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Il latte dei sogni
L’Islanda presenta Lavaforming, progetto che immagina la lava come risorsa costruttiva. Tra simulazioni scientifiche e materiali sperimentali, l’installazione propone una visione futura in cui comunità e natura co-creano infrastrutture resilienti.
L’Islanda debutta alla Biennale Architettura con un progetto che propone di trasformare una minaccia naturale in risorsa: plasmare la lava in un materiale da costruzione sostenibile, attivando una riflessione provocatoria sui rapporti tra uomo, natura e architettura. Per descrivere Lavaforming, la curatrice Arnhildur Pálmadóttir, architetto specializzata in sostenibilità e circolarità, parla di proposta concreta e di metafora rivoluzionaria. Mantenendo al centro del progetto l’idea che le comunità possano riappropriarsi delle risorse naturali, il progetto evoca una società futura – nel 2150 – in cui le infrastrutture urbane nascono dalla lava stessa, plasmata in strutture solide attraverso simulazioni scientifiche e dati di flusso reali. L’installazione, di natura multimediale, immerge il visitatore in un percorso che fonde animazione, test materiali e simulazioni scientifiche: dai filmati che proiettano la città possibile fino ai materiali di prova tangibili e una parete di pannelli interattivi ispirati alle interfacce di controllo. Il passaggio tra presente e futuro disorienta, stimolando domande su habitat, innovazione e resilienza.
Il gruppo curatoriale è formato da architetti, designer, scrittori e tecnici, fra cui André Magnusson (narratore futurista), Jack Armitage (tecnico, programmatore e musicista) e lo stesso figlio di Pálmadóttir, esperto di visualizzazione 3D, in una dinamica intergenerazionale che è parte essenziale del progetto. Il team ha inoltre collaborato con Lava Show per effettuare dei test controllati, basati sull’osservazione di come la lava si raffredda e si trasforma in basalto o vetro, esplorando materiali potenzialmente strutturali. Si è anche sperimentata la stampa 3D con polvere di basalto e lava fusa, aprendo la strada a future applicazioni “in tempo reale”. Seguendo le linee di una recente proposta di legge in Islanda (mai adottata), il progetto riflette inoltre l’idea della gestione collettiva del suolo, contrapposta alla privatizzazione. Pálmadóttir solleva così una questione politica profonda relativa alla proprietà delle risorse naturali, sottolineando il carattere non solo di innovazione tecnica, ma anche di visione civica del progetto. L’orizzonte è globale e si pensa già a collaborazioni in zone vulcaniche simili all’Islanda, come le Hawaii e Lanzarote, per testare il modello in contesti diversi. In un mondo afflitto da crisi ambientali e cambiamenti climatici, Lavaforming offre un modello per trasformare una minaccia in opportunità, attraverso design, tecnologia e giustizia comunitaria.