti fuori sede dell’Orchestra del Teatro La Fenice offrono l’occasione per ricordare Giuseppe Sinopoli. Il primo appuntamento è fissato il 4 settembre al Teatro Comunale “Mario del Monaco” di Treviso; il secondo, il 4 ottobre al Teatro Toniolo di Mestre, è promosso dagli Amici della Musica di Mestre ed è dedicato alla memoria del direttore e compositore veneziano a venticinque anni dalla scomparsa e nell’anno in cui avrebbe compiuto ottant’anni. A dirigere l’orchestra in entrambi gli appuntamenti sarà Elisabetta Maschio, al debutto sul podio dell’orchestra veneziana, musicista dalla lunga esperienza nel repertorio operistico e sinfonico. Diplomata in pianoforte al Conservatorio di Milano, allieva e quindi assistente di Gustav Kuhn, Maschio ha debuttato come direttrice d’orchestra nel 1991 alla Staatsoper di Budapest, dirigendo successivamente in teatri e istituzioni musicali italiane e internazionali. È stata direttore artistico del Teatro Politeama Greco di Lecce e dell’Ente Concerti «Marialisa De Carolis» di Sassari, oltre che della Istituzione Concertistica Orchestrale di Lecce. Attualmente insegna Esercitazioni orchestrali al Conservatorio di Rovigo e dirige il festival Gioie Musicali di Asolo. Soprattutto, è presidente del Sistema Nazionale delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili in Italia. È proprio quest’ultimo incarico a rendere significativo il concerto dedicato a Sinopoli.
Il direttore veneziano fu infatti tra i primi grandi musicisti italiani a interessarsi direttamente all’esperienza di El Sistema, il progetto di educazione musicale fondato in Venezuela da José Antonio Abreu nel 1975. Nel 2000 Sinopoli si recò in Venezuela per conoscere da vicino quelle orchestre giovanili, intuendo nella musica d’insieme non soltanto uno strumento didattico, ma una possibilità concreta di inclusione e crescita sociale. Prima ancora dell’esperienza di Claudio Abbado, il suo interesse contribuì a portare l’attenzione internazionale sul progetto di Abreu. Dall’eredità di quelle esperienze è nato anche in Italia il Sistema delle orchestre e dei cori giovanili e infantili, una rete oggi articolata in 31 nuclei distribuiti sul territorio nazionale. Il principio è semplice e ambizioso: permettere ai giovani di accedere gratuitamente alla pratica orchestrale, senza selezioni basate sul talento o sul livello tecnico, facendo della musica d’insieme uno strumento di formazione e di partecipazione. Un progetto che, per la sua stessa natura, continua a interrogare il ruolo pubblico della musica e delle istituzioni musicali. Il concerto del 4 ottobre propone l’Ouverture del Don Giovanni di Mozart, l’Idillio di Sigfrido di Wagner – scelto anche in omaggio alla ben nota passione wagneriana di Sinopoli – e la Sinfonia n. 8 di Beethoven. A Treviso, invece, il programma del 4 settembre sostituirà Wagner con la Sinfonia n. 35 «Haffner» di Mozart. I due appuntamenti hanno anche un risvolto che non passa del tutto inosservato. Dopo le vicende che hanno accompagnato la controversa nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro La Fenice (poi annullata), la scelta di una direttrice d’orchestra da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi può essere letto come un modo per ribadire, almeno sul piano dei fatti, che il podio non è territorio riservato agli uomini. Maschio, tuttavia, salirà sul podio della Fenice fuori dalla Fenice: il teatro veneziano è infatti chiuso fino a novembre per lavori al palcoscenico. Una coincidenza dettata dal calendario dei lavori, ma che rende il debutto singolarmente sospeso tra apertura e prudenza. Più che sulla presenza femminile in sé, il significato di questi due concerti sta allora nella scelta di affidare l’orchestra a una musicista con un percorso autonomo e, soprattutto, con un impegno che tocca uno dei temi più cari alla memoria di Sinopoli: l’idea che un’orchestra non sia soltanto un organismo musicale, ma anche una forma di comunità. È forse questo il modo meno celebrativo e più concreto per ricordare, a venticinque anni dalla sua morte, il grande direttore veneziano.