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In Tempo, Kalle Nio e Fernando Melo trasformano il tempo in materia scenica, tra illusionismo, danza e arti visive. Lo spettacolo arriva in prima italiana alla Biennale Danza il 24 e 25 luglio al Teatro Piccolo Arsenale.
Tempo è una parola che Kalle Nio ha scelto apposta in italiano, e gioca sul doppio significato: è il tempo che passa, ma è anche il tempo musicale, il ritmo. Lui stesso lo spiega così: il cuore dà ritmo alla vita, ma allo stesso tempo ne scandisce il conto alla rovescia, come un cronometro. Nio – mago, artista visivo, regista finlandese nato nel 1982, fondatore del gruppo WHS che ha portato i suoi lavori in oltre duecento teatri in più di quaranta Paesi – costruisce lo spettacolo a partire dalla magia teatrale del diciannovesimo secolo, riutilizzandone gli espedienti come strumenti per indagare il corpo umano e le relazioni che lo legano agli altri. La coreografia è firmata da Fernando Melo, brasiliano di nascita e di carriera europea, che ha lavorato con compagnie come GöteborgsOperans Danskompani e Aterballetto.

Insieme, Nio e Melo mettono in scena il tempo come materia plastica: lo accelerano, lo rallentano, lo fanno girare all’indietro, fino a farlo sparire del tutto. La musica di Samuli Kosminen fonde composizioni per metronomi a un testo di Harry Salmenniemi sull’elasticità del tempo, ed è la seconda collaborazione tra i tre, dopo Nopeussokeus, andato in scena al Kiasma di Helsinki nel 2010 e poi in dodici teatri di sette Paesi. Al centro dello spettacolo c’è un episodio minuscolo, quasi banale, che si dilata fino a occupare l’intera scena e a rivelare quanto sia fragile l’equilibrio su cui si tiene una vita. Non ci sono effetti speciali, nel senso cinematografico del termine: sono illusioni costruite a vista, corpo e luce, che funzionano perché lo spettatore sa che sta guardando un trucco e ugualmente si lascia sorprendere. Dopo aver debuttato al Festival di Helsinki nell’agosto 2025, Tempo arriva in prima italiana alla Biennale Danza dopo aver già attraversato Cina, Polonia e Slovenia, e proseguirà nel 2026 verso almeno altri dieci Paesi. Un linguaggio già rodato che incontra a Venezia il tema dell’edizione: il tempo che McGregor dichiara “non esistere”.