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Willem Dafoe, direttore della Biennale Teatro, ha annunciato i Leoni del 2026: il Leone d’Oro alla carriera va a Emma Dante, tra le figure più influenti del teatro italiano contemporaneo, mentre il Leone d’Argento è stato assegnato a Mario Banushi, regista greco-albanese classe 1998, già protagonista della scena europea e internazionale.
La cerimonia di premiazione si svolgerà durante il 54. Festival Internazionale del Teatro, in programma a Venezia dal 7 al 21 giugno, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian. Una scelta che mette in dialogo due percorsi artistici lontani per generazione e geografia, ma accomunati da una forte tensione poetica e da un’idea di teatro come esperienza emotiva e politica.
«Un’artista che ha saputo portare la Sicilia alla ribalta», scrive Willem Dafoe nella Motivazione del Leone d’Oro alla carriera. A partire da Palermo, Emma Dante ha costruito nel tempo un linguaggio scenico autonomo, riconoscibile, profondamente radicato nella tradizione culturale e letteraria italiana, da Pirandello a Scaldati, ma capace di reinventarla attraverso una ricerca linguistica e formale radicale.
Diplomata all’Accademia Silvio d’Amico, dopo una prima fase come interprete, nel 1999 fonda la compagnia Sud Costa Occidentale. Il suo teatro affronta temi complessi e spesso dolorosi – la famiglia, la morte, la violenza, l’amore, il sogno – restituendoli con una scrittura scenica essenziale, attraversata da ironia ed empatia, attenta alle marginalità umane e sociali. Alla Biennale Teatro è presente già nel 2004 con La scimia, tratto da Tommaso Landolfi.
Nel corso degli anni Emma Dante ha lavorato nei principali teatri e festival internazionali, dal Piccolo Teatro alla Comédie-Française, dal Festival di Avignone al Teatro alla Scala, affiancando alla regia teatrale l’opera lirica, il cinema e la scrittura narrativa. Al Festival 2026 presenterà in prima assoluta I fantasmi di Basile, tornando all’universo immaginifico dello scrittore napoletano Giambattista Basile, dopo la trilogia composta da La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella.
Il Leone d’Argento 2026 va a Mario Banushi, autore e regista che ha saputo imporsi rapidamente sulla scena internazionale grazie a un teatro fatto di silenzi, immagini e azioni minime, in cui la dimensione autobiografica si apre a una risonanza universale. «Un linguaggio poetico ed ellittico», lo definisce Dafoe, capace di attraversare il lutto, la memoria e le tradizioni familiari senza mai cedere alla narrazione esplicativa.
Nato nel 1998 in Grecia e cresciuto in Albania fino all’infanzia, Banushi si forma al Conservatorio di Atene. Debutta alla regia con Ragada, creato in un appartamento privato durante la pandemia, per poi essere invitato a collaborare con il Teatro Nazionale di Grecia. Da qui nasce Goodbye, Lindita, spettacolo che resta in scena per tre anni e intraprende una lunga tournée internazionale, seguito da Taverna Miresia, terzo capitolo di una trilogia accolta nei maggiori festival europei.
Al 54. Festival Internazionale del Teatro Banushi presenterà per la prima volta l’intera trilogia riunita sotto il titolo Romance Familiare. Un progetto che conferma una poetica in cui l’intimismo si intreccia a una lettura politica del presente, radicata nella cultura balcanica ma capace di parlare a un pubblico globale.
Con l’assegnazione dei Leoni 2026, la seconda Biennale Teatro firmata Dafoue mette a confronto una maestra riconosciuta della scena italiana e una delle voci più incisive della nuova generazione europea, ribadendo il ruolo del teatro come spazio di necessità, visione e resistenza.