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Regent’s Park, istruzioni per l’uso

Torna, da non perdere, Frieze London e Frieze Masters 2026
di Maria Laura Bidorini

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Dal 14 al 18 ottobre le due fiere tornano in contemporanea a Regent’s Park, con 176 gallerie a Frieze London, da 43 paesi, e 142 a Frieze Masters, da 33.

I nomi pesanti ci sono tutti, da Gagosian a Hauser & Wirth, da Pace a Zwirner, da Ropac a White Cube, ma la scelta più interessante sta all’ingresso, dove la fiera ha collocato due personali, Márcia Falcão (Fortes D’Aloia & Gabriel) e Agata Ingarden (Berthold Pott), prima del muro dei grandi marchi. Gesto curatoriale sincero o raffinata strategia di posizionamento? Probabilmente entrambe le cose, e forse la distinzione conta meno di quanto si creda.


Tra gli stand da segnare: sei grandi tele nuove di Albert Oehlen da Gagosian, Dalton Paula da Lisson, ventiquattro opere di Miriam Cahn sul corpo che invecchia e sulla violenza da Jocelyn Wolff, la prima personale europea dell’haitiana Myrlande Constant da Fort Gansevoort. La sezione Focus riunisce 35 gallerie con meno di dodici anni di vita; merita una sosta l’installazione di Anastasia Sosunova da eastcontemporary, galleria milanese, costruita su una catena baltica di bricolage come metafora di sopravvivenza e consumo. La novità è The Code Universe, curata da Carol Yinghua Lu: una ricognizione, dalla fine degli anni Settanta a oggi, su come la cultura popolare viene prodotta, fatta circolare e consumata. Resta da capire se una sezione così ampia riesca a dire qualcosa di preciso sul presente digitale o finisca per diventarne l’ennesimo sintomo.

A Frieze Masters conviene lasciarsi guidare da Queering Modernism, il filo curato da Anke Kempkes che attraversa la fiera seguendo l’esperienza queer dal primo Modernismo agli anni Ottanta: Claude Cahun accanto a Judy Chicago da Alberta Pane, Alice Neel condivisa da Victoria Miro e Zwirner, l’iraniano Bahman Mohassess da Ab-Anbar. Poi le collisioni cronologiche che rendono Masters unica: il Ritratto di gentiluomo di Van Dyck da Colnaghi; il bronzo egizio di Ptah da Rupert Wace, già di Hearst, che avrebbe ispirato a Cedric Gibbons la sagoma della statuetta degli Oscar; la prima personale europea in fiera di Lee Bontecou da Marc Selwyn e le ceramiche di Anish Kapoor del 1994 da Galleria Continua.
Chi arriva in anticipo trova già Frieze Sculpture, gratuita negli English Gardens fino al 1° novembre. E fuori dal parco la città rilancia: Salman Toor alla Courtauld, Robert Ryman al Barbican, l’Arazzo di Bayeux al British Museum.

FRIEZE LONDON / FRIEZE MASTERS
14-18 ottobre 2026
Regent’s Park, London
www.frieze.com

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