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Alla sua seconda edizione come curatrice, Caterina Barbieri assegna il Leone d’Oro a Keiji Haino, poeta del rumore, per il suo contributo pionieristico ai linguaggi dell’improvvisazione e della sperimentazione contemporanea, mentre il Leone d’Argento va alla compositrice e organista canadese Sarah Davachi, una delle voci più interessanti e coerenti della scena musicale contemporanea.
La decisione è stata presa dal Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Caterina Barbieri, Direttrice Artistica del Settore Musica. La cerimonia di consegna del Leone d’Oro e del Leone d’Argento avrà luogo nel corso del 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea (10 > 24 ottobre).

La sua opera, deliberatamente svincolata da appartenenze stilistiche, attraversa ambiti eterogenei – dal noise al free jazz e al blues, dal rock alla sperimentazione elettroacustica, dal folk alla drone music – creando un genere nuovo e inimitabile, che ridefinisce i confini tra musica colta e pratiche underground. Nella poetica musicale di Keiji Haino, la performance estemporanea assume un valore imprescindibile e il suono si trasforma in esperienza corporea, primordiale e catartica. Questa indagine sonora investe una grande varietà di strumentazioni e tecniche, sia compositive che performative, spesso imprevedibili e idiosincratiche. La chitarra, la voce e le percussioni si affiancano spesso all’uso di elettronica, sintetizzatori e tecniche di campionamento ma anche la ghironda e altri strumenti della tradizione popolare appaiono spesso nelle sue esibizioni. La natura irripetibile delle sue performance, che vive dell’interazione sempre diversa tra suono, corpo e spazio, eleva la musica a un atto incarnato di libertà e presenza assolute. In questo orizzonte, l’opera di Keiji Haino invita l’ascoltatore a rinnovare la propria capacità di stupore di fronte alla forza rivelatrice e rivoluzionaria del suono” (dalla motivazione). Keiji Haino sarà alla prossima Biennale Musica (10 > 24 ottobre) con una delle sue speciali esibizioni dal vivo presentata in prima mondiale a Venezia, e con la presentazione del documentario sulla sua carriera diretto da Kazuhiro Shirao, per la prima volta proiettato al di fuori del Giappone.

Sarah Davachi ha costruito nel corso di oltre un decennio e mezzo un corpus di opere che esplora con attenzione e rigore le intime articolazioni del timbro e del tempo, ridefinendo l’esperienza dell’ascolto attraverso una pratica che unisce ricerca storica, fenomenologia della percezione e sperimentazione elettroacustica. Le sue composizioni, spesso fondate su durate estese e sistemi di accordatura naturale, rendono percepibili le minime variazioni di tessitura, intonazione e complessità armonica, portando in primo piano fenomeni psicoacustici e processi di graduale trasformazione timbrica. L’opera di Davachi si colloca in un territorio in cui convergono le strutture del minimalismo, le concezioni intervallari e affettive della musica antica, e le pratiche sperimentali di produzione in studio, spesso incentrate sull’uso di strumentazione elettronica analogica e dell’organo a canne. I suoi lavori attraversano formati solistici, cameristici e acusmatici, integrando strumenti acustici ed elettronici in un dialogo che non è mai decorativo ma profondamente strutturale (dalla motivazione). In occasione della Biennale Musica 2026, Sarah Davachi presenterà la prima mondiale di un nuovo lavoro per ensemble acustico.