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Il 6 luglio il rocker arriva per la prima volta in Piazza San Marco per un concerto-evento: eterno Peter Pan che non si è mai arreso e che vive la sua vita come una costante rivoluzione, per cantare il mondo senza filtri insieme alla sua Be-Band e al suo quartetto d’archi, lo storico Quartetto Flegreo.
Mi ero ripromesso di non ricorrere alla formula, stra-abusata, secondo cui i grandi musicisti sono quelli capaci di restare sempre attuali con i propri lavori, di firmare canzoni che a distanza di anni mantengono intatto il proprio messaggio, di portarsi dietro uno zoccolo duro di pubblico disposto a seguirne la carriera in tutto e per tutto. Ma leggere il testo di Sono solo canzonette, canzone datata 1980, beh, ha gioiosamente mandato all’aria tutti i piani. Sì, perché a tutto c’è un limite. Ed Edoardo Bennato di questo limite se ne infischia bellamente, avendone fatto manifesto programmatico mai minimamente disatteso, nonostante le tentazioni che di sicuro avranno bussato alla sua porta sottoforma di tormentoni radiofonici o magari rischiosissimi featuring a cui la scena musicale a volte pare davvero non poter rinunciare. Poco importa se in quattro minuti scarsi di “canzone” si demolisce una carriera pluridecennale. Il 6 luglio in Piazza San Marco Edoardo Bennato ci arriva da precursore del rock come pochi altri ce ne sono stati nel panorama musicale italiano, pur muovendosi sempre in direzione “ostinata e contraria” per prendere in prestito un’espressione di chi fu a sua volta precursore, non solo musicale.
Blues, folk, punk o ska, per un polistrumentista come Bennato essere fedeli ad un solo genere sarebbe stato frustrante, soprattutto per chi come lui fin dalla tenerissima età in quella Bagnoli del dopoguerra entrava in contatto con la musica, assorbendola dai militari americani di stanza in Campania, portatori di un melting pot sociale e, di riflesso, sonoro che dei generi, come lui, se ne infischiava bellamente. Paul Anka, Chuck Berry e ovviamente “Il Re” Elvis Presley sono i volti che da subito fanno breccia nella mente del nostro: «Mi ricordo che anni fa/Di sfuggita dentro un bar/Ho sentito un juke-box che suonava/E nei sogni di bambino/La chitarra era una spada/E chi non ci credeva era un pirata/E la voglia di cantare/E la voglia di volare/Forse mi è venuta proprio allora/Forse è stata una pazzia/Però è l’unica maniera/Di dire sempre quello che mi va». Già, “quella” canzone del 1980 ritorna, o meglio non se n’è mai andata dalla testa di Edoardo Bennato, che anzi l’ha portata bene in alto lungo una carriera iniziata negli anni ‘60 e che in Burattino senza fili del ‘77 vede un capitolo fondamentale, dedicato a tematiche come il conflitto tra la sincerità dei piccoli e l’ipocrisia dei grandi (in Quando sarai grande); l’arroganza dei potenti e dei privilegiati (in In prigione, in prigione); la strumentalizzazione ipocrita della femminilità (in La fata); lo stato di isolamento in cui si trova chi cerca di dire qualcosa di semplice e sensato, senza secondi fini né interessi personali (in Tu grillo parlante). Sì, avete letto bene: 1977. In Piazza San Marco questo artista iconico, anticonformista e ribelle, pirata del rock propone al pubblico canzoni che hanno saputo fondere influenze anglosassoni e tradizione mediterranea, memorabili versi poetici a una verve ironica e graffiante. In un evento realizzato in collaborazione con Vela spa, parte della XIII edizione del Festival della Bellezza. Attenzione, però, che non crediate di trovarvi di fronte ad un artista desideroso di imbastire lezioni di vita o portatore di formule magiche su come affrontare un’epoca come la nostra, sfuggita a tutte le possibilità di previsione e descrizione. È ancora il capolavoro datato 1980 a mettere subito in chiaro le cose: «Io di risposte non ne ho/Io faccio solo rock’n’roll/Se ti conviene, bene/Io più di tanto non posso fare».