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Il latte dei sogni
Un’immagine potente accoglie il visitatore all’ingresso dello spazio lituano al Complesso dell’Ospedaletto: un ceppo d’albero, sradicato, nudo, ferito. È il simbolo tangibile di ciò che spesso scompare silenziosamente dai nostri paesaggi urbani, non solo alberi, ma anche memoria, identità, continuità.
Curato da Gintaras Balčytis e promosso dall’Associazione Nazionale degli Architetti lituani, il progetto affronta il rapporto profondo tra l’architettura e la natura urbana, un tema più che mai attuale in Lituania, dove nuovi piani di sviluppo stanno trasformando rapidamente interi quartieri, abbattendo anche querce secolari, custodi silenziose di storie collettive. L’idea alla base dell’allestimento è quella di un’architettura empatica, capace di ascoltare il paesaggio, di riconoscerne la memoria e rispondere non solo ai bisogni funzionali, ma anche alle ferite del territorio e della società. Perché – come ha sottolineato la Commissaria del Padiglione, Jūratė Tutlytė – in un contesto come quello lituano, in cui anche il più piccolo cambiamento urbano provoca oggi un forte impatto sociale, l’abbattimento degli alberi non è più un semplice intervento tecnico, ma un trauma collettivo che porta i cittadini a reagire e a ribellarsi.
La narrazione si articola in tre sezioni. La prima è dominata dall’installazione del ceppo sradicato, che richiama in modo diretto la cancellazione del passato nei processi di modernizzazione. Segue una raccolta di modelli architettonici, realizzati tra il tardo Novecento e il XXI secolo, ispirati alle aree verdi locali, esempi concreti di una progettazione che cerca di armonizzarsi con il contesto naturale, piuttosto che sovrastarlo. L’architettura sostenibile qui è intesa non solo in termini ambientali, ma anche come gesto culturale, atto di rispetto verso ciò che c’era prima. Il percorso si conclude con un cubo bianco, sulle cui superfici viene proiettata un’installazione audiovisiva che mette in dialogo immagini, suoni e parole, evocando le connessioni tra natura, città e creazione umana. Un’esperienza sospesa, meditativa, che spinge a riconsiderare le forme con cui costruiamo e abitiamo il nostro presente. Il progetto lituano non si limita alla sola esposizione, ma si configura come un laboratorio aperto, che coinvolge professionisti, ricercatori e studenti di diverse università europee.
Il progetto culminerà in un simposio pubblico in programma dal 22 al 28 settembre, pensato come momento di confronto internazionale su architettura, natura e cittadinanza attiva. Archi / Tree / tecture è, in definitiva, un invito a ritrovare un linguaggio più attento, più lento, in grado di restituire senso e responsabilità al fare architettura. Perché solo ripartendo dalle radici si può costruire davvero il futuro.